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Con i suoi paesaggi spettacolari, i monti scoscesi che si tuffano nell’acqua e i borghi a strapiombo, con i vapori che si alzano dalle valli e la mutevolezza della sua luce, il Lago di Como seduce da secoli viaggiatori e artisti. Un fascino, il suo, cui non poteva sfuggire il principe dei pittori romantici inglesi, quel William Turner (Joseph Mallord William Turner, 1775-1851) che, imbevuto dell’estetica del Sublime, vi tornò più volte. A lui il Comune di Como, con la Tate di Londra, dedica fino al 27 settembre la mostra «Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano» (catalogo Moebius), realizzata con la Camera di Commercio Como-Lecco e Villa Erba e curata dalla studiosa inglese Elizabeth Brooke (lungamente senior curator alla Tate, dove si conserva il più ricco corpus di opere di Turner), che ha costruito un percorso mirato tra il Palazzo del Broletto e la Pinacoteca Civica, con un corollario contemporaneo nell’ex Chiesa di San Pietro in Atrio, dove si trovano l’installazione site specific di Jim Lambie (finalista Turner Price 2005) e la scultura di David Batchelor, unite nella mostra (anch’essa a sua cura) «Feeling Colour. Opere contemporanee dalla collezione della Tate».
Undici i lavori in mostra di Turner (nel Broletto sette acquerelli, tecnica in cui eccelleva, tutti di vedute del Lago di Como, e in Pinacoteca quattro dipinti di tema italiano, con il film immersivo «MW Turner On the Wing», sui suoi viaggi in Europa), che documentano l’evoluzione pittorica nella sua stagione più feconda, tra il 1819, anno del suo primo viaggio in Italia e il 1842-43, quando vi tornò per l’ultima volta. Ne parliamo con la curatrice.
Dottoressa Brooke, per ordinare questa, che è una vera mostra site specific, ha potuto contare su scritti o testimonianze di Turner?
Benché Turner non abbia lasciato scritti significativi su questi luoghi, i disegni offrono un resoconto vivido e immediato dei suoi viaggi in questa magnifica parte dell’Italia, perché rivelano non solo i luoghi visitati ma anche le qualità che hanno catturato la sua attenzione. Le opere esposte provano come nel tempo sia tornato più volte, e in modi diversi, su questi soggetti, reinterpretando di volta in volta il paesaggio attraverso l’evolvere della sua visione artistica.
I dipinti riguardano invece altri luoghi d’Italia. Come li ha scelti?
Questi dipinti sono tra i gioielli della collezione di Turner della Tate e sono fra quelli più consonanti con il paesaggio del Lago di Como. Tutti, poi, riflettono la fascinazione esercitata su Turner dall’atmosfera e dalle qualità poetiche del paesaggio e benché ognuno si confronti in modo diverso con il soggetto, tutti condividono una speciale sensibilità verso la luce e lo spirito dei luoghi e, insieme, evidenziano l’abilità di Turner nel muoversi tra osservazione e immaginazione, cogliendo non solo i luoghi ma le sensazioni provate stando lì.
In Pinacoteca i dipinti di Turner sono contestualizzati con opere di altri artisti?
No, l’allestimento è focalizzato solo sui suoi quattro dipinti, per creare una presentazione molto concentrata di alcuni capolavori della Tate. Il che consente ai visitatori di confrontarsi senza distrazioni con la sua opera e di apprezzare la profondità e la vastità della sua reazione al paesaggio.
Quanto ha contato l’Italia nella formulazione del linguaggio pittorico di Turner?
Il paesaggio italiano influenzò J.M.W. Turner ben prima del suo arrivo, attraverso la letteratura classica, i libri di viaggio e le opere di artisti precedenti, ma quando finalmente poté scendere in Italia (finite le guerre napoleoniche, Ndr), le sue attese furono confermate e moltiplicate. Tornò più volte su questi soggetti, con cui creò alcuni dei suoi capolavori.
Che cosa avvicina i lavori di Jim Lambie (1964) e di David Batchelor (1955) all’opera di Turner?
A dispetto delle differenze, a unirle è l’identica attenzione alla luce, al colore, all’idea dello spazio. Mostrarle insieme prova come le idee di Turner possano continuare a essere reimmaginate, specie nella luce del Lago di Como.
Joseph Mallord William Turner, «Como: tramonto», 1843 ca. © Tate