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Laurence des Cars

© Musée du Louvre. Photo: Nicolas Guiraud

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Laurence des Cars

© Musée du Louvre. Photo: Nicolas Guiraud

Laurence des Cars in udienza al Senato: «Mi sarebbe piaciuto agire più rapidamente»

Le audizioni hanno portato alla luce una serie di audit, alcuni risalenti al 2017 e 2018, che segnalavano vulnerabilità precise nei sistemi di sicurezza del museo, mai affrontate in modo risolutivo

Il furto dei gioielli imperiali dalla Galerie d’Apollon, avvenuto lo scorso ottobre per un valore stimato di 87 milioni di euro, ha innescato una crisi senza precedenti nella governance del Louvre, trasformando una falla nella sicurezza in un caso politico e culturale di portata nazionale. Al centro della tempesta c’è la presidente Laurence des Cars, sottoposta mercoledì 17 dicembre a un’audizione al Senato francese che ha fatto emergere anni di ritardi, silenzi e responsabilità condivise.

Le audizioni hanno portato alla luce una serie di audit, alcuni risalenti al 2017 e 2018, che segnalavano vulnerabilità precise nei sistemi di sicurezza del museo, mai affrontate in modo risolutivo. Secondo Des Cars, entrata in carica nel 2021, tali documenti non le sarebbero stati comunicati; una lacuna che ha spinto l’attuale dirigenza ad avviare una nuova revisione interna sul funzionamento di una burocrazia definita «dispersiva» e segnata da un vero e proprio «culto della segretezza».

Nel frattempo, il Louvre ha accelerato un piano di sicurezza da quasi 80 milioni di euro: più telecamere, maggiore presenza della polizia, un rafforzamento della formazione del personale e la nomina imminente di un responsabile unico per la sicurezza. Misure che si inseriscono nel più ampio progetto «Nouvelle Renaissance», sostenuto da Emmanuel Macron, pensato per risolvere criticità strutturali e gestionali, dalla fragilità dell’edificio alla pressione dei flussi turistici attorno alla «Gioconda».

Ma il nodo resta politico. Sindacati e opposizioni, soprattutto a destra, chiedono le dimissioni di Des Cars, mentre il ministro della Cultura Rachida Dati ha annunciato la nomina di Philippe Jost con il compito di «riorganizzare completamente» il museo, mossa interpretata come una tutela di fatto. Le responsabilità, tuttavia, si estendono anche alla precedente presidenza di Jean-Luc Martinez, accusata di non aver dato seguito agli avvertimenti sulla galleria Apollo.

«Mi sarebbe piaciuto agire più rapidamente», ha ammesso Des Cars. Una frase che riassume il senso di un’affaire che va oltre un furto, mettendo in discussione trasparenza, priorità e futuro del museo più visitato al mondo.

Redazione, 19 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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