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BAD NEWS IS ALWAYS TRUE, 2015, acrylic on canvas, 40 x 40 inches courtesy of Giorno Poetry Systems

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BAD NEWS IS ALWAYS TRUE, 2015, acrylic on canvas, 40 x 40 inches courtesy of Giorno Poetry Systems

La parola come performance: John Giorno al MAMbo

Con John Giorno: The Performative Word, il MAMbo restituisce la complessità di un artista che ha reinventato la poesia come pratica espansa, capace di abitare il mondo e di trasformare la parola in azione. Un’eredità che continua a risuonare nel presente, interrogando il rapporto tra linguaggio, arte e vita.

Sophie Seydoux

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Dal 5 febbraio al 3 maggio 2026 il MAMbo dedica a John Giorno la prima grande retrospettiva italiana. John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi, ripercorre oltre sessant’anni di pratica poetica e artistica, restituendo la complessità di una figura che ha saputo trasformare la parola in gesto, esperienza e dispositivo relazionale. Poeta, performer, artista e attivista, Giorno (New York, 1936–2019) è stato uno dei protagonisti più radicali della scena d’avanguardia newyorkese del secondo Novecento. La sua opera ha infranto i confini disciplinari, spingendo la poesia oltre la pagina scritta e portandola nello spazio pubblico, nella performance, nelle reti di comunicazione, fino a farne uno strumento di intervento politico e comunitario.

New York, avanguardia e reti

Figura centrale di un ecosistema culturale che intrecciava arte visiva, musica, letteratura e controcultura, Giorno fu vicino a Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William S. Burroughs, John Cage e Patti Smith. Nel 1965 fondò la Giorno Poetry Systems, piattaforma no-profit che rivoluzionò la diffusione della poesia, intrecciandola con le arti visive, la musica, l’attivismo e le pratiche collettive.

La mostra bolognese restituisce questa dimensione reticolare attraverso un percorso articolato in nuclei tematici che mettono in evidenza la natura multiforme della sua ricerca: dalle poesie visive ai collage linguistici, dalle installazioni sonore agli ambienti performativi, fino alle opere testuali su supporti pittorici, caratterizzate da colori saturi e da un font diventato iconico.

Dial-A-Poem: la poesia come esperienza pubblica

Cuore concettuale dell’esposizione è Dial-A-Poem, il progetto che tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala. Presentata nel 1970 alla mostra Information al MoMA, l’opera consentiva al pubblico di ascoltare, componendo un numero telefonico, le voci di poeti, artisti e musicisti intenti a leggere i propri testi.

Un lavoro pionieristico di arte partecipativa che nel tempo ha raccolto oltre 280 registrazioni di più di 130 autori e ha generato numerose edizioni internazionali. In occasione della retrospettiva, il MAMbo presenta Dial-A-Poem Italy, una nuova versione dell’opera che coinvolge oltre trenta poete e poeti italiani contemporanei, restituendo al pubblico l’esperienza imprevedibile e intima dell’ascolto: una chiamata, una voce inattesa, un frammento poetico che diventa performance privata.

Archivio, corpo, politica

Accanto alle opere, una sezione dedicata ai materiali d’archivio ricostruisce il contesto storico e relazionale della pratica di Giorno, mettendo in luce il suo ruolo di catalizzatore culturale e la dimensione militante del suo lavoro. Centrale, in questo senso, è il suo impegno all’interno della comunità LGBTQ+ e durante l’emergenza dell’AIDS negli anni Ottanta, quando fondò l’AIDS Treatment Project, intrecciando in modo indissolubile arte, vita e attivismo.

A questa dimensione politica si affianca quella spirituale: l’adesione al buddhismo tibetano introduce nella sua opera una componente meditativa che convive con l’energia ritmica, la fisicità della voce e la tensione performativa. La poesia diventa così respiro, vibrazione, presenza.

 

Sophie Seydoux, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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La parola come performance: John Giorno al MAMbo | Sophie Seydoux

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