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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliÈ all’eredità teorica e pittorica del chiaroscuro, che in Caravaggio prima e in artisti come Goya poi trae la sua espressione decisiva, che la Pinault Collection attinge ora per la sua nuova mostra collettiva parigina presentata alla Bourse de Commerce dal 4 marzo al 31 agosto: «Clair-obscur». La rassegna, come spiega la direttrice della Pinault Collection Emma Lavigne, che è anche la curatrice generale, si fonda sulla riflessione di Giorgio Agamben sul contemporaneo, inteso come colui che «fissa lo sguardo sul proprio tempo per percepirne non le luci, ma l’oscurità»: «Il contemporaneo, sostiene il filosofo romano di 83 anni, citato dall’istituzione parigina, è colui che sa vedere questa oscurità, che è in grado di scrivere intingendo la penna nelle tenebre del presente».
Attraverso un corpus di un centinaio di opere di una ventina di artisti moderni e contemporanei, tra cui Germaine Richier, Alberto Giacometti, Wolfgang Tillmans, Carol Rama, Bruce Nauman e Danh Vo, la mostra indaga il chiaroscuro come modello visivo e concettuale che, affondando le sue radici nella tradizione cinquecentesca, è ancora vivo nell’arte contemporanea. Un modello, soprattutto per l’uso della luce, la cui funzione non è solo descrittiva, ma narrativa e simbolica, che ha continuato a esercitare un’influenza duratura e riemerge riemergendo nelle pratiche artistiche attuali.
«Il chiaroscuro appare così come un linguaggio visivo e simbolico rinnovato, un dispositivo narrativo, un principio filosofico, scrive Emma Lavigne in un comunicato. Esso esprime al tempo stesso la materialità della luce e le zone d’ombra dell’inconscio, trasformando il nostro rapporto con il visibile e l’invisibile. L’influenza di questa sensibilità pittorica si avverte tanto nella palette smorzata delle tele enigmatiche e malinconiche di Victor Man quanto nella poetica delle opere di Bill Viola, che si ispira ai maestri antichi per far emergere, in una temporalità rallentata, corpi che affiorano dall’ombra».
Il percorso intreccia generazioni e linguaggi. A Laura Lamiel (Morlaix, Francia, 1943) è stata affidata l’installazione delle 20 vetrine del Passage della Bourse de Commerce. L’artista utilizza oggetti trovati, superfici d’acciaio e tubi fluorescenti. Nei suoi lavori la luce, usata come se fossero «pennelli», secondo le sue stesse parole, diventa strumento vitale per far affiorare stati emotivi, memorie e presenze latenti e il chiaroscuro diventa dunque un processo psichico. Le pitture di Victor Man (Cluj, Romania, 1974) sono riunite nella Galerie 3: le figure che le popolano si muovono in uno spazio melanconico e sembrano affiorare lentamente dall’ombra, come immagini mentali o apparizioni.
Nelle opere video di Bill Viola (1951-2024) i corpi emergono dal buio in una temporalità «rallentata», evocando la lezione dei grandi maestri del passato. Sotto la cupola vetrata della Rotonde è stato scelto di presentare un’installazione video del 2024 di Pierre Huyghe, «Camata». L’opera mette in scena un «rituale metafisico» intorno al ritrovamento di uno scheletro umano filmato nel deserto di Atacama, in Cile, e rielaborato continuamente da algoritmi di apprendimento automatico. Un rituale, sospeso tra umano e non umano, tra giorno e notte, luci e ombre, «allo stesso tempo arcaico e tecnologico, si legge ancora nella nota, dove bracci meccanici azionati dall’energia dei pannelli solari si muovono attorno allo scheletro in una coreografia lenta e precisa come un’autopsia».