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Adrian Paci, «Turn On»

© L’artista

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Adrian Paci, «Turn On»

© L’artista

Gemma De Angelis Testa a Villa Panza: collezioni a confronto

S’inaugura con le opere donate dalla collezionista a Ca’ Pesaro in prestito alla dimora dei coniugi Panza di Biumo il ciclo di mostre che porta nell’edificio settecentesco, donato al Fai, importanti raccolte private

Il sodalizio tra Gemma De Angelis Testa, collezionista e fondatrice dell’associazione Acacia-Amici dell’arte contemporanea italiana, e Gabriella Belli, allora direttrice di tutti i Musei civici di Venezia, si era consolidato nel 2022, quando la collezionista donò 107 lavori della sua magnifica raccolta a Ca’ Pesaro. Si ripropone ora nella Villa e Collezione Panza, di cui Gabriella Belli è responsabile del progetto scientifico: sono loro, infatti, con Marta Spanevello, curatrice dell’istituzione varesina, le curatrici del progetto con cui s’inaugura il ciclo di mostre «Un altro sguardo», che porterà importanti collezioni private nella villa settecentesca donata nel 1996 da Giuseppe e Giovanna Panza di Biumo al Fai-Fondo per l’Ambiente Italiano Ets, insieme alla raccolta d’arte che conteneva. Obbiettivo: accendere dialoghi e confronti tra le loro opere

Andres Serrano, «Klanswoman». © Fabio Mantegna

Apre dunque i giochi «Un altro sguardo. Opere dalla Collezione Gemma Testa», che dall’11 aprile al 12 ottobre presenta 40 lavori da lei acquisiti (molti dalla sua collezione privata, alcuni mai esposti prima; altri scelti tra quelli donati a Ca’ Pesaro, altri selezionati tra i 38 donati da Acacia al Museo del Novecento di Milano), da cui emergono le diverse anime della sua collezione e le linee di ricerca che, nel tempo, l’hanno guidata: in ognuno degli 11 ambienti coinvolti, tanto al piano nobile quanto al piano terra (nell’Ala dei Rustici, nella Scuderia Grande e nel parco: qui c’è un’opera di Peter Fischli & David Weiss) si manifesta infatti un diverso nucleo della sua ricerca. Si inizia dall’ingresso al primo piano, dove vanno in scena le prime opere entrate nella collezione di Gemma Testa, che portano i nomi di Cy Twombly, Robert Rauschenberg (amatissimo anche da Giuseppe e Giovanna Panza di Biumo) e Mario Merz. Si entra poi nell’area minimal e concettuale, con Francesco Lo Savio, Gianni Piacentino e Joseph Kosuth: tutti maestri dalla fama consolidata ai quali presto, con uno scarto repentino che assecondava solo il suo gusto, Gemma Testa prese ad aggiungere opere di artisti come Elizabeth Neel, Andreas Breunig, Cecily Brown, Anselm Reyle, Gregor Schneider e Oscar Murillo, tutti orgogliosamente «pittori». 

Negli spazi successivi si esplorano invece precisi nuclei tematici: c’è la «donna-icona» di Francesco Vezzoli e Vanessa Beecroft e c’è il folto gruppo di artisti che hanno lavorato e lavorano sul tema dell’identità di genere e sugli stereotipi imposti da norme religiose, culturali, sociali, come Shirin Neshat, Andres Serrano, Bill Viola, Marina Abramović, Pipilotti Rist e Monica Bonvicini. Sempre al primo piano, non poteva mancare l’omaggio di Gemma De Angelis al marito Armando Testa, il grande pubblicitario (e artista) di cui sono esposti due geniali manifesti e il dipinto «Senza titolo (Segno)» (1990), accostato a un lavoro dell’artista camerunense Pascale Marthine Tayou. Al piano terra, infine, i lavori sulla natura-madre di Sabrina Mezzaqui, quelli sulla nostalgia della terra d’origine dell’artista albanese-italiano Adrian Paci e quelli sulle persecuzioni, di ogni natura, di Yan Pei-Ming, Ai Weiwei e William Kentridge. In chiusura, l’indagine sull’infinito e sul sublime di Grazia Toderi e Thomas Ruff

Cecily Brown, «Handsome Stranger», 2010. © Robert McKeever

Vanessa Beecroft, «VB 16.070», 1996. Foto: Vanessa Beecroft, Armin Linke

Ada Masoero, 02 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

Gemma De Angelis Testa a Villa Panza: collezioni a confronto | Ada Masoero

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