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Carlino Corezzi
Leggi i suoi articoliI circa 180 chilometri di costa marchigiana sul mare Adriatico occupano una posizione strategica lungo le rotte che per secoli hanno messo in relazione Italia, Balcani, Dalmazia, Grecia e Levante. Compressa tra mare, colline e dorsale appenninica, la fascia costiera marchigiana concentra dentro uno spazio relativamente ristretto città, porti, infrastrutture e paesaggi costruiti attorno all’Adriatico, che nei secoli ha modellato la fisionomia urbana: approdi romani, porti commerciali, rocche, infrastrutture ferroviarie, cantieri navali e waterfront contemporanei continuano ancora oggi a occupare gli stessi affacci costieri. Non a caso il mare e la dimensione adriatica costituiscono uno degli assi centrali del dossier di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. Per secoli porti e traffici marittimi hanno favorito la circolazione di maestranze, architetture e linguaggi figurativi tra Venezia, Dalmazia e Marche. Oggi però questa continuità tra città e mare rende la costa marchigiana particolarmente esposta alle trasformazioni climatiche dell’Adriatico. Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) il livello medio del mare è cresciuto negli ultimi 30 anni con valori compresi tra 2 e 4 mm/anno, accompagnato da fenomeni erosivi che hanno interessato soprattutto i tratti bassi e urbanizzati della costa marchigiana. Mareggiate, opere rigide di difesa costiera e artificializzazione del litorale modificano progressivamente il rapporto storico tra spiaggia, infrastrutture e città, dentro una fascia costiera relativamente stretta. In molti casi la linea ferroviaria adriatica corre ancora oggi a pochi metri dalla costa, comprimendo ulteriormente lo spazio disponibile tra città e mare e irrigidendo il sistema costiero. La persistenza di fenomeni erosivi è resa ancora più delicata dalla conformazione relativamente chiusa e poco profonda dell’Adriatico, che amplifica gli effetti dell’innalzamento progressivo del livello del mare e delle mareggiate lungo gran parte della costa centrale italiana. L’Adriatico settentrionale e centrale è considerato dagli studi climatici tra i settori mediterranei maggiormente esposti agli effetti combinati di innalzamento marino, subsidenza ed eventi meteorologici estremi. Questi fenomeni modificano il rapporto storico tra città, infrastrutture e paesaggio.
Ancona, principale porto dell’Adriatico centrale, vive un equilibrio delicato tra crescita infrastrutturale, tutela del paesaggio storico e vulnerabilità climatica. Il porto commerciale, i terminali, i sistemi logistici e il traffico marittimo continuano a occupare lo stesso affaccio utilizzato per secoli dal porto storico della città. La costa marchigiana ci ricorda dunque quanto il mare continui a essere una forza capace di costruire, modificare e ridefinire le città dell’Adriatico.
Carlino Corezzi
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