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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliC’è un luogo a Venezia in cui il tempo pare sospeso in un tacito silenzio secolare, un giardino che conserva un’eredità spirituale e botanica che ne racchiude l’essenza. È l’Orto della Basilica del Santissimo Redentore, eretta da Andrea Palladio alla Giudecca come simbolo di rinascita dopo la peste del 1575.
Qui, dopo i restauri del 2025, la Venice Gardens Foundation presenterà, dal prossimo 5 maggio (e fino al 6 ottobre), «Orizzonte. Un giardino a Venezia», il nuovo progetto espositivo della fotografa e regista Sarah Moon (Vichy, 1941).
Artista di fama internazionale, capace di spaziare dalla moda alla ricerca personale, Moon porterà in Laguna la sua inconfondibile grammatica visiva in cui i confini vacillano per dischiudere narrazioni oniriche. La mostra veneziana, con la presentazione del cortometraggio di 4 minuti intitolato «Un giardino a Venezia», culminerà nell’intreccio tra fotografie di natura ed echi di memoria in cui l’artista suggerisce e cattura ombre e interstizi.
A rendere palpabile questo incontro tra il visibile e l’invisibile è la scelta dell’accompagnamento sonoro. Le immagini dialogano infatti in intima risonanza con le note del compositore estone Arvo Pärt: le musiche «Fratres» (interpretata dai dodici Violoncellisti della Berlin Philharmonic Orchestra) e «Miserere» (affidata a The Hilliard Ensemble e Paul Hillier) accompagneranno il visitatore in una dimensione estraniante e poetica.
L’operazione non è solo artistica, ma si fa manifesto di un impegno conservativo. L’opera di Sarah Moon s’intreccia profondamente con la missione della Venice Gardens Foundation, presieduta da Adele Re Rebaudengo, che da oltre dodici anni si dedica al restauro e alla tutela del patrimonio botanico e architettonico veneziano (tra i suoi interventi di spicco, anche i Giardini Reali di San Marco) con l’obiettivo di ricostruire un legame intimo con l’ecosistema urbano.
«Siamo felici e onorati di aver accolto Sarah Moon all’Orto Giardino del Redentore, spiega Adele Re Rebaudengo. La sua arte e l’impegno della Fondazione convergono qui nel proposito di "sentire" la natura, concorrendo alla sua preservazione: l’una attraverso la maestria dello scatto fotografico e le immagini in movimento, l’altro grazie al restauro, alla cura e custodia costanti. L’intreccio tra la selezione di fotografie, il film e le musiche costituisce la trama di quest’evento che restituisce lo sguardo del Giardino, della Città e della Natura stessi».
Un’immersione totale che l’artista stessa ha vissuto in prima persona durante la fase creativa: «La mia gratitudine va ad Adele Re Rebaudengo e alla Fondazione per avermi concesso di trascorrere alcuni giorni in solitudine nell’Orto Giardino, racconta Sarah Moon. Entrare in questo luogo, pazientemente restaurato, significa varcare una soglia, fare un passo all’interno delle profondità del mondo, in un tempo sospeso fuori dal tempo, in un silenzio che non avevo mai sentito prima, interrotto solamente dal rintocco delle campane. Vorrei ringraziare Arvo Pärt, la cui musica perpetua il mistero del tempo».
Realizzata con il sostegno di Van Cleef & Arpels, l’esposizione sarà accompagnata dalla pubblicazione dell’omonimo libro Orizzonte. Un giardino a Venezia, stampato in un’edizione limitata di 500 copie numerate.
«Orizzonte» si rivela dunque non solo come un’esposizione d’arte, ma come un vero e proprio invito a rallentare. L’alleanza tra la sensibilità visiva di Sarah Moon e la dedizione della Venice Gardens Foundation restituisce alla città un rifugio in cui la bellezza della natura e la forza della memoria storica si fondono, offrendo a chi vi entra un’esperienza contemplativa.