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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliPer decenni l’identità delle grandi case d’asta è stata semplice da definire: vendere arte. Dipinti, sculture, antiquariato e oggetti da collezione costituivano il cuore del loro modello economico e culturale. Oggi però quella centralità sembra meno scontata. Una domanda circola sempre più spesso tra operatori e osservatori del mercato: cosa accadrebbe se, nei bilanci delle grandi case d’asta, le vendite di beni di lusso finissero per superare quelle di opere d’arte?
Per il momento si tratta ancora di un’ipotesi. Nel 2025 le vendite di arte da Christie's hanno raggiunto circa 3,7 miliardi di dollari, pari a quasi il 60% del fatturato complessivo. Sotheby’s ha registrato circa 4,3 miliardi di dollari, anch’essa intorno al 60% del totale. Anche da Phillips la quota dell’arte resta predominante. Ma sotto questa apparente stabilità si sta muovendo una trasformazione significativa. Secondo la società di ricerca ArtTactic, le vendite di belle arti nelle tre principali case d’asta sono diminuite del 35% nell’ultimo anno rispetto al picco del 2022. Parallelamente il segmento del lusso continua a crescere con ritmi molto più sostenuti. Nel 2025 le aste pubbliche di beni di lusso hanno raggiunto 1,84 miliardi di dollari, con un incremento del 18% su base annua.
Le automobili da collezione rappresentano uno dei motori principali di questa espansione. Solo a Parigi, una recente vendita di Christie's Gooding ha generato oltre 50 milioni di euro con circa novanta vetture battute all’asta. Nel complesso, le vendite automobilistiche della casa hanno superato i 234 milioni di dollari nell’ultimo anno, il livello più alto mai registrato. La divisione RM Sotheby’s, dedicata alle auto storiche, ha superato il miliardo di dollari di vendite nel 2025.
Ma le auto sono soltanto una parte del fenomeno. Borse di lusso, orologi, gioielli e vini rari stanno assumendo un peso crescente nei conti delle grandi case d’asta. Da Christie's queste categorie sono cresciute di circa il 30% nel 2025 e rappresentano ormai quasi un quarto del fatturato totale. Da Sotheby’s il lusso genera già un terzo delle entrate, una quota triplicata rispetto al 2019. In altre parole: l’arte resta la prima voce di bilancio, ma il lusso cresce molto più velocemente.
Dall’oggetto al cliente. Dietro questa evoluzione non c’è soltanto una questione di fatturato. Sta cambiando il modello stesso delle case d’asta. Sempre più spesso Sotheby’s e Christie’s non si presentano solo come mercati dell’arte ma come piattaforme globali per clienti ad altissimo patrimonio. Un miliardario può acquistare nello stesso luogo un dipinto di Rothko, una Ferrari d’epoca, un diamante o un attico. In questo senso la strategia di Sotheby’s appare particolarmente esplicita. Durante la recente Collectors’ Week ad Abu Dhabi, la casa d’aste ha trasformato alcuni spazi del St. Regis Hotel in una sorta di department store del lusso: vetrine con borse, orologi e diamanti venduti privatamente accanto alle presentazioni per i collezionisti. In quella settimana, significativamente, non è stata battuta nessuna opera d’arte.
C’è anche una ragione demografica dietro questa evoluzione. Nel 2025, il 38% dei nuovi acquirenti di Christie’s ha effettuato il suo primo acquisto nel segmento del lusso, non in quello dell’arte. Molti di questi clienti entrano nel sistema delle aste attraverso categorie percepite come meno intimidatorie: orologi, borse o vini rari. Le vendite online hanno amplificato questo fenomeno, rendendo le aste più accessibili e meno ritualizzate rispetto al tradizionale teatro delle evening sale. Per le case d’asta il lusso funziona così come un potente strumento di acquisizione di nuovi clienti. L’obiettivo è poi accompagnare questi acquirenti verso categorie più tradizionali, a partire dall’arte. In realtà la distinzione tra arte e lusso è sempre stata meno netta di quanto si pensi. Al vertice del mercato, le opere d’arte funzionano da sempre come beni di prestigio, simboli di status e strumenti di costruzione dell’identità culturale delle élite globali.
In questo senso il boom del lusso non sostituisce necessariamente l’arte. Piuttosto la inserisce in un ecosistema più ampio di beni simbolici: auto storiche, diamanti, orologi rari, immobili iconici. Il vero cambiamento riguarda la natura delle istituzioni che gestiscono questo mercato. Le case d’asta del XXI secolo non sono più soltanto intermediari culturali tra artisti, collezionisti e musei. Stanno progressivamente diventando piattaforme globali per la gestione del patrimonio simbolico delle grandi fortune internazionali. Se questa traiettoria continuerà, il futuro delle aste potrebbe assomigliare sempre meno a quello di un mercato dell’arte e sempre più a quello di un grande ecosistema del lusso. Dove i capolavori continueranno a essere venduti. Ma accanto a Ferrari, diamanti e borse Hermès.
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