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Era stato annunciato nello scorso dicembre: a sei mesi da allora, oggi, 13 giugno alle 20.30, sarà presentato il restauro della tela monumentale, identitaria per Brescia, dell’«Assunzione della Vergine», il capolavoro di Alessandro Bonvicino detto il Moretto (Brescia, 1498-1554), che domina l’altare maggiore del Duomo Vecchio. Il restauro, realizzato nel 500mo anniversario di questo grandioso dipinto, realizzato tra il 1524 e il 1526, nella prima maturità del maestro, è stato sostenuto da Ca’ del Bosco (tra le aziende leader nella produzione di Franciacorta, fondata e presieduta da Maurizio Zanella e da tempo impegnata nell’ambito dell’arte e della cultura) e Fondazione Venetian Heritage (organizzazione internazionale non profit diretta da Toto Bergamo Rossi, che nota come «dal 1999 Venetian Heritage [promuova] la cultura veneziana attraverso una vasta campagna di interventi di restauro effettuati a Venezia, ma anche nei territori che anticamente facevano parte della Serenissima Repubblica. Brescia fu parte integrante dei domini veneziani dal 1426 fino all’invasione napoleonica avvenuta nel 1797. La pala d’altare del Duomo Vecchio testimonia chiaramente come la pittura veneziana del grande Tiziano influenzò il giovane Alessandro Bonvicino detto il Moretto»). Coordinatore scientifico e organizzativo, lo storico dell’arte Davide Dotti.
A realizzare il lavoro è stato il laboratorio di restauro Antonio Zaccaria, con la supervisione di Silvia Massari e Andrea Quecchia della Soprintendenza di Brescia, con il supporto delle indagini diagnostiche non invasive eseguite da Vincenzo Gheroldi.
Posta a 4,5 metri dal suolo, e incorniciata da una monumentale ancona lignea intagliata e dorata (restaurata anch’essa), la «Pala dell’Assunzione» è difficilmente trasportabile, essendo alto il rischio di produrre danni nel movimentarla e di arrecarne ulteriori a causa delle variazioni termo-igrometriche cui sarebbe sottoposta: è stata perciò restaurata in sede.
Come dichiara Antonio Zaccaria, «la sfida più delicata è stata la rimozione di due antichi strati di vernice, rispettando le tracce lasciate dai passati interventi, e l’esecuzione di una pulitura selettiva, calibrata sulle diverse caratteristiche dei pigmenti e dei materiali. Determinante è stato il continuo dialogo tra indagini diagnostiche e operazioni tecniche, che ha orientato a un nuovo e diverso approccio metodologico. L’apertura del cantiere al pubblico ha reso visibile questa complessità, trasformando il restauro in un’esperienza di partecipazione e conoscenza. Il risultato è duplice: da un lato la restituzione di una corretta leggibilità dell’opera, dall’altro una comprensione più profonda della sua genesi e una rinnovata consapevolezza del legame che continua a unirla alla sua comunità».
Il risultato è stupefacente: tanto il registro superiore, con la Vergine circondata dagli angeli, poggiata su un «pavimento» di nubi, quanto quello inferiore, dove si agitano gli apostoli, sconvolti alla vista del sepolcro vuoto, hanno recuperato i colori smaglianti e intrisi di luce di Moretto, che il tempo e i fumi delle candele avevano offuscato, mentre, come nota Davide Dotti, l’intervento ha «permesso di comprendere più a fondo la raffinata tecnica pittorica del maestro, il suo modo di costruire l’articolata composizione, di stendere il colore sulla tela e, talvolta, di tornare sui propri passi per correggere i dettagli che non lo soddisfacevano».
Particolare prima del restauro: Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, «Assunzione della Vergine», 1524-26. Brescia, Duomo Vecchio. © Antonio Zaccaria-Restauro Beni Culturali
Particolare dopo il restauro: Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, «Assunzione della Vergine», 1524-26. Brescia, Duomo Vecchio. © Fotostudio Rapuzzi
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