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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliCon “L’Italia di Agnès Varda”, Villa Medici colloca la fotografia al centro della riflessione su una figura chiave del secondo Novecento europeo. La mostra, curata da Carole Sandrin in coproduzione con l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France, è la prima retrospettiva italiana dedicata alla pratica fotografica di Agnès Varda e si fonda sul fondo fotografico e sugli archivi della Succession Agnès Varda.
Il progetto nasce dal lavoro del Musée Carnavalet – Histoire de Paris, dove è stato presentato nel 2025, e si sviluppa attorno a un assunto critico preciso: per Varda fotografia e cinema non sono ambiti separati ma forme comunicanti di una stessa scrittura per immagini. La fotografia è taccuino, prova, gesto di osservazione; il cinema ne è l’espansione narrativa.
Il centro simbolico del percorso è il cortile-atelier di rue Daguerre, a Parigi, luogo di vita e di lavoro per quasi settant’anni. In quello spazio Varda allestisce nel 1954 la sua prima mostra fotografica e costruisce una pratica radicata nel quartiere, nei volti, nelle presenze marginali. È una Parigi osservata dal basso, dove l’attenzione al dettaglio quotidiano si intreccia con la coscienza del tempo storico.
Accanto alla geografia parigina, la mostra apre un capitolo dedicato all’Italia. Il viaggio del 1959 tra Venezia e dintorni restituisce una Varda attenta alle architetture, alle ombre, alle geometrie rinascimentali. Nel 1963 l’artista arriva a Roma con tre macchine fotografiche: ritrae Luchino Visconti dopo la Palma d’Oro per Il Gattopardo e visita Jean-Luc Godard sul set de Il Disprezzo, fotografando Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Le immagini non sono documentazione di scena ma esercizi di presenza: Varda abita i luoghi senza ridurli a fondale.
Il percorso espositivo riunisce 130 stampe originali, estratti di film, manifesti, documenti e oggetti personali provenienti dagli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione fondata dall’artista e oggi diretta da Rosalie Varda e Mathieu Demy. La struttura in nove capitoli costruisce una biografia per immagini: dagli esordi parigini alla “foto-scrittura”, dalla città come eco emotiva alla costante attenzione per donne e soggettività marginali.
Nei viaggi tra Venezia e Roma, Varda misura la propria capacità di coniugare rigore compositivo e curiosità per ciò che sfugge allo sguardo turistico. L’Italia diventa spazio di osservazione e di confronto con il cinema europeo, in un momento in cui le nuove onde ridefiniscono linguaggi e posture autoriali. La mostra propone una rilettura della fotografia di Varda come matrice originaria della sua poetica. Non appendice al cinema ma fondamento. Nel dialogo tra Parigi e Roma, tra cortile e set, emerge una pratica coerente che attraversa generi e formati mantenendo una costante: l’attenzione per le vite, per i margini, per la costruzione di una memoria personale che diventa racconto collettivo.
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