Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Wolfgang Tillmans, «Freischwimmer 123», 2004

Image

Wolfgang Tillmans, «Freischwimmer 123», 2004

Il mercato della fotografia si fa plurale, selettivo e resiliente

Aste globali, fiere specializzate, gallerie e istituzioni compongono oggi un ecosistema articolato, sostenuto da nuove generazioni di collezionisti e da un dialogo sempre più stretto con l’arte contemporanea

Rischa Paterlini

Leggi i suoi articoli

«Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta». Nel 2026 questa frase di Roland Barthes, scritta in La chambre claire nel 1980, non suona nostalgica. Suona dissonante. L’idea di un evento irripetibile fissato per sempre collide con un presente che genera oltre 6,3 miliardi di immagini al giorno, quasi ottanta volte più che nel 2000. È in questa frizione tra unicità e sovrapproduzione che va letto il mercato della fotografia oggi. «La storia della fotografia sta entrando in quella che io chiamo la “finestra del bicentenario”: gli esperimenti di Joseph Nicéphore Niépce risalgono al 1826, e sappiamo che l’annuncio ufficiale di Louis Daguerre arrivò nel 1839. È un arco temporale enorme, se si pensa a quanto terreno abbia coperto questo mezzo magico, nuovo e rivoluzionario. Il mercato è cresciuto, si è evoluto ed è maturato in modi molteplici e sorprendenti, e ogni generazione reagisce alle immagini in modo diverso. Il capitolo del mercato così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi cinquant’anni si è chiuso probabilmente già da circa dieci anni. Non esiste più un unico mercato egemonico della fotografia. Esistono mercati. Da chi partecipa alle fiere vendendo piccoli tintype della Guerra Civile americana fino alle gallerie blue chip che trattano i grandi nomi», osserva Darius Himes, Deputy Chairman e International Head of Photographs di Christie’s. 

Nell’ultimo Art Basel & UBS Global Art Market Report, la fotografia rappresenta mediamente circa il 10% delle opere presenti nelle collezioni dei grandi patrimoni e intercetta intorno al 9% della spesa complessiva in fine art, a fronte del 27% destinato alla pittura. Il 21% degli intervistati la indica inoltre tra le priorità di acquisto nei dodici mesi successivi. La domanda appare particolarmente attiva tra donne, Millennials e Generazione Z, mentre la Generazione X presenta la più alta incidenza del medium nelle collezioni già strutturate. Le collezioniste, in particolare, dedicano alla fotografia una quota superiore rispetto agli uomini e registrano livelli medi di spesa più elevati nel segmento. Sul mercato secondario, l’Artprice Contemporary Art Market Report rileva che nel 2024-25 la fotografia ha rappresentato circa il 6% del valore complessivo delle vendite di arte contemporanea, contro il 44% della pittura. Il dato conferma un ruolo strutturale ma non dominante: la fotografia non traina il mercato nei picchi, ma mantiene una presenza costante. In questo contesto, l’andamento dei prezzi riflette un approccio più attento e selettivo. I collezionisti confrontano risultati precedenti, verificano le edizioni e valutano con precisione provenienza e condizioni prima di acquistare. 

Nell’aprile 2025, a Londra, Phillips ha aggiudicato il dittico «Untitled (Fox)» (2000) di Roni Horn, in edizione di 15, a 4.600 euro, al di sotto di precedenti risultati per esemplari analoghi. Più che un segnale di debolezza è l’indicatore di un mercato più disciplinato, dove la trasparenza delle tirature consente una definizione del prezzo più precisa. Nel 2025, tra i dieci top lot dell’anno, due sono stati venduti a Londra. «Noire et blanche» (1926) di Man Ray, il celebre ritratto della sua musa Kiki de Montparnasse con una maschera africana, è stato aggiudicato a 2,9 milioni di dollari, il prezzo più alto raggiunto da una fotografia nel 2025, quasi nove volte il valore registrato nel 2007, quando l’opera era stata venduta all’asta per circa 330mila dollari. Accanto a questo risultato si colloca «Auto-Ritratto (The Constructor)» (1924) di El Lissitzky, la più grande stampa conosciuta dell’opera, che ha raddoppiato la stima minima superando il milione di dollari, confermando l’interesse del mercato per immagini ormai pienamente integrate nella storia della fotografia del Novecento. 

