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Dal 2018, operai e studenti egiziani addetti alla conservazione hanno potuto lavorare al restauro di Takiyyat Ibrahim al-Gulshani, un complesso ottomano del XVI secolo al Cairo, grazie anche a una sovvenzione statunitense di 500mila dollari che ora è stata interrotta

Courtesy of World Monuments Fund

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Dal 2018, operai e studenti egiziani addetti alla conservazione hanno potuto lavorare al restauro di Takiyyat Ibrahim al-Gulshani, un complesso ottomano del XVI secolo al Cairo, grazie anche a una sovvenzione statunitense di 500mila dollari che ora è stata interrotta

Courtesy of World Monuments Fund

I tagli draconiani di Trump alla conservazione del patrimonio culturale mondiale

I progetti di restauro in Paesi che vanno dalla Sierra Leone all’Ucraina sono al momento a rischio, in seguito alle improvvise e drastiche riduzioni del governo statunitense ai fondi per gli aiuti

Gabriella Angeleti

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Lo smantellamento delle sovvenzioni agli aiuti esteri da parte del Dipartimento di Stato americano (Department of State, Dos) rappresenta una grave minaccia per le organizzazioni umanitarie e del patrimonio culturale di tutto il mondo. Questi programmi di finanziamento sono fondamentali per preservare i siti in pericolo e sostenere i progetti fondamentali nelle regioni in cui le risorse sono scarse. Senza di essi, le organizzazioni che si dedicano alla conservazione culturale si trovano ad affrontare un futuro incerto. Ciò potrebbe portare al deterioramento di siti storici di inestimabile valore, alla perdita di oggetti antichi e all’indebolimento della collaborazione internazionale nella protezione del patrimonio.

Il mese scorso, il newyorkese World Monuments Fund (Wmf) ha riferito di aver ricevuto l’avviso che sette sovvenzioni governative statunitensi per un totale di oltre 800mila dollari, che rappresentano circa la metà dei suoi finanziamenti governativi, sarebbero state revocate, con ripercussioni sui progetti in Algeria, Benin, Egitto, Guinea Equatoriale, Sierra Leone, Ucraina e Iraq.

L’organizzazione è stata cauta nel formulare l’argomento per non «creare un’ondata generale di preoccupazione» e non ha riportato le perdite per ciascuna sovvenzione. «Non vogliamo che i nostri partner sul campo si preoccupino troppo o si buttino giù», ha spiegato a «The Art Newspaper» Bénédicte de Montlaur, presidente e amministratore delegato di Wmf. «Abbiamo ricevuto una notifica di cessazione e ci è stato detto che era definitiva, ma non possiamo sapere se le sovvenzioni saranno ripristinate. Non possiamo prevedere il futuro o che cosa accadrà».

Negli ultimi vent’anni, Wmf ha ricevuto 70 sovvenzioni dal governo statunitense per un totale di oltre 25 milioni di dollari. L’attuale Amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump prevede di tagliare circa 60 miliardi di dollari di aiuti esteri, e ha interrotto circa il 45% di tutte le sovvenzioni per gli aiuti esteri, annullando di fatto circa 4mila delle oltre 9mila sovvenzioni esistenti.

Dai college storici alle attuali zone di guerra

I progetti del Wmf che hanno subìto un impatto includono, per esempio, il restauro dell’Old Fourah Bay College in Sierra Leone, la prima Università occidentale fondata nell’Africa subsahariana nel 1827. L'edificio era gravemente fatiscente, avendo subito danni ingenti durante la guerra civile della Sierra Leone e un incendio nel 1999. È uno dei pochi monumenti storici rimasti nella capitale Freetown. Il Wmf ha lavorato alla ristrutturazione dell’edificio negli ultimi quattro anni; la prima fase del progetto è stata completata nel 2023 e ha comportato il coinvolgimento della comunità locale e lo sviluppo di un quadro per la futura conservazione. Una volta terminati i lavori, l’edificio diventerà una scuola di musica per bambini.

«L’Old Fourah Bay College è un simbolo della ricostruzione postbellica», afferma Montlaur. «Cambierà anche il quartiere, che poi darà opportunità ai ragazzi».

