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Veduta della Chiesa di Santa Maria delle Fortezze a Viterbo

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Veduta della Chiesa di Santa Maria delle Fortezze a Viterbo

Il punto sui restauri di Santa Maria delle Fortezze a Viterbo

A causa dei bombardamenti nella Seconda guerra mondiale, dell’originale architettura della chiesa è rimasta integra solo la zona terminale delle navate, con le due absidi laterali e quella centrale

Vittorio Bertello

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A Viterbo il 16 aprile, a partire dalle ore 10, presso la sala conferenze della Fondazione Carivit a Valle Faul si tiene un incontro dedicato ai restauri in corso presso la Chiesa di Santa Maria delle Fortezze. L’iniziativa si inserisce nel programma «Etruria Futura-I progetti Pnrr della Sabap Vt-Em» ed è promossa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale.

La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1514 nel luogo dove precedentemente sorgeva un’antica chiesa edificata sui ruderi della vecchia fortezza voluta nel 1077 da Enrico IV. I lavori, ultimati nel 1521, furono seguiti dalla costruzione della cupola, disegnata da Francesco Monaldo e realizzata da Bernardo Giannini, iniziati nel 1582 e terminati nel 1618. La chiesa fu affidata alla cura dei frati minori di S. Francesco di Paola nel 1577 e ad essi rimase fino alla seconda metà del XIX secolo.

Dell’originaria facciata non resta quasi nulla, essendo andato tutto distrutto con i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, se non parte degli affreschi che decoravano gli interni. Dell’originale architettura della chiesa è rimasta integra solo la zona terminale delle navate, con le due absidi laterali e quella centrale. Le rimanenze decorative nella zona absidale della navata destra sono gli stucchi e gli emblemi araldici del periodo barocco anneriti dal fumo di fuochi di vandali. Nella parete laterale destra un’edicola rinascimentale conserva ancora una Madonna con Bambino e lacerti di affresco ascrivibili a fine XV-inizi XVI secolo. La navata sinistra ha conservato pressoché integra la decorazione pittorica. Nel catino absidale della navata sinistra vi sono un’Ascensione della Vergine e un’Assunzione. Nella lunetta, Cristo Benedicente tra angeli e sopra, nell’arco trionfale, la Madonna Annunciata a sinistra e l’Angelo Annunciante a destra. Sempre nella zona absidale della navata di sinistra, nella parete di sinistra un’altra cappella conserva la decorazione pittorica integra e parte dell’altare realizzato in peperino. Nel catino absidale si trova una «Natività», affresco databile all’inizio del XVI secolo. Nella lunetta vi è un Cristo Benedicente tra Angeli, e l’arco trionfale che chiude con al centro uno stemma in peperino ancora dipinto, con l’arme nera in campo rosso, e ai lati le Sibille.

L’edificio è attualmente oggetto di lavori finanziati nell’ambito del Pnrr, linea di investimento Caput Mundi-Next Generation Eu, con l’obiettivo di restaurare e valorizzare il complesso monumentale, garantendone una nuova e più ampia fruibilità da parte del pubblico. Un momento particolarmente significativo nella storia recente dell’edificio è rappresentato dai danni subiti durante la Seconda guerra mondiale. I bombardamenti che colpirono Viterbo nel 1943-44 interessarono anche quest’area della città, provocando crolli parziali e gravi compromissioni delle strutture murarie della chiesa.

Ad aprire i lavori sarà la soprintendente Margherita Eicheberg. A seguire, interverranno le funzionarie della Soprintendenza Federica Cerroni, architetto, e Beatrice Casocavallo, archeologa, che illustreranno nel dettaglio le fasi esecutive dell’intervento, soffermandosi in particolare sulle operazioni che hanno consentito di riportare alla luce i lacerti originali delle strutture murarie. Le conseguenze dei bombardamenti hanno inciso profondamente sulla conservazione del complesso, determinando perdite materiali e alterazioni della configurazione originaria. Proprio le tracce di questi eventi bellici sono oggi leggibili nelle murature, dove si riconoscono lacune, ricostruzioni e integrazioni realizzate nel secondo dopoguerra.

Vittorio Bertello, 14 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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