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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliIl destino di Lee Miller era già scritto dal momento in cui l’editore Condé Nast la salvò da un incidente stradale tra le strade di New York all’inizio del 1927. Aveva solo 20 anni, una vita davanti, ma mai si sarebbe immaginata di entrare nella vasca del Führer a Monaco, diciotto anni dopo.
Con l’esistenza fatta a pezzi dai traumi vissuti durante la guerra, soprattutto nei campi di concentramento tedeschi, Lee Miller tornò nel Regno Unito, fra le braccia del suo amante Roland Penrose, pittore surrealista, che sposò nel 1947 dopo aver divorziato dal marito egiziano Aziz Eloui Bey.
Due anni dopo, i neosposi si trasferirono nella Farley Farm House, East Sussex, in cui Lee, sempre più consumata dai demoni della guerra, si spense lentamente (morì nel 1977, Ndr), mentre i negativi e le macchine fotografiche rimanevano sepolti nel buio della soffitta.
Fu il figlio Antony, circa cinquant’anni fa, a trovarli e, da allora, il lavoro della madre è stato pulito, recuperato e valorizzato al meglio, come ha testimoniato la recente retrospettiva a lei dedicata dalla Tate Britain di Londra.
Oggi la Farleys House & Gallery è in difficoltà e gli eredi hanno deciso di cedere la struttura, i terreni agricoli e gli edifici annessi a un ente benefico di recente costituzione, mentre l’Archivio rimarrà di proprietà dei famigliari. La gestione e l’utilizzo di quest’ultimo saranno affidati invece a un consiglio di amministrazione composto dai Penrose, dall’ex amministratrice delegata del British Film Institute, Amanda Nevill, e dal curatore delle collezioni di pittura moderna della National Gallery di Londra, Patrick Elliott.
«Essere gestiti dalla famiglia è stato uno dei nostri punti di forza, ha dichiarato la nipote di Lee Miller, nonché condirettrice degli Archivi, Ami Bouhassane, a «The Art Newspaper». Ma essendo una società a responsabilità limitata, è sempre stato molto più difficile ottenere finanziamenti esterni. Se vogliamo che Farleys continui anche dopo di noi, deve avere una struttura in grado di proteggerla realmente per le generazioni a venire». Con questo passaggio, la Farleys House & Gallery potrà ambire a diventare formalmente un museo britannico e, nella speranza della famiglia, anche un centro per la fotografia al di fuori di Londra.
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