Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image
Image

Il pane come opera d’arte. E come archivio della comunità

Luigi Spina a Tricarico racconta la cultura contadina tra riti, oggetti e memoria collettiva

Ginevra Borromeo

Leggi i suoi articoli

Dal 5 febbraio al Museo Archeologico di Palazzo Ducale di Tricarico si apre una nuova sezione del percorso espositivo diffuso «Le dee del grano», dedicata al rapporto tra terra, lavoro e forme dell’abitare nel mondo rurale. Cinquanta fotografie in bianco e nero di Luigi Spina entrano in dialogo con i manufatti etnografici dei Musei nazionali di Matera, costruendo un racconto visivo sulla cultura contadina lucana come sistema simbolico, sociale e rituale.

La sezione, intitolata «Terra, lavoro e pane. Forme dell’abitare nel mondo rurale», si inserisce nel più ampio progetto «Le dee del grano», avviato nel dicembre 2025 e articolato in più sedi della Basilicata. A Tricarico il focus si concentra sul pane come dispositivo identitario e sull’oggetto quotidiano come archivio di memoria collettiva. Il cuore dell’allestimento è costituito da cinquanta fotografie (50×60 cm) in cui Luigi Spina indaga il valore formale e simbolico dei marchi del pane, timbri lignei utilizzati per secoli a Matera per segnare l’appartenenza familiare delle pagnotte. Nelle immagini, il pane perde la sua dimensione funzionale e diventa segno, superficie, volume. Le forme dialogano per assonanza con il paesaggio dei Sassi, in una costruzione visiva fondata su equilibri tonali, geometrie arcaiche e una temporalità sospesa.

Accanto alle fotografie, una selezione di utensili agricoli, strumenti per la panificazione e oggetti d’uso quotidiano provenienti dai Vicinati dei Sassi e dalle aree rurali racconta una cultura della parsimonia e della precisione del gesto. Il percorso accompagna il visitatore dal lavoro nei campi all’intimità domestica, fino alla dimensione comunitaria dei forni e dei riti collettivi, dove pane e vino assumono un valore che supera la nutrizione e si carica di significati sociali e simbolici.

Una sezione conclusiva è dedicata alla dimensione del sacro diffuso. Ex voto, amuleti e immagini religiose testimoniano una spiritualità non separata dalla vita materiale, ma intrecciata alla fatica, all’attesa e alla protezione quotidiana. In questo contesto, gli scatti di Spina restituiscono agli oggetti una qualità quasi antropomorfa, trasformandoli in presenze silenziose, capaci di interrogare il presente attraverso la persistenza della forma. Al termine dell’esposizione temporanea, le fotografie entreranno a far parte in modo permanente delle collezioni dei Musei nazionali di Matera, rafforzando il dialogo tra fotografia contemporanea e patrimonio etnografico pubblico. La tappa di Tricarico sarà seguita da nuove sedi a Melfi, Grumento Nova e al Museo Diocesano di Matera, scandite secondo il ciclo agricolo della semina, della crescita e del raccolto.

Ginevra Borromeo, 05 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

L’apparizione dell’Uomo vitruviano nella sigla olimpica in versione priva dei genitali riapre una questione cruciale: fino a che punto l’adattamento comunicativo può alterare un’opera simbolo della cultura occidentale? Tra tutela dell’immagine, logiche televisive globali e autocensura preventiva, la rimozione non è un dettaglio grafico ma un gesto culturale che ridefinisce il rapporto tra patrimonio, corpo e spazio pubblico

Villa Medici presenta la prima grande retrospettiva italiana dedicata alla fotografia di Agnès Varda, con un focus inedito sul suo rapporto con l’Italia. Il progetto, nato dal Musée Carnavalet di Parigi, mette in dialogo immagini, film e archivi per restituire la continuità tra pratica fotografica e scrittura cinematografica. Al centro, il cortile di rue Daguerre e i viaggi italiani tra Venezia e Roma.

A Milano un’ex fabbrica di argentieri del Novecento diventa Casa Museo Molinario Colombari, spazio ibrido tra collezione fotografica e cultura del design. La Collezione Ettore Molinario, costruita dagli anni Novanta, attraversa la storia della fotografia fino al contemporaneo e si propone come piattaforma curatoriale e relazionale, aperta a collaborazioni istituzionali e ricerca.

Nel lessico finanziario il bene rifugio è un asset capace di preservare valore nelle fasi di instabilità economica e geopolitica. Trasposto nel sistema dell’arte, il concetto assume una forma più complessa: l’opera non è uno strumento standardizzato, la liquidità è limitata, la formazione del prezzo dipende da variabili culturali oltre che economiche. Eppure, anche nel mercato artistico esistono categorie percepite come relativamente stabili, soprattutto nei momenti di contrazione della domanda.

Il pane come opera d’arte. E come archivio della comunità | Ginevra Borromeo

Il pane come opera d’arte. E come archivio della comunità | Ginevra Borromeo