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Per tre mattine consecutive, artisti, curatori, galleristi e collezionisti internazionali si sono incontrati lontano dalla pressione del calendario ufficiale della 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, in un formato volutamente privo di sovrastrutture: nessun programma pubblico, nessuna comunicazione estesa, nessuna spettacolarizzazione
- Alessia De Michelis
- 10 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Il progetto di Luca Bombassei ha trasformato Palazzo Contarini in uno spazio di conversazione riservato
Per tre mattine consecutive, artisti, curatori, galleristi e collezionisti internazionali si sono incontrati lontano dalla pressione del calendario ufficiale della 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, in un formato volutamente privo di sovrastrutture: nessun programma pubblico, nessuna comunicazione estesa, nessuna spettacolarizzazione
- Alessia De Michelis
- 10 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliNel panorama sempre più affollato degli eventi collaterali della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte-La Biennale di Venezia, «Venezia Talks on Art» ha scelto una direzione opposta: sottrarre anziché aggiungere. Ideato dall’architetto e designer Luca Bombassei durante la settimana inaugurale della Biennale Arte 2026, il progetto ha trasformato Palazzo Contarini in uno spazio di conversazione riservato, dove il collezionismo si è ridefinito come pratica relazionale e culturale.
Per tre mattine consecutive, artisti, curatori, galleristi e collezionisti internazionali si sono incontrati lontano dalla pressione del calendario ufficiale, in un formato volutamente privo di sovrastrutture: nessun programma pubblico, nessuna comunicazione estesa, nessuna spettacolarizzazione. La scelta delle prime ore del giorno non è stata soltanto organizzativa, ma concettuale. In un tempo ancora non saturo dagli appuntamenti veneziani, il dialogo ha potuto svilupparsi con un livello di attenzione e prossimità raramente possibile nel ritmo accelerato del sistema dell’arte contemporanea.
La dimensione domestica ha assunto un ruolo centrale. La casa e la collezione privata di Bombassei non sono state utilizzate come semplice cornice scenografica, ma come condizione necessaria per favorire una conversazione non mediata, in cui le affinità personali e intellettuali prevalessero sulle gerarchie professionali. Senza una struttura dichiarata, gli incontri hanno intrecciato ricerca indipendente, istituzioni e riflessione editoriale, lasciando emergere connessioni spontanee tra interlocutori provenienti da ambiti differenti.
«Venezia Talks on Art» introduce così una possibile alternativa ai formati dominanti dell’ecosistema fieristico e biennale: un modello leggero, non standardizzabile, fondato sulla qualità del tempo condiviso più che sulla visibilità. «Ospitare, per me, è una forma di costruzione culturale», afferma Bombassei, sintetizzando un approccio che vede nell’incontro privato una forma concreta di produzione critica.