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Elisa Carollo
Leggi i suoi articoliL’edizione 2026 di Art Basel Hong Kong ha rivelato un mercato asiatico in ripresa, segnato da due tendenze complementari: una nuova generazione di collezionisti che si muove con intenzione crescente e una scena istituzionale in espansione, con musei e fondazioni, soprattutto nel Sud-est asiatico, sempre più ambiziosi. «Hong Kong è tornata, con un’energia rinnovata, ma diversa», ha dichiarato la direttrice Angelle Siyang-Le, descrivendo una ripresa strutturale, non speculativa. «Prima si comprava con le orecchie. Oggi si colleziona in modo meno impulsivo e più consapevole», ha sottolineato, indicando nell’orientamento verso la costruzione di un’eredità culturale il segnale più incoraggiante per il futuro della piazza.
Le vendite della prima giornata hanno confermato l’ottimismo. David Zwirner ha collocato un Liu Ye del 2006 a 3,8 milioni di dollari, una Dumas a 3,5 milioni e un Nara a 900mila. Hauser & Wirth ha venduto una gouache di Louise Bourgeois a 2,95 milioni e il «Prismatic Head» di Condo a 2,3 milioni. Bastian ha proposto un Picasso a 3,5 milioni, Waddington Custot un Zao Wou-Ki a 2,8 milioni. L’opera più costosa è un Modigliani da 13,3 milioni portato da Pace. Perrotin ha venduto il 70% del booth in prima giornata con Murakami tra 600mila e 800mila dollari. White Cube ha guidato con la Emin a 1,2 milioni di sterline, Gladstone con i «Flowers 1» di Katz a 1,3 milioni.
Le gallerie italiane hanno confermato la solidità del loro posizionamento. Mazzoleni presenta Fontana, Wifredo Lam e Salvo affiancati da maestri della Scuola di Parigi - Hartung, Mathieu, Zao Wou-Ki e Riopelle - partecipando alla sezione Kabinett con un progetto su Marinella Senatore, in dialogo con la Biennale di Chengdu e con prossime mostre a Milano il 16 aprile e alle Procuratie Vecchie di Venezia dal 7 maggio. «Per noi Art Basel Hong Kong non è solo una fiera: è un punto di incontro, un luogo dove rinsaldare relazioni e costruirne di nuove, continuando il dialogo con l’Asia intrapreso ormai più di un decennio fa», ha dichiarato Jose Graci. Tornabuoni Art ha vissuto un’edizione in crescendo: dopo due giorni più cauti, ha accelerato verso il weekend con vendite di un importante Fontana, un ricamo di Boetti, un Parmiggiani e un Morandi, collocati tra Tokyo e Hong Kong. Cardi Gallery ha riportato vendite di Léger, De Chirico e due sculture di Carlesso, tutte a collezionisti locali. Maggiore g.a.m. conferma la propria presenza storica. «Avendo costruito il mercato di Morandi da zero in tutta l’area asiatica da circa vent’anni, venire ad Art Basel Hong Kong è sempre un’occasione per incontrare collezionisti consolidati e creare nuovi contatti», ha commentato Alessia Calarota, sottolineando come il mercato dei nomi established sia tornato a essere percepito come investimento sicuro, con interesse crescente anche per figure da riscoprire come Massimo Campigli e Giosetta Fioroni — con vendite di una «Venezia» di De Chirico, una «Natura morta» di Morandi e l’iconica «Bambino solo» (1967) di Fioroni.
Sul fronte contemporaneo, Minini ha presentato un dialogo intergenerazionale tra Carla Accardi e Sheila Hicks e giovani come Ivana Bašić, le cui sculture di ibridità interspecie figurano nella Taipei Biennale e nella mostra di riapertura del New Museum a New York, suscitando crescente interesse da collezionisti e musei asiatici. MASSIMODECARLO, che celebra quest’anno già un decennio della sede hongkonghese, ha affiancato Paladino e Griffa a Cattelan, Yan Pei-Ming e Höller, con vendite di una scultura in bronzo di Danh Vo (200mila-300mila dollari) e un’ampia tela di Pei-Ming (250mila-350mila dollari), artista che quest’anno terrà la sua prima grande personale in Cina dopo vent’anni.
LS10 ad Art Central 2026. Courtesy of Art Central
Lo stand di Francesca Minini ad Art Basel HK. Courtesy Francesca Minini. Photo: Andrea Rossetti
Sul fronte istituzionale, musei e fondazioni regionali si sono rivelati tra i protagonisti più attivi. P•P•O•W ha venduto «Damaged Gene» (1998) di Dinh Q. Lê a una fondazione asiatica di primo piano. Lehmann Maupin ha chiuso oltre quindici vendite con sculture di Kim Yun Shin acquisite da un museo asiatico e l’installazione di Mandy El-Sayegh nel Kabinett subito collocata in collezioni private. «Il mercato di Hong Kong è in costante ripresa, con una domanda forte per gli artisti asiatici», ha confermato David Maupin. Tina Kim Gallery ha venduto un trapunto di Pacita Abad e opere di Ha Chong Hyun, con pezzi opzionati da un’istituzione asiatica. La coreana Johyun ha registrato in preview 37 vendite con i maestri Dansaekhwa tra i più richiesti.
Tra le sezioni curate, Discoveries si è distinta per qualità e ambizione: il femminismo performativo napoletano di Betty Bee da Umberto Di Marino, le dense tele di Brilant Milazimi — futuro rappresentante del Kosovo a Venezia — e Akira Ikezoe di Proyectos Ultravioleta, quasi esaurito in prima giornata. Nella nuova sezione Echoes spicca Capsule di Shanghai in collaborazione con la Berlinese Klemm’s con opere di Leelee Chen, Elizabeth Jaeger e Yan Xinyue (e due acquisizioni confermate in apertura).
La sezione dedicata al digitale, Zero 10, al debutto asiatico, ha attratto la vivace comunità crypto della regione, dove le criptovalute sono già infrastruttura finanziaria quotidiana. Tra gli highlights, «WORK, LUCK, PLAY» di Jack Butcher — argento fisico e NFT in edizione unica — e le animazioni stile Arcade di Deekay Kwon, una venduta a 6 ETH (criptovaluta nativa della piattaforma blockchain decentralizzata Ethereum) in prima giornata.
Nella fiera satellite Art Central, LIS10 Gallery di Arezzo ha portato un dialogo africano intergenerazionale fra Esther Mahlangu, Kabangu e Aboudia. La galleria ha quest’anno anche un pop-up all’ M Place a Wong Chuk Hang. Sempre più numerose anche le fiere alternative che si svolgono attorno di Art Basel: PAVILLION a H Queen’s ha riunito 25 gallerie in formato salon senza stand; ArtHouse Tai Hang ha trasformato gli edifici storici del quartiere in un percorso con 50 artisti; Check-in SIDE SPACE a Wan Chai ha esposto solo opere trasportabili a mano. Nel complesso, Hong Kong si conferma crocevia imprescindibile — animata da collezionisti consapevoli, istituzioni in crescita e una scena alternativa decisa a riscrivere, con energia fresca, le regole del gioco.
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