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Francesca Panzarin
Leggi i suoi articoliLa parità di genere è oggi un tema al centro dell’attenzione dei musei italiani più innovativi, in coerenza con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (Goal 5) e la Strategia Europea e Nazionale per la Parità di Genere. E sulla scia della recente definizione di «museo» di Icom attenta alla dimensione della diversità e della sostenibilità. Negli ultimi anni sono sempre di più i musei, tradizionalmente ad alto tasso di personale femminile, impegnati a elaborare strumenti programmatici, inserendo la lente della diversità e dell’inclusione nella proposta culturale verso i propri pubblici e nell’organizzazione del lavoro interno, nelle risorse umane e nei contenuti di ricerca. Il primo livello del percorso è rappresentato dalle Linee guida per promuovere un linguaggio e una narrazione inclusivi, come quelle adottate dai Musei Reali di Torino, pensate come strumento di riferimento per la redazione di testi scientifici, amministrativi e divulgativi in modo da superare le discriminazioni linguistiche nella relazione con il pubblico.
Si passa poi al Piano per l’uguaglianza di genere (Gender Equality Plan-Gep), un strumento elaborato dalla Commissione europea per garantire pari opportunità nell’ottica di genere, prevenire le discriminazioni all’interno dell’organizzazione, valorizzare le persone e i loro talenti. Il Gep è un documento interno, strategico e programmatico, che definisce politiche, obiettivi e azioni concrete come lo sviluppo di una cultura inclusiva che rimuove gli ostacoli strutturali e definisce policy contro le molestie, il supporto alla genitorialità e al bilanciamento tra vita e lavoro, la promozione di donne in posizioni apicali, l’integrazione della prospettiva di genere nella ricerca e nella divulgazione. La sua adozione è condizione di accesso ai finanziamenti europei Horizon Europe 2021-27. Tra i musei italiani che hanno elaborato il proprio Gep troviamo il Muse-Museo delle Scienze di Trento, il Museo Galileo-Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, il Museo Egizio di Torino e la Fondazione Brescia Musei.
Il livello più articolato del percorso è la Certificazione per la parità di genere, un riconoscimento formale rilasciato da un ente di certificazione accreditato e basato sulla norma tecnica (Uni/PdR 125:2022) che attesta il raggiungimento di un livello di parità di genere oggettivo e misurabile. Tra i musei che hanno l’ottenuta ci sono il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano ed Explora di Roma. Per Gallerie d’Italia la certificazione è avvenuta a livello di Gruppo Intesa Sanpaolo, di cui è la rete museale. Il primo network di musei civici a ottenere la certificazione nello scorso giugno è stata la Fondazione Musei Civici di Venezia (Muve), che riunisce 11 musei e sedi espositive come Palazzo Ducale, Ca’ Pesaro, Museo Correr e la new entry Museo di Torcello. Per il Muve la certificazione rilasciata da Bureau Veritas rappresenta un passo nel più ampio impegno ispirato ai principi dell’Agenda 2030. La valutazione ha riguardato sei aree chiave: cultura e strategia organizzativa, governance, «processi HR» (Risorse Umane), opportunità di crescita e inclusione delle donne, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità, conciliazione vita-lavoro. Tra le azioni riconosciute positivamente in sede di certificazione ci sono l’introduzione di linee guida per una comunicazione inclusiva, l’attivazione di spazi di ascolto dedicati al benessere delle persone, la flessibilità oraria per favorire la conciliazione vita-lavoro e il potenziamento dei presìdi contro molestie e discriminazioni.
Un’attenzione particolare è stata riservata anche alla dimensione educativa, grazie alle proposte di Muve Education, e alle iniziative culturali come «Venezia Città delle Donne», ideata per rafforzare la visibilità e il ruolo delle donne nella società. Il risultato è stato il frutto di un lavoro collettivo che conferma l’orientamento della Fondazione a considerare i propri musei come luoghi dell’incontro e della sostenibilità, dove il rispetto delle persone e delle differenze è un valore fondante e quotidiano che ha inizio, prima di tutto, dalla sua gestione interna.
«Abbiamo fortemente voluto questo processo di certificazione non per avere un attestato da appendere al muro, ma per attuare un cambiamento strutturale e consapevole, racconta Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia. La cultura non è solo ciò che si espone, ma anche ciò che si vive. I musei devono essere, prima di tutto, spazi in cui si praticano comportamenti virtuosi e sostenibili. Questo riconoscimento non è un traguardo, ma un punto di partenza: continueremo a lavorare con impegno per crescere come organizzazione equa, rispettosa e aperta». La Fondazione proseguirà il percorso con una serie di azioni per rafforzare ulteriormente le politiche di inclusione e benessere organizzativo, promuovendo modelli gestionali sempre più orientati alla responsabilità sociale e alla sostenibilità interna. In programma, un palinsesto di incontri dedicati a promuovere internamente la cultura della parità di genere tra il personale del Muve e la progettazione di eventi divulgativi e culturali legati alla parità di genere rivolti al pubblico.
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