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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliA Marsiglia, a fine agosto, il calendario dell’arte contemporanea torna a muoversi lontano dalle grandi capitali del mercato. Dal 28 al 30 agosto, negli spazi della Friche la Belle de Mai, Art-o-rama celebra la sua ventesima edizione confermando un modello che negli ultimi anni ha guadagnato peso ben oltre la dimensione locale: una fiera compatta, selettiva, internazionale, capace di tenere insieme ricerca curatoriale e sostenibilità economica. In un sistema fieristico che continua a interrogarsi su costi, dimensioni e identità, Art-o-rama arriva al 2026 con una posizione ormai definita. Non compete con le grandi piattaforme globali sul piano dei numeri, ma su quello della qualità delle proposte e della costruzione di relazioni tra gallerie, artisti, curatori e collezionisti.
L’edizione del ventennale riunirà 39 gallerie provenienti da 18 paesi e quattro continenti, distribuite in 34 stand, con cinque presentazioni condivise pensate per favorire collaborazioni tra espositori. Il dato più significativo riguarda però il ricambio generazionale: 19 gallerie partecipano per la prima volta e oltre la metà degli espositori ha aperto negli ultimi cinque anni. Un segnale che conferma la capacità della fiera di intercettare una scena giovane e internazionale, mantenendo un’identità riconoscibile.
Accanto alla sezione principale tornano anche il comparto dedicato alle edizioni e quello riservato al design contemporaneo, mentre prosegue il lavoro di valorizzazione della scena emergente della Regione Sud attraverso i Prix de la Région Sud. Le vincitrici del 2025, Juliette George per l’arte ed Edda Rabold per il design, presenteranno nuovi progetti durante la manifestazione.
La formula di Art-o-rama riflette una trasformazione più ampia del mercato delle fiere d’arte. Negli ultimi anni molte gallerie hanno iniziato a ridurre la partecipazione agli eventi più costosi, privilegiando appuntamenti più mirati e sostenibili. In questo contesto le cosiddette “boutique fairs” stanno acquisendo un ruolo sempre più centrale: meno stand, maggiore selezione, pubblico specializzato e una pressione commerciale ridotta rispetto ai grandi appuntamenti internazionali. Marsiglia rappresenta il contesto ideale per questo modello. La città, negli ultimi dieci anni, ha consolidato una scena culturale autonoma e in forte crescita, favorita anche da costi più accessibili rispetto a Parigi e da una rete di spazi indipendenti che ha attirato artisti, curatori e operatori culturali internazionali. Art-o-rama nasce e cresce dentro questa trasformazione urbana e culturale, mantenendo un rapporto diretto con il territorio.
Non è un caso che l’edizione 2026 arrivi nel pieno dell’“Anno del Mediterraneo” promosso in Francia. Marsiglia sarà uno dei principali poli della Saison Méditerranée, il programma culturale che tra maggio e ottobre metterà al centro le relazioni artistiche e culturali tra le due sponde del bacino mediterraneo. Pur senza essere inserita ufficialmente nel calendario della manifestazione, Art-o-rama ne incarna molti degli elementi chiave. La presenza di gallerie provenienti dall’area mediterranea – tra Italia, Spagna, Cipro e Francia meridionale – rafforza il ruolo della fiera come piattaforma di dialogo regionale. Anche il programma di conferenze, proiezioni e mostre parallele alla Friche la Belle de Mai si inserisce in questa direzione, con progetti dedicati ad artisti come Zineb Sedira, Mona Benyamin e Abdessamad El Montassir.
Il Mediterraneo, in questo caso, diventa piuttosto uno spazio di circolazione culturale che influenza linguaggi, pratiche artistiche e reti professionali. Ed è proprio questa dimensione a distinguere Marsiglia da altri centri artistici europei: una città meno orientata alla monumentalità del sistema e più attenta alla costruzione di ecosistemi culturali flessibili. Anche il contesto economico sembra favorire questa impostazione. Dopo anni di rallentamento, il mercato globale dell’arte ha registrato nel 2025 una crescita del 4%, raggiungendo i 59,6 miliardi di dollari. La Francia, con 4,5 miliardi di dollari di vendite e una crescita del 9%, ha consolidato il proprio ruolo di primo mercato dell’Unione Europea. La ripresa, tuttavia, resta prudente. Le previsioni per il 2026 parlano di una possibile riduzione del numero complessivo delle fiere e di una partecipazione più selettiva da parte delle gallerie. Cresce inoltre l’interesse per opere economicamente più accessibili, per pratiche artigianali e per produzioni meno legate alla spettacolarizzazione tecnologica che ha segnato parte degli ultimi anni. È dentro questa ridefinizione del mercato che Art-o-rama sembra trovare il proprio spazio. La fiera marsigliese non punta sulla scala, ma sulla costruzione di un contesto riconoscibile, dove la dimensione commerciale convive con quella curatoriale senza sovrapporsi completamente. Una formula che oggi appare meno marginale di quanto potesse sembrare un decennio fa.
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