A New York le aste di maggio e novembre hanno premiato figure centrali del secondo Novecento. Cindy Sherman ha superato i 2,2 milioni di dollari in una 21st Century Evening Sale di Christie’s con «Film Still #13» del 1978; Helmut Newton ha raggiunto il milione in una evening di Sotheby’s; Richard Prince si è collocato tra 889mila e 1,5 milioni tra vendite serali e day sale. Anche Barbara Kruger ha beneficiato di un contesto in cui la fotografia dialoga direttamente con il mercato dell’arte contemporanea più ampio, con opere vendute intorno ai 700mila dollari. Sarah Krueger, International Specialist e Head of Photographs di Phillips New York, sintetizza così la fase: «Il mercato della fotografia continua a dimostrare resilienza e un andamento sostenuto, alimentato da una crescente ondata di collezionisti attivi a livello globale. Nel 2025 Phillips ha registrato una significativa espansione nel dipartimento di fotografia: a New York le vendite sono aumentate dell’88%, grazie al successo di due aste di riferimento, “Color Vision: Masterworks by William Eggleston from Guy Stricherz & Irene Malli” e “Visual Language: The Art of Irving Penn”, presentata in collaborazione con The Irving Penn Foundation. Entrambe le vendite hanno registrato elevati tassi di venduto e stabilito nuovi record per William Eggleston e Irving Penn. Nel loro insieme rappresentano un esempio significativo di quanto il mercato risponda con forza a opere eccezionali accompagnate da provenienze straordinarie». 

William Eggleston, «Untitled (Memphis)», 1971

Il team di Deloitte Private Art & Finance osserva che «In Italia, la fotografia sta vivendo una fase di grande vitalità, con performance che dimostrano la rinnovata fiducia di operatori e collezionisti nei confronti della produzione nazionale. Per esempio, Finarte ha scelto un chiaro posizionamento strategico nel comparto, proponendo sette aste dedicate esclusivamente alla fotografia. Ha registrato un record storico nel mese di ottobre, quando l’asta Fotografia ha totalizzato 486mila euro e un tasso di vendita pari al 93%». È proprio qui che Mario Giacomelli ha registrato il record mondiale per l’opera Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-63), venduta per 19.050 euro, mentre il top lot per un artista italiano, sempre da Finarte, è stato di Luigi Ghirri, «Grizzana, Bologna», dalla serie «Studio di Giorgio Morandi» (1986), venduto per 32.910 euro. Valori lontani dai record delle grandi piazze internazionali, ma indicativi di un mercato domestico che continua a consolidarsi attorno agli autori storici della fotografia italiana e a una domanda collezionistica sempre più strutturata. Oggi, però, le aste di fotografia «pura» non sono più sufficienti, da sole, per comprendere l’andamento complessivo del mercato. Su questo punto insiste anche Darius Himes: «È un traguardo di cui sono particolarmente orgoglioso – osserva, riferendosi alle due aggiudicazioni oltre i 10 milioni di dollari registrate negli anni recenti – perché cambiare il contesto in cui le fotografie vengono vendute è stato un elemento centrale della mia strategia: elevare il medium e spingere i confini del modo in cui viene pensato. I cinque record più alti mai realizzati per fotografie sul mercato aperto non sono stati ottenuti in tradizionali aste di “fotografia”, ma collocando grandi fotografie sul palcoscenico globale insieme ad altre grandi opere d’arte». Parallelamente, come sottolinea anche il team di Deloitte, «un ruolo sempre più strategico è assunto dalle fiere specializzate, che oggi rappresentano un osservatorio privilegiato per valutare la vitalità del settore. Manifestazioni come Paris Photo, Photo London, MIA Photo Fair BNP Paribas a Milano e The Phair a Torino hanno registrato nel 2025 una crescita significativa in termini di visitatori, gallerie partecipanti e acquisizioni museali, insieme a una presenza sempre più rilevante di artisti emergenti e mid-career». Come commenta Florence Bourgeois, direttrice di Paris Photo, «l’edizione 2025 ha segnato un’evoluzione significativa nell’orientamento della fiera, confermando una rinnovata attenzione verso le posizioni contemporanee pur mantenendo salde le proprie radici storiche. Guidata dalle scelte dei quattro curatori invitati per questa edizione, Paris Photo ha confermato il proprio ruolo di riferimento tra collezionisti e istituzioni internazionali, offrendo un ampio panorama di estetiche e geografie, che testimoniano la ricchezza e la diversità del medium. Questa dinamica proseguirà con l’edizione del 2026, che sarà segnata dal bicentenario della fotografia dove continueremo a favorire l’accesso delle giovani gallerie alla fiera». 

