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L’iconica mirrorball, parte del progetto di light design di C2C Festival che ha fatto da sfondo alle sonorizzazioni

© Buccia Studio

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L’iconica mirrorball, parte del progetto di light design di C2C Festival che ha fatto da sfondo alle sonorizzazioni

© Buccia Studio

La Cavallerizza Reale • Creative Roads, il cantiere come forma

Il secondo capitolo del racconto riguarda Memoria, Cura, Comunità e Futuro: 4 temi, 20 artisti e 18 mesi per ridefinire il rapporto tra arte, architettura e città

Se c’è un luogo che costituisce un paradigma visivo della contemporaneità, condensando l’essenza del XXI secolo, è il cantiere. L’estetica brutalista, i materiali industriali, la scala monumentale e il formicolio umano che lo popola, fanno di questo ambiente il contenitore ideale per interventi artistici e iniziative culturali. Nel cantiere, tutto è possibile. La sua natura work in progress si traduce, sul piano concettuale, nell’idea di una trasformazione creativa permanente; una metamorfosi in presa diretta che non investe solo gli spazi, ma anche chi li frequenta e li attraversa, in una sorta di relazione osmotica tra individuo e contesto. Il cantiere è uno dei luoghi sacri della contemporaneità. Tale intuizione incontra la pratica di molti artisti a partire dagli anni Settanta. Tra questi Gordon Matta-Clark, newyorkese nato del 1943 e prematuramente scomparso nel 1978, e Lara Almarcegui, artista spagnola del 1972. Il primo è noto per i suoi interventi su edifici abbandonati, che fora, taglia e attraversa, alterando gli spazi originari con gesti performativi che aprono una riflessione sulla dimensione mutevole, e mobile, dell’architettura, dei suoi usi e della sua funzionalità. Almarcegui, invece, porta le macerie delle demolizioni all’interno dei luoghi espositivi, mettendo in moto una critica sulle strategie urbanistiche delle città moderne. Qualcuno forse ricorda la Biennale di Venezia del 2013, quando il Padiglione spagnolo accolse cumuli di cemento, ferro, ghiaia, segatura e altri materiali; gli stessi, e le stesse quantità, impiegati per la costruzione dell’edificio espositivo, all’inizio del XX secolo. Il cantiere come materia viva per gli artisti è dunque una tendenza ormai storicizzata. Tuttavia, al di là delle pratiche artistiche ispirate all’estetica industriale — e ai temi che un’indagine sulla città moderna porta con sé — c’è un filone contemporaneo che si spinge oltre e trasforma i siti di costruzione (spesso edifici o sezioni di poli espositivi in via di ristrutturazione) nella sede di iniziative artistiche aperte alla cittadinanza, consacrando il cantiere a luogo di sperimentazione creativa e innovazione. È questa la cornice nella quale si inserisce il progetto Creative Roads, un festival continuo promosso da C2C Festival, Graphic Days® e Paratissima, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha l’obiettivo di animare gli ambienti in trasformazione della Cavallerizza Reale a Torino, attraverso residenze d’artista, performance e installazioni site-specific. Il ciclo di eventi è concepito per accompagnare — e raccontare — i lavori dell’importante progetto di riqualificazione, a firma di Cino Zucchi, finalizzati a rendere il complesso monumentale uno spazio condiviso e attraversabile, sia concretamente che metaforicamente. Creative Roads si presenta come un’iniziativa unica nel panorama nazionale, ispirata a casi studio che hanno ridefinito il concetto di cantiere creativo negli ultimi quindici anni.

La restituzione del progetto di Guido de Boer all’interno della Manica del Mosca. © Buccia Studio

Giulia Parlato, la fotografa scelta da Paratissima per raccontare il tema Memoria. © Buccia Studio

Pensiamo, per esempio alla Fondazione Luma, ad Arles. Durante la costruzione della torre progettata da Frank Gehry e la ristrutturazione degli edifici esistenti, la fondatrice Maja Hoffmann ha fortemente voluto che il sito rimanesse aperto al pubblico, ospitando eventi artistici dinamici, che interagivano con il lavoro dell’architetto. Un esempio è «Solaris Chronicles», mostra «in continua evoluzione», aperta in occasione dell’inaugurazione dei lavori, nell’aprile del 2014.

Altro esempio internazionale sono i Tanks della Tate Modern di Londra, un ex deposito sotterraneo di petrolio, aperto al pubblico nel 2012, come step iniziale di un imponente intervento di ampliamento dell’edificio museale, progettato da Herzog & de Meuron. Tra le varie iniziative pianificate, il programma di mostre «Art in Action» è stato realizzato durante una pausa tra due fasi dei lavori per l’espansione del museo, rivelandosi un modo per definire, attraverso gli occhi degli artisti, la natura degli spazi in trasformazione.

Creative Roads riprende questa tradizione e la attualizza sulla scena torinese, con l’ambizione di diventare un progetto all’avanguardia a livello europeo. Risultato di una manifestazione di interesse con cui Fondazione Compagnia di San Paolo ha invitato gli enti culturali del territorio a presentare proposte per animare il cantiere della Cavallerizza e raccontarne la trasformazione a luogo culturale, il progetto vincitore è un’iniziativa ideata da una «triade magica»: C2C Festival, Graphic Days® e Paratissima, tre realtà con uno storico significativo e una capacità di coinvolgimento unici nel settore. Creative Roads è concepito come un itinerario sperimentale di 18 mesi, che nel corso del tempo coinvolgerà 20 artisti, tra professionisti affermati e giovani talenti selezionati tramite open call. L’obiettivo è rendere visibile e trasparente l’intero processo di riqualificazione degli spazi della Cavallerizza, invitando i cittadini a vivere la nuova dimensione di questo luogo nel suo divenire.

