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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliSi apre al pubblico a Parma il Must, il primo Museo di Storiografia Naturalistica d’Italia, con un minifestival di tre giorni (30, 31 ottobre e primo novembre) per celebrare il nuovo percorso espositivo che fonde storiografia e mondo naturale con un approccio contemporaneo, sensoriale-immersivo e inclusivo. Voluto dall’Università e finanziato dal Pnrr del Ministero della Cultura, il nuovo allestimento nasce dalla riqualificazione del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo, ora riunito in un’unica sede, totalmente accessibile.
Il corpus della collezione conta circa 6mila elementi esposti, la maggior parte dei quali, prima non fruibili, sono stati riportati all’originario splendore e hanno trovato un nuovo rilievo grazie a collocazioni che li valorizzano. In una serie di quadri animati i protagonisti storici delle varie sezioni, interpretati da attori in costume, raccontano in prima persona le loro collezioni, ma anche le caratteristiche che presentava il Museo nella propria epoca.
In mostra anche installazioni ambientali, come due spettacolari Wunderkammer, il salotto di Maria Luigia d’Asburgo e gli studioli di Pellegrino Strobel e Angelo Andres, esposizioni capaci di garantire al visitatore un’esperienza estetica totale, catapultandolo nell’atmosfera del tempo in un viaggio attraverso i secoli.
Tra i diversi highlight del Museo, nella sezione di paleontologia figura un pezzo unico al mondo, un delfino che reca i segni di predazione da parte di un grande squalo bianco, ed è visibile lo scheletro, quasi completo, di una balenottera di circa otto metri, entrambi di età pliocenica, mentre un’altra Camera delle Meraviglie offre un’illustrazione della collezione anatomico-clinica di ceroplastiche risalente alla fine dell’Ottocento di Lorenzo Tenchini, medico abilissimo nel produrre maschere facciali di criminali secondo le teorie fisiognomiche e criminologiche di Cesare Lombroso. In una seconda Wunderkammer, ipermoderna e futurista, in un tripudio di colori trovano posto quasi 300 cassette entomologiche: è la collezione di lepidotteri e coleotteri locali ed esotici realizzata da don Ezio Boarini e acquisita dal Museo negli anni Novanta.
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