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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliIl 28 ottobre 1925 segna una data fondamentale per la storia dell’arte moderna a Roma: nelle sale di Palazzo Caffarelli, in Campidoglio, nasceva quella che sarebbe diventata la Galleria d’Arte Moderna, destinata a raccogliere e promuovere le principali espressioni artistiche italiane ed europee tra XIX e XX secolo. A cento anni di distanza, Roma Capitale celebra questo anniversario con la mostra «GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925–2025», ospitata nella sede attuale di via Francesco Crispi, ricavata nell’ex convento delle carmelitane scalze a San Giuseppe Capo le Case. La rassegna, visitabile fino all’11 ottobre, rappresenta un’occasione unica per osservare non solo la storia della Galleria ma anche le trasformazioni estetiche, culturali e politiche che hanno influenzato la formazione del patrimonio artistico moderno nella capitale.
La Galleria custodisce oggi oltre 3mila opere tra dipinti, sculture, disegni e grafica ma la mostra centenaria ne seleziona oltre 120, rappresentative dei principali movimenti dal secondo Ottocento fino alla Neoavanguardia e oltre. L’esposizione consente così di percorrere due secoli di storia artistica, offrendo una visione organica e coerente della modernità, dal Realismo e dal naturalismo post-macchiaiolo alle sperimentazioni più radicali del XX secolo. In apertura, si ritrovano opere legate al movimento «In arte libertas» (fine XIX secolo), fondato da Nino Costa e Giulio Aristide Sartorio, che poneva l’accento sulla libertà creativa dell’artista rispetto agli schemi accademici, anticipando le tensioni che avrebbero portato alle avanguardie storiche. Attraverso questi primi esempi, la Galleria iniziava a definire il proprio ruolo di istituzione capace di leggere le trasformazioni artistiche, raccogliendo opere che riflettevano il gusto colto e al tempo stesso innovativo di un’Italia in transizione verso la modernità.
Giacomo Balla e Carlo Carrà, sono tra gli esponenti di una poetica che celebrava il dinamismo, la velocità e la simultaneità della vita moderna. Le loro opere non solo documentano un linguaggio visivo radicale ma testimoniano il dialogo costante tra estetica e contesto sociale, dove l’arte diventa espressione di un’epoca tecnologica e industriale. Contemporaneamente, artisti come Fortunato Depero e Mario Sironi contribuiscono a consolidare un panorama in cui il Futurismo dialoga con il Novecento italiano, movimento promosso da Margherita Sarfatti e dalla rivista Valori Plastici, che propugnava un ritorno all’ordine e alla chiarezza formale, in opposizione all’eccesso di sperimentazione delle avanguardie più radicali.
Negli anni Trenta, la Galleria vive momenti di grande cambiamento anche a livello istituzionale. La riapertura del 1931 con il nome di Galleria Mussolini, sotto la direzione di Antonio Muñoz, coincide con la prima Quadriennale romana al Palazzo delle Esposizioni, evento che sancisce il ruolo centrale della capitale nella promozione dell’arte contemporanea. Del secondo ventennio del Novecento la collezione annovera opere della Secessione romana, che, pur meno nota della coeva Secessione viennese, sviluppa un linguaggio originale, caratterizzato da eleganza decorativa e attenzione al ritratto e al paesaggio, come nelle opere di Antonietta Raphaël Mafai. La collezione accoglie anche esponenti del Realismo magico e della Metafisica, da Antonio Donghi a Giorgio de Chirico, il cui universo enigmatico e simbolico riflette il complesso clima culturale e intellettuale del tempo.
Installation view della mostra «GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025». Ph. Wps
Installation view della mostra «GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025». Ph. Wps
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Galleria si sposta a Palazzo Braschi nel 1952 e successivamente a Palazzo delle Esposizioni tra il 1963 e il 1972, sotto la direzione di Carlo Pietrangeli. A Renato Guttuso, che con il suo impegno politico e civile sintetizza la tensione tra figurazione e denuncia sociale, sono affiancati altri protagonisti dell’Astrazione, dell’Informale e della Neoavanguardia.
Il centenario non celebra soltanto le opere ma anche la storia istituzionale stessa della Galleria, fatta di trasferimenti, riaperture e adattamenti a nuove esigenze espositive. La sede attuale, inaugurata in due momenti fondamentali nel 1995 e nel 2011, testimonia una Galleria capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità, in grado di ospitare eventi, rassegne e acquisizioni che ne consolidano il ruolo di istituzione di riferimento. Attraverso le scelte curatoriale, coordinate da Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti, il visitatore è guidato in un viaggio che intreccia estetica, storia e politica culturale, mostrando come la tutela della modernità artistica sia stata un progetto consapevole e continuo.
«GAM 100» restituisce così al pubblico una lettura stratificata della modernità italiana: le opere diventano strumenti di conoscenza, capaci di rivelare la complessità del contesto sociale, politico e culturale che le ha generate. Dalla Secessione romana al Futurismo, dal Novecento al Realismo magico, dalla Metafisica all’Astrazione, dall’Informale alla Neoavanguardia, ogni opera racconta una storia di innovazione, sperimentazione e riflessione critica. Attraverso questa ricostruzione storica, la Galleria emerge come un organismo vivo, capace di interpretare la modernità e di offrire al visitatore una chiave di lettura per comprendere il presente alla luce di un secolo di arte, memoria e cultura.