Anche a Milano il bilancio del 2025 è stato positivo e si inserisce in una traiettoria di sviluppo che guarda già alla prossima edizione. La direttrice Francesca Malgara sottolinea come il team e i curatori stiano «lavorando per rafforzare il posizionamento internazionale di MIA Photo Fair BNP Paribas, coinvolgendo nuove gallerie e sviluppando programmi dedicati ai collezionisti, anche internazionali, con l’obiettivo di rendere Milano un punto di riferimento sempre più forte per la fotografia nel contesto dell’arte contemporanea. Vogliamo anche consolidare il dialogo tra fotografia e altri media, sostenendo progetti che nascono da contaminazioni tra linguaggi e che affrontano temi legati all’identità, alla memoria e alla trasformazione delle immagini». Questa prospettiva si inserisce in un contesto internazionale che, pur attraversando una fase di riequilibrio, continua a mostrare segnali di evoluzione e di rinnovato interesse verso il medium. «La presenza della fotografia a Frieze London e Frieze Masters è diminuita, ma le prime indicazioni suggeriscono che Frieze Los Angeles 2026 presenterà una componente fotografica più consistente, uno sviluppo che potrebbe segnalare un rinnovato slancio. Dal punto di vista istituzionale le prospettive appaiono particolarmente promettenti. Musei consolidati in tutto il mondo stanno infatti integrando sempre più spesso la fotografia nelle mostre temporanee e nei percorsi espositivi permanenti. Nuove iniziative dedicate, tra cui il Centro della Fotografia a Roma e il Netherlands Fotomuseum a Rotterdam, testimoniano una crescente consapevolezza del valore culturale di questo linguaggio», commenta Brandei Estes, specialista di fotografia, curatrice e consulente, già responsabile del dipartimento Fotografia di Sotheby’s. Anche dal confronto con le gallerie emergono letture diverse. Albarrán Bourdais da Madrid osserva come «la fotografia sia integrata nella pratica di molti artisti presenti nel programma e sia diventata un medium centrale nel dialogo con altre tecniche. Anche se può sembrare meno presente sul mercato rispetto ai decenni precedenti, la nostra esperienza è che continui ad avere un forte richiamo per molti collezionisti, in particolare in Italia». Più prudente la posizione di Galerie Springer Berlin: «Il mercato globale dell’arte ha continuato a indebolirsi nel 2025, ma il mercato fotografico tedesco è rimasto relativamente stabile. Rimane però uno svantaggio strutturale: in Germania la fotografia è esclusa dalla riduzione dell’IVA sulle opere d’arte, che resta al 19%, contro il 5% applicato, ad esempio, in Italia». Cartacea Galleria, con sedi a Bergamo e a Londra, segnala invece alcuni sviluppi positivi nel contesto italiano: «La nostra percezione è che il collezionismo fotografico stia crescendo in Italia, sebbene rimanga ancora meno sviluppato rispetto a Paesi con una tradizione più consolidata e un forte collezionismo istituzionale. Il lavoro di istituzioni come Gallerie d’Italia, CAMERA e MAST sta offrendo un sostegno significativo, mentre una nuova generazione di collezionisti emerge anche grazie alla presenza di fiere di livello internazionale». Nel complesso emerge un mercato meno centralizzato ma più articolato, in cui la fotografia circola tra gallerie, aste, fiere internazionali e istituzioni. Più che un unico mercato, si configura oggi come una rete di contesti diversi, in continua trasformazione, ed è forse proprio questa la sua forza.

Thomas Ruff, «substrat 21-I», 2003

Rischa Paterlini, 20 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Il dialogo tra i due protagonisti della fotografia europea mette in relazione due prospettive diverse e complementari, convergenti in una riflessione su identità, genere e libertà espressiva

Oltre 50 fotografie, molte delle quali stampe vintage, a Milano ricostruiscono con precisione il percorso di una figura centrale della fotografia italiana del secondo ’900

Grazie al recente finanziamento il Museo Nazionale di Fotografia a Villa Ghirlanda punta a trasformarsi in un organismo espositivo più articolato e capace di sostenere programmazioni complesse e di lungo respiro, rafforzando le collaborazioni internazionali. Intanto, in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 una mostra esplora gli scenari alpini, tra tradizione e futuro

I curatori Andrea Maurer e Alberto Salvadori riflettono sulle risonanze tra le due pratiche e sulla loro attualità in una mostra da Thaddeus Ropac a Milano

Il mercato della fotografia si fa plurale, selettivo e resiliente | Rischa Paterlini

Il mercato della fotografia si fa plurale, selettivo e resiliente | Rischa Paterlini