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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliLa Corte dei Conti francese punta il dito contro il Cnap-Centre national des arts plastiques, giudicando ormai insostenibile il modello dell’istituzione creata nel 1982 (nonché ente pubblico amministrativo posto sotto la tutela del Ministero della Cultura d’oltralpe) e oggi al centro di una missione culturale frammentata e costosa. Nel suo ultimo rapporto, presentato il 19 novembre, l’organo di controllo raccomanda la soppressione del Centro entro il 2030, con la redistribuzione delle competenze tra la Direzione generale della creazione artistica e grandi istituzioni come il Centre Pompidou e i Frac-Fonds régional d’art contemporain.
Secondo la Corte, il Cnap non ha raggiunto una «dimensione critica» tale da garantirne l’efficacia: un quarto della collezione (24mila su 46mila opere) non è mai uscito dai depositi, mentre solo il 30% delle acquisizioni più recenti (tra il 2010 e il 2020) è stato effettivamente reso pubblico. A fronte di 5,4 milioni destinati alle missioni principali, le spese di funzionamento sfiorano i 13 milioni di euro, cui si aggiungono 3,9 milioni per il personale. L’istituzione, inoltre, ha un inventario incompleto, con dati poco affidabili e una governance ritenuta fragile. La Corte segnala anche il capitolo immobiliare: il trasloco dal sito storico de La Défense ai nuovi spazi temporanei di Aubervilliers, in attesa del trasferimento definitivo a Pantin nel 2027, ha visto i costi lievitare a 98 milioni di euro, quasi il doppio delle previsioni iniziali.
Ma la proposta di soppressione trova però un’opposizione: la ministra della Cultura francese Rachida Dati ha dichiarato di «non voler accogliere» l’esortazione della Corte dei Conti, sostenendo che la chiusura del Cnap non produrrebbe risparmi significativi e rischierebbe di indebolire la visibilità della politica statale a sostegno delle arti visive. Per la ministra, l’ente, che impiega 85 persone e gestisce la collezione di 108mila opere del Fnac-Fond national d’art contemporain, resta uno strumento essenziale nel paesaggio artistico francese, già segnato da forte competizione tra musei, fondazioni private e reti regionali.
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