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Meret Oppenheim, «Das Auge der Mona Lisa», 1967

© Courtesy di Hauser & Wirth

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Meret Oppenheim, «Das Auge der Mona Lisa», 1967

© Courtesy di Hauser & Wirth

I momenti salienti della vita di Meret Oppenheim in 96 pagine

È di recente pubblicazione l’autobiografia dell’artista svizzera, la cui brevità di scrittura porta a inaspettate compressioni e dilatazioni temporali

Matteo Mottin

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È stata da poco edita la breve e singolare autobiografia di Meret Oppenheim (1913-85). L’artista svizzera racconta i fatti salienti della sua vita, dall’infanzia al 1970, esponendo la genesi di molte sue opere, viaggi e incontri con personaggi come Giacometti, Dora Maar, Picasso, Max Ernst e Man Ray. Il libro si legge agilmente in poche ore, ma rimane in testa per settimane, non solo per i contenuti ma soprattutto per la forma, che gli conferisce un carattere a tratti onirico e paradossale. È scritto in terza persona, con periodi telegrafici, e il testo è suddiviso in paragrafi di una lunghezza che varia dalle poche righe alle due pagine, alternato da immagini di opere, disegni e foto di famiglia. Sembra più una raccolta di veloci appunti su sé stessa che il racconto di una vita, e probabilmente fu scritto non per essere un testo definitivo, ma un’ossatura per una sua futura biografia, o forse solo per preservare la memoria degli avvenimenti più importanti, o per sconfessare futuri racconti apocrifi. 

La brevità della scrittura porta a inaspettate compressioni e dilatazioni temporali: se la relazione con il marito Wolfgang La Roche, da quando si conobbero nel 1945 alla morte di lui nel 1967, viene narrata in undici righe, qualsiasi altro fatto, anche di importanza minore, ma narrato in maniera più estesa, dal lettore viene percepito come di caratura epica. E l’artista racconta molte cose, alcune in maniera piuttosto dettagliata: come nacquero i suoi lavori più celebri, chi li comprò, il prezzo (solitamente molto basso) a cui furono venduti, come furono prodotti e con quali materiali, i modi in cui a volte furono male interpretati, sottovalutati o persino snaturati. L’originale fu scritto a mano da Oppenheim su diciotto pezzi di carta, tra cui il retro di alcuni moduli per autentiche e la carta intestata di un hotel termale veneto, probabilmente i primi fogli che nell’impeto della scrittura si è trovata sottomano. Il testo è stato successivamente raccolto da Lisa Wenger, nipote dell’artista, che ne ha curato la pubblicazione, accompagnata da un saggio di Martina Corgnati, dando vita a un libro che, nella sua natura volutamente frammentaria, risulta solido e completo. 

La mia biografia
di Meret Oppenheim, traduzione di Nicolò Petruzzella, 96 pp., ill. col., Casagrande, Bellinzona 2025, € 20

Matteo Mottin, 26 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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