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Alessandra Ruffino
Leggi i suoi articoliPiù di un secolo fa, quando era in corso la riscoperta di «primitivi» e periferici, Adolfo Venturi vedeva in Defendente Ferrari (1475 ca-1540) il coronamento della scuola pittorica piemontese del Cinquecento. Figlio di un orafo di Chivasso, poi allievo e collaboratore di Giovan Martino Spanzotti (giunto nella cittadina del Torinese nel 1502), nel primo quarto del secolo Defendente realizzò con una pittura di inconfondibile eleganza pale d’altare e polittici per le Cattedrali di Chivasso e Ivrea, per l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, la Sacra di San Michele, la parrocchiale di Bianzé (il fastoso «Polittico di Bianzè», 1520, troneggia nel salone centrale del Museo Borgogna a Vercelli) e via enumerando.
Luigi Mallé, a lungo conservatore e poi direttore dei Musei Civici di Torino, iscriveva Defendente in una «fucina piemontese» in cui brillavano il giovane Gian Antonio Bazzi (prima del trasferimento in Centro Italia), Gaudenzio e Gerolamo Giovenone. Conoscenza perfetta degli stili, «dimostrata anche dal sapiente avvicendare, nei quadri, alle linee gotiche, quelle del Rinascimento» (M. Marangoni, in «Emporium», n. 264, 1916), e capacità di sintetizzare la tradizione d’oltralpe con gli spunti del Rinascimento italiano sono le qualità distintive di Defendente, alla cui opera Giovanni Romano e i suoi scolari hanno dedicato studi approfonditi.
Di questo maestro del Rinascimento piemontese Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica di Torino ha restaurato il «Polittico con san Gerolamo, santi, Annunciazione e Scene della Passione» (1520 ca), un complesso intervento eseguito nel laboratorio di Leone Algisi a Gorle (Bg), reso possibile grazie al sostegno dell’avvocato Marziano Marzano che lo ha finanziato con 60mila euro inquadrati nell’Art Bonus.
Il polittico, che presenta ancora la cornice originale (a eccezione della parte sommitale), nel 1932 era stato acquistato da Pietro Accorsi protagonista indiscusso del mondo dell’antiquariato torinese, col sostegno di Isaia Levi, Giovanni Battista De Valle e Silvio Simeom, per integrare la Collezione Fontana, donata ai Musei Civici nel 1909, comprendente altre 28 tavole di Defendente. Ignota la provenienza: a inizio Novecento risultava nella collezione del conte Cesare Jacini a Bologna.
Polittico di Defendente Ferrari, pannello centrale con san Gerolamo dopo la stuccatura, Torino, Palazzo Madama
Nella tavola centrale, la figura di san Gerolamo s’impone in contrapposizione all’ordinata geometria delle architetture. Nel pannello laterale sinistro si riconoscono il Battista e l’evangelista Giovanni; nel destro san Giorgio e un santo guerriero recante l’immagine di una città. Se il santo guerriero fosse identificabile con san Secondo, si potrebbe ipotizzare una provenienza del polittico dalla città di Asti. In quest’opera Defendente guarda ancora a Spanzotti, ma i monocromi della predella si collegano alle serie sulla Passione dei grandi incisori nordici del Quattrocento, per «la geometrica sprezzatura dei panneggi», Romano evocava Martin Schongauer.
Le dimensioni dell’opera ne hanno sempre complicato la conservazione: con un taglio arbitrario, la composizione venne ristretta sui lati a scapito delle lesene laterali e del fastigio centrale per adattarne l’alloggiamento in uno spazio diverso da quello a cui era stata destinata in origine. Il recupero di tutte le parti lignee (struttura, cornice, supporti) è stato curato da Leone Algisi insieme a Eleonora Cuter; Carla Grassi e Silvia Covelli si sono occupate di quello delle superfici dipinte. La fase operativa del restauro, durata otto mesi, è stata preceduta da una meticolosa raccolta di dati preliminari che ha confermato lo stato di conservazione compromesso. Prima di poter movimentare il polittico, si è proceduto in sede museale a velinature localizzate, per mettere in sicurezza la materia pittorica.
Nei secoli il polittico ha subito traumi particolarmente violenti. Una caduta databile tra Sette o Ottocento ha provocato la spaccatura netta del pannello centrale in larghezza (non nel senso della vena del legno come accade di norma) e una serie di fratture minori. Anche per questo, hanno spiegato Algisi e Grassi, si è trattato di «un intervento fuori dall’ordinario: le fratture multiple sono state le più complesse da affrontare». In tempi remoti, la frattura netta fu ricomposta con un incollaggio di ottima tenuta; le curvature e le superfici delle tavole presentavano tuttavia rilevanti discontinuità. Dopo aver rimosso un telaio in alluminio posto durante l’ultimo restauro (1992-94) e aver asportato in ogni parte dell’opera tutti i precedenti interventi conservativi, si è proceduto al consolidamento di struttura, cornice e superficie pittorica. Le criticità che si sono presentate sono state svariate: per quanto riguarda il metodo di assemblaggio delle tavole, l’incastro a dente e canale è stato interamente rivisto ed è stato inserito un nuovo sistema di controllo.
«La fase più critica, ha spiegato Carla Grassi, è stata la stabilizzazione della adesione dei vari strati di pellicola pittorica, perché ci siamo trovati di fronte alle conseguenze di un’azione invisibile, ma particolarmente insidiosa, di insetti xilofagi, che avevano scavato gallerie così estese e profonde da arrivare quasi a sfiorare la materia pittorica». «Passare alla pittura, ha aggiunto Algisi, ci faceva un po’ tremare le vene ai polsi». Le lacune sono state colmate con gesso di Bologna e colle animali, a cui è seguita una prima parte di integrazioni ad acquerello, quindi una verniciatura a butil-acetato seguita a sua volta dall’apposizione di ulteriori velature e da verniciatura finale a spray lucido leggermente satinato. L’eccellente risultato è sotto gli occhi di tutti: la smaltata brillantezza dei colori di Defendente ha ritrovato la sua piena bellezza.
Il Polittico di Defendente Ferrari a restauro ultimato, Torino, Palazzo Madama. Foto Alessandro Bergadano
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