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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliScoprire i manoscritti degli autori italiani. L’Accademia Nazionale dei Lincei, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e con il supporto della Fondazione Changes, propone un’interessante mostra intitolata «Come nascono i classici. Gli autografi della letteratura italiana» in programma a Villa Farnesina dal 27 gennaio al 25 aprile. L’esposizione nasce dal progetto «Autografi dei letterati italiani», diretto da Matteo Motolese ed Emilio Russo, che ha portato al rinvenimento e alla catalogazione di oltre 8mila manoscritti dal Medioevo al Rinascimento. La mostra invita il pubblico a scoprire il lato più intimo e processuale dei capolavori della letteratura, lontano dall’idea di opere «immobili e perfette».
In mostra sono visibili numerose testimonianze preziose: dal Decameron di Boccaccio ai manoscritti dell’Orlando furioso di Ariosto, dalle «Operette morali» di Leopardi fino agli appunti di Montale, con il taccuino da tasca su cui annotò, con una biro, «Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale».
L’iniziativa è affiancata da un convegno internazionale presso l’Accademia dei Lincei e la Sapienza, dedicato ai vent’anni di ricerca del progetto e alle prospettive della filologia digitale, che ha visto coinvolti centinaia di esperti in diverse discipline (paleografi, filologi romanzi e italiani, storici della lingua, della letteratura e del libro) e ha portato al rinvenimento e alla descrizione di oltre ottomila manoscritti autografi e postillati d’autore, dal Medioevo al Rinascimento. L’esposizione vuole invitare a superare l’idea dei capolavori letterari come «immobili e perfetti» per scoprire la loro forma iniziale, incerta e provvisoria, come dimostrano i ripensamenti che si trovano nei manoscritti, anche se limitati ad alcuni particolari, come in quelli di Natalia Ginzburg. È anche l’occasione per osservare un modo di creare la letteratura che sembra destinato a scomparire, travolto dall’era digitale.
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