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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoli«Paradigma di archeologia pubblica, Pompei è un grande laboratorio per l’idea di tutela, un nuovo modo di agire per la valorizzazione del patrimonio. Oggi il grande lavoro di tutti i professionisti, tecnici e lavoratori del Parco ha dato forma a un modello di gestione integrata nel quale si fondono restauro, manutenzione programmata, nuove tecnologie e sostenibilità ambientale. Accessibilità e partecipazione, inclusione, ricerca e innovazione saranno ancora le direttrici di fondo di un percorso che riconsegna all’Italia e al mondo la bellezza antica e permanente della grande Pompei». Con il suo messaggio affidato al capo di Gabinetto, Valentina Gemignani, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha plaudito al completamento del monitoraggio dell’intera città antica di Pompei. Una conoscenza dettagliata, come mai prima, che pone la base per la manutenzione programmata e la conservazione del sito. Un luogo che, come ha ribadito il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, è un patrimonio fragile «e la consapevolezza di questa fragilità è la condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro, accanto a una conoscenza dettagliata di tutto il Parco».
Se in passato la mancanza di una consapevolezza dello stato di conservazione e le difficoltà nel garantirne la manutenzione hanno provocato perdite considerevoli, dagli affreschi documentati nel Sette e Ottocento, oggi degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010, adesso la salute del Parco archeologico di Pompei passa attraverso un approccio multilivello e multiscala che vede in azione droni, satelliti, sensori, computer, robot, Intelligenza Artificiale. Questo sistema di monitoraggio integrato, anziché basarsi sulle singole segnalazioni di emergenze, punterà a una manutenzione preventiva, tecnologicamente avanzata e sistematica del sito.
Dopo mesi di indagini, che hanno visto coinvolti sul campo architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, la schedatura a tappeto di Pompei è stata quindi completata: oltre 70mila schede per collocare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti. L’utilizzo di una web app creata su misura ha consentito a squadre di tecnici di analizzare oltre 13mila ambienti, appartenenti a circa 1.200 «unità catastali», tra case e botteghe, abitate, due millenni fa, da voci e presenze.
Per affrontare e garantire la conservazione, da sempre la sfida più grande di Pompei, è necessario conoscere esattamente che cosa accada in ciascuno dei 13mila ambienti della città antica (con oltre 70mila «superfici» tra pareti, mosaici, soffitti e tetti). Questa consapevolezza permette di intervenire immediatamente laddove si rilevino rischi di perdita e di degrado di materia antica, come ad esempio un intonaco che, esposto costantemente alle intemperie, potrebbe staccarsi dal muro.
Pompei, monitoraggio con app. Foto Courtesy del Parco Archeologico di Pompei
La collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno e della società Visivalab ha permesso la realizzazione del sistema informatico per il monitoraggio a tappeto degli elementi costruttivi, dai pavimenti ai muri, dagli intonaci agli apparati decorativi.
Oggi i risultati di questa indagine, a disposizione del Parco che conta ogni anno circa quattro milioni di visitatori, sono oggetto di studio e analisi dettagliate anche mediante sistemi informatici e IA. L’applicazione permetterà anche di acquisire segnalazioni da parte di funzionari e collaboratori che, in tempo reale, potranno evidenziare una qualunque criticità con tanto di fotografia. Catalogate automaticamente in un sistema cartografico, le segnalazioni, in base all’urgenza, vengono distribuite secondo una programmazione triennale per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, che riguardano principalmente strutture di copertura (solo il 7% del Parco ne è dotato), murature, pavimentazioni, mosaici, affreschi.
«Il completamento del monitoraggio dell’intera città antica di Pompei, ha detto Alfonsina Russo, capo dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, rappresenta un processo virtuoso per la conservazione e la valorizzazione del sito. Punto di forza di questo progetto, che mitiga tutti i possibili rischi dovuti a fenomeni di overtourism, è la collaborazione con diversi atenei, dall’Università di Salerno alla Sapienza».
Esulta di gioia il professor Andrea Carandini: «Manutenzione significa studio del tessuto attraverso il tempo. E Pompei è un tessuto che si muove, come fosse umano. Da presidente del Consiglio Superiore, con Roberto Cecchi 15 anni fa ho concepito un sogno sulla manutenzione programmata di questo sito. Solo il direttore Gabriel Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà».
Pompei, monitoraggio con app. Foto courtesy del Parco Archeologico di Pompei
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