Altro progetto che ha ricevuto l’avviso di conclusione è il restauro del Takiyyat Ibrahim al-Gulshani al Cairo, un complesso ottomano costruito tra il 1519 e il 1524 che comprendeva un grande mausoleo a cupola, residenze, una moschea, negozi e altro. Ha subito decenni di vandalismo, disastri naturali e l’impatto dei disordini politici. In collaborazione con il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, il Wmf ha sviluppato un piano di conservazione e ha iniziato gli sforzi di restauro nel 2018 con una sovvenzione di 500mila dollari da parte del Fondo degli Ambasciatori degli Stati Uniti per la conservazione culturale.

«Questo progetto in particolare ha fornito una formazione pratica a conservatori e studenti egiziani, assicurando la continuazione delle competenze sul patrimonio nella regione», afferma Montlaur.

Il Wmf si è anche concentrato sulla conservazione del patrimonio culturale in Ucraina, che ha subito distruzioni diffuse da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su larga scala alla fine di febbraio 2022. Nel 2022 ha avviato lo Ukraine Heritage Response Fund, con una sovvenzione iniziale di 500mila dollari da parte della Helen Frankenthaler Foundation, e ha condotto valutazioni dei danni in loco nelle regioni più colpite dell’Ucraina, collaborando con le squadre del luogo per esaminare più di 600 siti culturali e creando un database di oltre 1.400 siti a rischio.

 Prima l’America, poi il patrimonio

I criteri per la cessazione di ogni sovvenzione non sono chiari, ma le organizzazioni sono state informate che le sovvenzioni sono state esaminate in base alla direttiva «America First» dell’Amministrazione Trump, che mira a «sostenere gli interessi fondamentali americani e a mettere l’America e i cittadini americani al primo posto», secondo la Casa Bianca.

«Il governo sta rivalutando le proprie priorità diplomatiche e di affari internazionali», afferma Montlaur. «Il Ministero della Difesa è sempre stato un sostenitore del patrimonio culturale perché è un ottimo strumento di diplomazia culturale. Ci auguriamo che continui, perché pensiamo che tuteli sicuramente gli interessi dell’America».

Il Wmf ha lanciato un appello per le donazioni. Finora ha ricevuto un sostegno di 100mila dollari dalla Danny Kaye and Sylvia Fine Kaye Foundation e 50mila dollari in fondi corrispondenti, oltre a donazioni private.

Un’altra organizzazione colpita dalla direttiva dell’Amministrazione Trump è l’Alleanza internazionale per la protezione del patrimonio (Aliph, International Alliance for the Protection of Heritage), con sede a Ginevra. L’anno scorso l’ente ha collaborato con il Ministero della Difesa per contribuire alla protezione del patrimonio in Ucraina, ma il mese scorso è stata informata che la sua sovvenzione di 645mila dollari era stata revocata. L’Aliph sta studiando come «continuare a sostenere gli archivi e i professionisti ucraini», afferma il direttore esecutivo dell’organizzazione, Valéry Freland.

«Più in generale, nell’attuale contesto internazionale, è fondamentale che gli attori della tutela del patrimonio culturale collaborino sempre più strettamente», aggiunge Freland. «Aliph continua ad aderire fermamente alla sua missione, che è “azione, azione, azione”. Continuiamo a sostenere progetti di tutela del patrimonio culturale sul campo».

Il progetto in Ucraina prevedeva la digitalizzazione delle collezioni dei Servizi Archivistici Statali, per garantire la salvaguardia della storia del Paese per le generazioni future, e comprendeva la formazione del personale nella gestione dei documenti archivistici a rischio. L’Unesco stima che oltre 1.200 siti ucraini legati alla storia europea, bizantina e slava abbiano subìto danni per 3,5 miliardi di dollari e che nel prossimo decennio saranno necessari quasi 9 miliardi.

Con il sostegno del governo svizzero, Aliph intende organizzare a maggio una conferenza a Ginevra dal titolo «Proteggere il patrimonio: dalla crisi alla pace», con l’obiettivo di avviare discussioni e creare nuovi partenariati per contribuire al lavoro in corso in Ucraina.

«Agilità e reattività, due dei punti di forza di Aliph fin dalla sua creazione, saranno sempre più necessarie», afferma Freland. «È importante rafforzare il dialogo tra gli attori della tutela del patrimonio culturale e non solo, con altri partner dei settori umanitario, degli aiuti allo sviluppo e della costruzione della pace, per rafforzare le complementarietà e le sinergie a ogni livello».

Gabriella Angeleti, 02 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

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