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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliChe cosa hanno in comune un laboratorio di medicina molecolare e un’opera di Lucio Fontana? Oppure le cellule osservate al microscopio e le superfici fratturate di Alberto Burri? Condividono innanzitutto il medesimo tentativo dare forma alle forze non visibili che attraversano la materia: energie e processi che si sviluppano oltre la soglia della percezione umana. Un territorio esplorato dalla mostra «La terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca», allestita dal 28 maggio al 30 settembre al Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università di Padova per i trent’anni del Veneto Institute of Molecular Medicine – VIMM, con inaugurazione alle 16,30 alla presenza del curatore Sylvain Bellenger, della presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata – VIMM Giustina Destro, della rettrice dell’Università di Padova Daniela Mapelli e del presidente della Regione Veneto Luca Zaia. La mostra, curata da Sylvain Bellenger e Giovanni Panebianco, mette in relazione opere d’arte moderna e contemporanea con immagini prodotte nei laboratori del VIMM, attingendo a biologia cellulare, medicina molecolare, neuroscienze e rappresentazione visiva. Opere di arte antica, moderna e contemporanea, immagini scientifiche prodotte dai laboratori VIMM, materiali storici e installazioni e apparati multimediali dialogano sulla suggestione del celebre verso surrealista di Paul Éluard, titolo della mostra, guardando alla ricerca scientifica come esercizio di immaginazione, osservazione e interpretazione del reale. Sia l’artista sia il ricercatore lavorano su ciò che non è inizialmente visibile. La ricerca biomedica contemporanea, soprattutto negli ambiti della genetica, della biologia cellulare e della medicina rigenerativa, opera infatti su strutture microscopiche, reti molecolari, segnali chimici e processi invisibili all’occhio umano. Per renderli comprensibili servono immagini, modelli, traduzioni visive: un passaggio in cui il linguaggio scientifico entra in contatto con quello artistico.
Alberto Burri, Cretto
Fondato nel 1996 a Padova, il VIMM è nato con un’impostazione allora poco diffusa in Italia: integrare ricerca di base e applicazione, accelerando il passaggio delle scoperte dal laboratorio alla pratica medica. Nel corso di trent’anni il centro ha sviluppato attività di ricerca in neuroscienze, metabolismo, malattie genetiche, patologie neuromuscolari, oncologia e medicina cellulare, costruendo una rete internazionale di collaborazioni e infrastrutture avanzate. Nel percorso espositivo il dialogo tra arte e biomedicina prende forma attraverso accostamenti straordinariamente efficaci. La fotografia scientifica di una cellula HeLa in mitosi, per esempio, realizzata dal gruppo di Konstantinos Lefkimmiatis, viene messa in relazione con Linee nere (1913) di Wassily Kandinsky, un’opera in cui il movimento e la tensione interna della materia vengono tradotti in strutture astratte e dinamiche. Un organoide neurale umano tridimensionale, ottenuto da cellule staminali e sviluppato nel laboratorio di Onelia Gagliano, è accostato a un Concetto spaziale del 1951 di Lucio Fontana, connettendo la ricerca scientifica sulle strutture neuronali con gli squarci attraverso cui Lucio Fontana apre un varco sulla struttura dello spazio e del vuoto. In Rosso Plastica (1963) di Alberto Burri la combustione della superficie diventa l’eco dei processi di trasformazione fisica cui la materia è sottoposta a livello macro e microsopico. Le decorazioni a finto marmo di Giotto evocano vene, capillari e una livida superficie epidermica, mentre le Sette teste grottesche di Leonardo da Vinci sono utilizzate per interrogare il rapporto tra osservazione anatomica e costruzione psicologica dell’identità. Molte delle grandi rivoluzioni scientifiche e artistiche sono nate in fondo da un cambiamento di sguardo: la relatività generale, la microscopia avanzata, il sequenziamento genetico, l’imaging cellulare ad alta definizione e le tecnologie di editing genomico hanno modificato radicalmente la comprensione del mondo. Oggi il lavoro biomedico non studia solo organi o tessuti, ma reti dinamiche di interazioni molecolari, relazioni tra geni, metabolismo e ambiente.
Achille Funi, Scheletro, 1942
La ricerca ridefinisce continuamente il rapporto tra essere umano, tecnologia e conoscenza e modifica anche il modo in cui la medicina interpreta il corpo, la malattia e la cura. Nei testi che accompagnano il progetto emergono temi come l’accesso alle cure, la sostenibilità dei sistemi sanitari, l’etica dei dati genetici, la medicina personalizzata e il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nei processi diagnostici. Il VIMM celebra dunque il proprio anniversario con una riflessione pubblica sulla natura stessa della ricerca. Il centro padovano ha sviluppato un modello fortemente interdisciplinare, fondato sulla collaborazione tra biologi, clinici, bioinformatici, ingegneri e specialisti di imaging avanzato. È un approccio che riflette un cambiamento più ampio della medicina contemporanea: le grandi patologie multifattoriali — tumori, malattie neurodegenerative, disturbi metabolici — non possono più essere affrontate da singole discipline isolate. In questo quadro il rapporto con l’arte assume una funzione epistemologica. L’immagine artistica, come quella scientifica, deve dare forma all’essenza di fenomeni complessi. Le opere di Fontana, Burri, Emilio Isgrò o Achille Funi presenti nel percorso sono strumenti per interrogare il modo in cui la materia si altera, si organizza e prende forma. A corredo della mostra il catalogo Allemandi, realizzato anche grazie al contributo di Intesa Sanpaolo, con interventi istituzionali e scientifici a testimonianza del rapporto tra il gruppo bancario e il VIMM nel sostegno alla ricerca biomedica avanzata. Di particolare significato anche la città che ospita la mostra, dove il rapporto tra osservazione scientifica e rappresentazione del corpo attraversa secoli di storia. Dall’Orto Botanico fondato nel Cinquecento al teatro anatomico dell’Università, allo sviluppo della medicina moderna, Padova è stata uno dei luoghi europei in cui lo studio della natura ha trasformato anche il modo di guardare, descrivere e rappresentare il corpo umano. La ricerca scientifica ha bisogno di finanziamenti e tecnologie, ma anche di immaginazione, visione, coraggio e curiosità.
Giotto, Decorazione a finti marmi
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