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Da sinistra: Ewa Chomicka, Bogna Burska, Jolanta Woszczenko e Daniel Kotowski

Foto: Filip Preis / Zachęta Archive

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Da sinistra: Ewa Chomicka, Bogna Burska, Jolanta Woszczenko e Daniel Kotowski

Foto: Filip Preis / Zachęta Archive

Il Padiglione della Polonia alla Biennale Arte 2026 apre a diverse possibilità di comunicazione

A dirigere il tutto sono stati chiamati Bogna Burska e Daniel Kotowski, il cui intento per questa occasione è riportare in auge il concetto di «deaf gain», secondo cui la sordità non è concepita in quanto disabilità, ma come risorsa

Cecilia Paccagnella

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Tra le voci marginalizzate alle quali darà spazio «In Minor Keys», la 61ma Mostra Internazionale d’Arte di Venezia (9 maggio-22 novembre), figureranno anche coloro che non possono fisicamente usare le proprie corde vocali. Il merito va alla Polonia che, nel Padiglione di cui è responsabile Zachęta-Galleria Nazionale d’Arte, proporrà «Liquid Tongues», un’installazione audiovisiva che vede protagonista il Choir in Motion (Chór w Ruchu): tra le immagini di Magda Mosiewicz e Bogna Burska, accompagnate da una composizione di Aleksandra Gryka, si muovono i performer udenti e sordi interpretando i codici di comunicazione e i canti delle balene «franche» sia in inglese sia nel linguaggio internazionale dei segni.

A dirigere il tutto sono stati chiamati Bogna Burska e Daniel Kotowski, il cui intento per questa Biennale è riportare in auge il concetto di «deaf gain», secondo cui la sordità non è considerata una disabilità, ma è concepita come risorsa. Parte delle riprese è infatti stata girata sott’acqua, dove i ruoli si invertono: la comunicazione tramite lingua dei segni rimane efficace e invariata, mentre la voce trova degli impedimenti.

Come precisa il testo di presentazione del progetto, «l’asse narrativo del lavoro è costituito da storie di perdita e ricostruzione: dalla rinascita delle culture delle balene ai tentativi contemporanei di recuperare lingue marginalizzate e narrazioni dei sistemi di comunicazione». Il passaggio da aria ad acqua richiede infatti di adattare modi di sentire differenti, favorendo l’incontro tra lingue e corpi, anche quelli animali.

«Liquid Tongues» si pone quindi come un invito ad aprire la mente e a considerare il concetto di «comunicazione» sotto nuovi punti di vista, evitando di dare per scontato il privilegio di avere una voce, perché in determinate circostanze può risultare inutile.

Cecilia Paccagnella, 17 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Il Padiglione della Polonia alla Biennale Arte 2026 apre a diverse possibilità di comunicazione | Cecilia Paccagnella

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