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Installation view della mostra di Zilvinas Kempinas da Peter Frey Gallery

Courtesy of Peter Frey Gallery

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Installation view della mostra di Zilvinas Kempinas da Peter Frey Gallery

Courtesy of Peter Frey Gallery

Kempiras trasforma la galleria in un oceano

L'intervento dell’artista lituano, che aveva rappresentato il suo paese alla 53ma Biennale di Venezia, si sviluppa a partire da elementi minimi e si basa sull’interazione tra materiali essenziali, condizioni fisiche e processi percettivi

Camilla Bertoni

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Un soffitto vibrante di riflessi che si muove come un’onda, un pavimento che si fa turbine d’aria grazie una ventola industriale nera in funzione, adagiata a terra. È così che l’artista Zilvinas Kempinas ha trasformato la sede della Peter Frey Gallery di Verona (fino al 31 luglio) in un «Ocean above», un oceano sopra la testa. È il titolo della mostra in cui l’artista lituano si esprime secondo il linguaggio che gli è proprio, quello dell’installazione e per il quale ha ottenuto riconoscimenti internazionali: con la sua opera «Tube» (2009) ha rappresentato la Lituania alla 53ma Biennale di Venezia, mentre precedentemente, nel 2007, gli era stato assegnato il Calder Prize, e nel 2012 il Premio Nazionale Lituano per la Cultura e le Arti. Al suo attivo Kempinas ha esposizioni in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Palais de Tokyo di Parigi, la Kunsthalle Wien di Vienna, il Museum Tinguely di Basilea e MoMA PS1 a New York. 

Installation view della mostra di Zilvinas Kempinas da Peter Frey Gallery. Courtesy of Peter Frey Gallery

Installation view della mostra di Zilvinas Kempinas da Peter Frey Gallery. Courtesy of Peter Frey Gallery

Centrale nella sua ricerca è l’installazione cinetica, dove spesso utilizza, come in questo caso, il nastro magnetico, accanto a forze invisibili come l’aria. Ma ha un ruolo importante nella sua opera anche un linguaggio più legato alla tradizione come la pittura, che si intreccia come in un continuum con la struttura installativa: anche qui infatti alle pareti si trova una serie di tele dove si ripete il segno circolare, applicato manualmente o tramite timbratura. Dunque mentre nelle opere pittoriche i segni si sovrappongono, si cancellano e riemergono attraverso interventi successivi di levigatura e ridipintura, sul pavimento un anello di nastro è tenuto nella sua forma perfettamente circolare dal flusso di aria che risalendo le pareti finisce per scombussolare la serie di nastri magnetici Vhs che percorrono a intervalli regolari il soffitto. «L’opera si inserisce
nella serie delle “self-balancing sculptures” sviluppata dall’artista, tra cui O, O2, Double O, Flux, Beyond the Fans e Lemniscate – spiega la gallerista Camilla Santi - presentandone una nuova declinazione caratterizzata da una tensione sospesa e perturbante. L’intervento si sviluppa a partire da elementi minimi, in particolare il nastro magnetico, utilizzato come componente attiva, e si basa sull’interazione tra materiali essenziali, condizioni fisiche e processi percettivi. Lo spazio non è semplicemente occupato, ma attivato da forze spesso impercettibili, correnti d’aria, tensione, gravità, che
determinano direttamente il comportamento delle opere, generando configurazioni aperte e in continua ridefinizione. Nel loro insieme, le opere indagano temi ricorrenti nella pratica dell’artista quali energia, movimento, tempo e instabilità percettiva. Attraverso l’impiego di mezzi essenziali e di forze fisiche elementari, Kempinas costruisce un sistema aperto in cui le opere si definiscono nel tempo e in relazione alla presenza dello spettatore».

Camilla Bertoni, 18 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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