Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliAllestito al San Trovaso Art Space, nel sestiere di Dorsoduro, il Padiglione riunisce le opere del compianto John Beadle e di Lavar Munroe, costruendo un dialogo intergenerazionale che intreccia pratiche artistiche, rituali collettivi e una riflessione profonda sul valore sociale dei materiali marginali. A curare il progetto è la storica dell’arte e curatrice indipendente Krista Thompson, che propone una lettura dichiaratamente bahamiana del tema curatoriale generale della Biennale Arte 2026, In Minor Keys, concepito dalla compianta Koyo Kouoh.
Al centro della mostra si colloca il Junkanoo, la storica processione popolare bahamiana, intesa non come semplice riferimento di folklore, ma come struttura culturale, sociale e simbolica. John Beadle, figura di riferimento per la comunità artistica delle Bahamas, ha costruito la propria pratica a partire dai materiali di scarto dei costumi del Junkanoo – cartone, legno, teloni recuperati da imbarcazioni haitiane abbandonate – trasformandoli in rilievi pittorici e sculture che parlano di migrazione, invisibilità sociale e precarietà. Remi inutilizzabili, machete celati, abitazioni mobili diventano presenze cariche di significato, capaci di restituire dignità a ciò che solitamente resta ai margini.
Lavar Munroe, che a sua volta ha lavorato all’intersezione tra Junkanoo e arte contemporanea, spinge questa riflessione verso una dimensione monumentale e spirituale. Le sue sculture in cartone riciclato, spesso riconfigurato più volte, assumono la forma di cavalli, cani o figure totemiche, la cui origine materiale resta volutamente ambigua. Per Venezia, Munroe introduce anche una sezione dedicata alla “collaborazione postuma”, una pratica che l’artista ha sviluppato a partire dal 2016 per dialogare con figure scomparse, riattivando progetti incompiuti e materiali carichi di memoria. Nel Padiglione, questa strategia si traduce in opere che incorporano elementi direttamente legati allo studio e alla pratica di Beadle, trasformando il lutto in processo creativo condiviso.
Una sezione significativa del progetto è dedicata alla dimensione memoriale e rituale del Junkanoo: quando un membro della comunità viene a mancare, la processione si trasforma in atto commemorativo. Munroe rielabora questa tradizione attraverso una serie di dipinti ispirati alle fotografie di Jackson Petit, dando forma a una processione funebre che diventa, al tempo stesso, celebrazione e continuità. A questo si intrecciano riferimenti alle pratiche spirituali che l’artista ha approfondito durante viaggi recenti in Africa orientale e occidentale, ampliando ulteriormente l’orizzonte diasporico del progetto.
In Another Man’s Yard si presenta così come un Padiglione costruito sulle “note minori” del sistema dell’arte: materiali di scarto, pratiche collettive, memorie non ufficiali, gesti di collaborazione che resistono alla logica dell’autorialità isolata. Un progetto che non cerca l’effetto spettacolare, ma lavora per stratificazione, risonanza e ascolto, proponendo una visione dell’arte come spazio di cura, trasmissione e responsabilità condivisa.
Altri articoli dell'autore
Due illustrazioni originali realizzate nel 1903 dai fratelli Edward e Maurice Detmold per un’edizione di lusso del Libro della giungla di Rudyard Kipling sono riemerse dopo decenni in una casa londinese. Vendute da Roseberys per oltre 130mila sterline, confermano l’interesse crescente del mercato per l’illustrazione storica.
Antonio Grulli lascia la direzione del CAMeC della Spezia a meno di un anno dalla nomina. Il curatore spiega di voler concentrare il proprio lavoro su Luci d’Artista a Torino, progetto di arte pubblica di cui è direttore artistico dal 2023 e che si prepara a celebrare il trentesimo anniversario. Intanto al museo spezzino restano le mostre già avviate e una nuova attenzione alla scena artistica locale.
Un grande dipinto del 1983 di Jean-Michel Basquiat tornerà sul mercato a maggio da Sotheby’s New York con una stima di 45 milioni di dollari. L’opera, venduta nel 2013 per 14,5 milioni, riflette uno dei momenti cruciali della carriera dell’artista. La vendita rappresenta anche un nuovo test per il mercato dell’arte contemporanea di fascia alta, sempre più concentrato su un numero limitato di capolavori riconosciuti.
A Parma, il Palazzo del Governatore ospita dal 27 marzo fino al 26 luglio 2026 la mostra «Bernardo Bertolucci. Il Novecento», curata da Gabriele Pedullà, tra materiali d’epoca, fotografie, opere d’arte e il contributo musicale di Ennio Morricone, per celebrare i cinquant’anni del celebre film con protagonisti come Robert De Niro, Gérard Depardieu e Dominique Sanda



