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Leggi i suoi articoliNella mostra «Il Tempo del Futurismo», che sono orgoglioso di curare, saranno presentate circa 360 opere d’arte oltre a un centinaio fra libri e manifesti, con un’attenzione alla matrice letteraria del movimento marinettiano che non ha precedenti in questi termini. Inoltre saranno esposti aerei, automobili, motociclette d’epoca e soprattutto strumenti scientifici perché la mostra illustrerà il rapporto tra arte e scienza/tecnologia, con un focus su Guglielmo Marconi (che si collegherà idealmente alla grande rassegna organizzata sempre a Roma al Vittoriano e Palazzo Venezia, per celebrarne i 115 anni dalla nascita) e con una particolare attenzione ai temi della velocità e della simultaneità che renderanno la mostra davvero unica e innovativa. Tutti i maggiori musei italiani che possiedono opere futuriste contribuiranno a questa impresa, resa straordinaria da alcuni prestiti eccezionali provenienti dall’estero. Ringrazio il Comitato scientifico per il prezioso contributo offerto. Nell’ambito di un costruttivo confronto dialettico, si era valutata la possibilità di costruire una mostra «enciclopedica» con circa 650 opere d’arte ma poi, in accordo con il Comitato organizzatore, si è optato per una rassegna multidisciplinare e più coinvolgente per il grande pubblico. [Gabriele Simongini]
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Con il titolo «Le fabbriche del vento», il progetto intreccia paesaggio, identità locale e linguaggi globali. Il palinsesto si aprirà a gennaio 2027 con una rassegna curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini dedicata a Pinot Gallizio, mentre in autunno sarà il turno di Francesco Vezzoli e Arturo Galansino con un omaggio a Roberto Longhi
Ispirato alla visione del padre della macchina da scrivere, il Piano Olivetti per la Cultura interpreta la cultura come un bene comune, da rendere sempre più accessibile attraverso nuovi linguaggi, modalità di fruizione e relazioni con il territorio
Dal 19 settembre «Ogni Cosa Intatta» porta al Parco Archeologico dell’Antica Città di Cosa, ad Ansedonia, le opere di Iva Drekalovic, Maria Ludovica Gugliotta, Marie Anne Hervé e Yuxiang Wang. La mostra, curata da Chiara Serranti e Giulia Tentellini, conclude HYPERESIDENCIES I e mette in dialogo arte contemporanea, archeologia e paesaggio
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