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Lucio Fontana, «Concetto spaziale. Natura», 1959-1960 (1983). Collezione privata.

© Fondazione Lucio Fontana, Milan by SIAE 2025. Foto Roberto Marossi

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Lucio Fontana, «Concetto spaziale. Natura», 1959-1960 (1983). Collezione privata.

© Fondazione Lucio Fontana, Milan by SIAE 2025. Foto Roberto Marossi

Fontana si rispecchia in Pistoletto che si rispecchia in Fontana

Negli spazi di Prada Rong Zhai a Shanghai, 26 opere dei due artisti illustrano gli anni in cui essi intrapresero la ricerca di nuove forme espressive e rigettarono istanze e materiali percepiti come paradigmi del passato

Shanghai, negli spazi di Prada Rong Zhai, residenza storica del 1918 restaurata da Prada e riaperta al pubblico nel 2017, si apre la mostra «Mirroring: Lucio Fontana e Michelangelo Pistoletto», realizzata con il supporto di Fondazione Prada e aperta al pubblico dal 20 marzo al 15 giugno. La curatela di Sook-Kyung Lee, direttrice di The Whitworth, parte dell’Università di Manchester, è stata integrata dalla consulenza scientifica della Fondazione Lucio Fontana e di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Le opere di Lucio Fontana (1899-1968) e Michelangelo Pistoletto (n. 1933) sono messe in dialogo tra loro, sottolineando le differenze di approccio alla materia e alla dimensione concettuale dell’arte, l’esplorazione di spazi performativi alternativi e la presenza del metafisico nelle loro pratiche artistiche.

Le 26 opere esposte, realizzate a partire dalla fine degli anni Quaranta, sottolineano la ricerca di nuove forme espressive e il rifiuto di materiali, metodi e soggetti percepiti come paradigmi del passato. La tridimensionalità dei loro lavori è un altro elemento centrale della mostra, accompagnato da una riflessione sull’aspetto performativo delle loro pratiche.

Fontana concepisce la rappresentazione attraverso la forza di un gesto che imprime le tracce di un’azione fisica. Questo approccio emerge, per esempio, nella serie emblematica delle «Nature» (1959-60), composta da sculture geoidi realizzate in terracotta e fuse in bronzo che richiamano un immaginario cosmico. La stessa dimensione dell’azione si riscontra nella serie dei «Teatrini» (1965), in cui l’artista realizza cornici di legno per costruire una sorta di scenografia teatrale che dà spazio a una «performatività» delle forme.

Per quanto concerne Michelangelo Pistoletto, nella sua prima personale, tenutasi nel 1960 a Torino, si vide la serie degli Autoritratti. La mostra di Shanghai include lavori come «Uomo di schiena» (1961), parte della serie «Il presente», in cui Pistoletto dipinge la propria figura su uno sfondo nero che rende specchiante per mezzo di uno spesso strato di vernice trasparente, e «Figura umana» (1962), parte della serie «Quadri specchianti» in cui l’artista utilizza per la prima volta l’acciaio inox lucidato al posto della tecnica pittorica tradizionale.

Come ricorda lo stesso Pistoletto, «ho conosciuto Lucio Fontana, siamo stati amici, abbiamo coltivato un dialogo sul nostro lavoro e sulla relazione che ha avuto con la storia dell’arte, a cui entrambi abbiamo contribuito in momenti diversi. La prima volta che ho visto il suo lavoro è stato nella mostra “Arte in vetrina” a Torino, nel 1953. […] Dopo l’incontro con Fontana ho cercato una mia identità. L’ho fatto allo specchio, attraverso l’autoritratto. Ma senza uno specchio non può esistere un autoritratto, e presto lo specchio è diventato il protagonista della mia personale e nuova prospettiva».

Michelangelo Pistoletto, «Figura umana», 1962. Michelangelo Pistoletto – Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Biella; Galleria Continua; Foto Ela Bialkowska, Okno Studio

Gaspare Melchiorri, 12 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

Fontana si rispecchia in Pistoletto che si rispecchia in Fontana | Gaspare Melchiorri

Fontana si rispecchia in Pistoletto che si rispecchia in Fontana | Gaspare Melchiorri