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Redazione
Leggi i suoi articoliIeri 21 agosto il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha preso parte all’incontro «Radici d’Italia-Un viaggio nel sacro vivente», allo Spazio Caffè de La Versiliana a Marina di Pietrasanta. Intervistato dal direttore de «Il Giornale» Alessandro Sallusti, ha presentato il suo libro Antico presente. Viaggio nel sacro vivente, parlando del retaggio della storia passata e dell’attualità, di fronte a una difficile situazione internazionale, a causa delle guerre.
«L’egemonia culturale di sinistra non c’è più nel Paese: è rimasta una riserva di rendite senza idee, ora è arrivato il momento della destra», ha affermato il ministro, che ha lanciato l’idea di una nuova destra «costituzionale, atlantista e attenta ai conti pubblici».
Dal palco del Caffè della Versiliana, ha spiegato la «missione sociale e la cultura della nuova destra», con «la difesa delle periferie dal disordine e dall’immigrazione incontrollata; i finanziamenti pubblici legati al merito, il concetto di focolare, di famiglia, di nazione».
Giuli ha posto l’accento sul rigore dei conti: «Il governo Meloni ha fatto due leggi di bilancio con le casse a posto, con lo spread che dorme sonni sereni: questo vuol dire essere di destra, non regalare soldi. È il principio fondamentale, essere selettivi e giudicare la qualità e il merito e non la quantità, come faceva la sinistra con il tax credit nel cinema, che è diventato un banchetto di truffatori».
Ma ha anche confessato: «Di soldi ne chiedo sempre tanti a Giorgetti, però li devo spendere bene. Ho incontrato il ministro dell’Economia per parlare della legge di bilancio, lui mi ha fatto gli esami del sangue per capire come voglio spendere i soldi che chiedo. Giorgetti è un Cerbero che guarda i conti pubblici e per fortuna c’è lui. È sulla qualità della spesa che si misura la classe dirigente e oggi la destra ha questo compito».
Guardando allo schieramento opposto, per Giuli la sinistra «si è schiantata malamente perché ha dominato il discorso pubblico dal punto di vista culturale nel nome dei dogmi, di una ideologia che era il sol dell’avvenire, il materialismo dialettico e il marxismo in tutte le sue declinazioni e con gli intellettuali al servizio della causa. Con la morte delle ideologie la sinistra ha perso la sua ragion d’essere».
Invece è convinto del fatto che «la destra ha ritrovato sé stessa ed è diventata pragmatica, in questo Meloni rappresenta qualcosa di nuovo, è più dinamica, ha un quid anglosassone».
E Trump che cosa c’entra con questa destra? Dove si colloca? «Trump è totalmente inclassificabile. il suo pregio è aver rotto totalmente gli schemi della vecchia politica statunitense, la spinta populista ha costretto l’establishment a fare i conti con la realtà, un momento di rottura necessario per ristabilire una dialettica tra destra e sinistra».
Il ministro Alessandro Giuli
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