L’alleanza tra C2C Festival, Graphic Days® e Paratissima genera un programma artistico multidisciplinare che connette arte, musica, fotografia e design, dove gli artisti sono chiamati a confrontarsi con quattro parole chiave della contemporaneità. La prima è Memoria, intesa non solo come sguardo al passato, ma piuttosto come eredità attraverso cui proiettarsi nel futuro. Su questo concetto hanno lavorato la fotografa Giulia Parlato (a cura di Paratissima) e il visual designer Guido de Boer (a cura di Graphic Days®), realizzando due progetti artistici all’interno del cantiere che interpretano la parola chiave alla luce del contesto attuale di trasformazione e rinascita. A completare il momento di restituzione, avvenuto anch’esso nel perimetro del cantiere, una sonorizzazione site-specific (a cura di C2C Festival) ha coinvolto Kode9, DJ, produttore, artista e scrittore scozzese e i due torinesi Stefania Vos e Gang of Ducks.

Altro tema indagato quello della Cura, concepita come un atto di responsabilità verso le persone e i luoghi. In un momento storico dominato dall’individualismo, prendersi cura di qualcosa e di qualcuno è un gesto dirompente, consapevole e profondamente umano. È un dovere verso le nuove generazioni e i futuri cittadini, ma anche verso i luoghi che abitiamo e che condividiamo. Vincitori dell’open call lanciata per le residenze dedicate a questo concetto sono stati Michele Turbanti, per la sezione fotografia, e il Collettivo Stampo Pubblico (Sofia Borelli e Agnese Di Persio), per la sezione design; entrambi hanno lavorato fianco a fianco con studenti dell’Istituto Albe Steiner, costruendo un’esperienza collettiva basata su ascolto, dialogo e relazioni tra i partecipanti.

Uno scatto della mirrorball dopo il calare del sole. © Buccia Studio

Uno scatto della mirrorball dopo il calare del sole. © Buccia Studio

La terza parola a cui è ispirato il programma è Comunità, interpretata soprattutto nella sua dimensione plurale. Al centro di questo «capitolo» vi è infatti la contaminazione tra culture e identità diverse, peculiarità del tessuto urbano e sociale di Torino. In questo contesto, verranno esplorati gli aspetti identitari delle comunità che vivono attorno alla Cavallerizza e, più in generale, in città: dalla lingua alle tradizioni, dalla cucina alla religione, con l’obiettivo di intercettare le seconde e terze generazioni di immigrati.

Maggio sarà il momento in cui il risultato delle residenze sul tema Cura sarà mostrato al pubblico negli spazi delle Ex Scuderie e della Rotonda; ma anche della residenza sul tema della Comunità, affidate al fotografo Alessandro Truffa e ai designer Superterrestre APS.

Infine, in una sorta di auspicio per la nuova vita della Cavallerizza Reale, chiude il ciclo di eventi il tema del Futuro, soprattutto in un’ottica di sostenibilità. Nel mondo di oggi, infatti, la sfida in mano agli artisti è soprattutto quella di anticipare gli sviluppi della società, ragionando sulle criticità imposte dai cambiamenti ambientali, sociali ed economici.

Creative Roads rappresenta un esempio emblematico di come l’arte può contribuire ad alimentare un senso di appartenenza nella cittadinanza. L’idea di aprire il cantiere attraverso l’arte non è un semplice espediente narrativo per raccontarne l’evoluzione, ma mira ad attivare fin da subito un processo di coinvolgimento capace di trasformare la Cavallerizza in uno spazio permeabile e inclusivo orientato all’aggregazione sociale e caratterizzato da una natura ibrida, pubblica e aperta. Un luogo pensato per generare scambi, relazioni e connessioni. In questa prospettiva, l’intervento contribuisce anche a ricucire parti di città oggi frammentate, in particolare tra via Po e i Giardini Reali, attraverso un percorso eterogeneo che intreccia funzioni culturali, lavorative, abitative e ricreative. Tenere chiuse le porte per due anni avrebbe significato privare i futuri fruitori della possibilità di costruire, o rafforzare, un legame con questi spazi. Il cantiere dunque non è più soltanto uno spazio transitorio, un luogo sospeso tra passato e futuro (non a caso le parole «Memoria» e «Futuro» aprono e chiudono il programma del festival). Si presenta invece come un dispositivo capace di rielaborare il rapporto tra architettura, spazio pubblico e comunità. La dimensione dell’incompiuto si rivela una risorsa creativa: è proprio grazie all’apertura a sguardi inediti di cittadini e artisti che lo spazio diventa abitabile e abitato, lasciandosi plasmare da chi lo attraversa, lo osserva e lo interpreta. Grazie allo sguardo degli artisti coinvolti, il cantiere della Cavallerizza diventa un laboratorio aperto per immaginare insieme un nuovo modo di fare città, di viverla e di rispettarla, contribuendo a un modo di guardare all’arte come strumento di educazione civica e responsabilizzazione.

Kelman Duran, artista internazionale selezionato da C2C Festival per la prima sonorizzazione. © Buccia Studio

Rica Cerbarano, 13 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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La Cavallerizza Reale • Creative Roads, il cantiere come forma | Rica Cerbarano

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