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Lot 30, Pierre-Auguste Renoir, Baigneuse assise sur un rocher, est $8 - 12 million. Courtesy of Sotheby's

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Lot 30, Pierre-Auguste Renoir, Baigneuse assise sur un rocher, est $8 - 12 million. Courtesy of Sotheby's

Sotheby’s chiude il magico maggio newyorkese a 908 milioni di dollari: il mercato dell’arte premia provenienza e qualità

Sotheby’s ha chiuso le aste marquee di maggio a New York con un totale di 908,6 milioni di dollari, in crescita dell’82,5% rispetto al 2025 e con il più alto tasso di venduto mai registrato dalla maison nelle vendite newyorkesi. A trainare la settimana sono state le grandi collezioni private -dalla raccolta di Robert Mnuchin a quella di Gunter Sachs- insieme a un ritorno deciso della domanda internazionale per opere museali di Rothko, Basquiat, Picasso, Matisse e Van Gogh. Un risultato che conferma la trasformazione del mercato: meno volume speculativo, più competizione per rarità assolute e provenienze storiche.

Ginevra Borromeo

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Anche Sotheby’s esce dalla stagione newyorkese di maggio con un risultato destinato a pesare sugli equilibri del mercato globale. Le marquee sales della maison hanno totalizzato 908,6 milioni di dollari, sfiorando la stima massima prevista e segnando un incremento dell’82,5% rispetto al maggio 2025. Ancora più significativo il dato relativo al sell-through rate: il 92,5% dei lotti è stato venduto, il livello più alto mai raggiunto da Sotheby’s nelle sue aste marquee a New York.

In un mercato che negli ultimi due anni ha vissuto rallentamenti, prudenza finanziaria e una forte selettività dei collezionisti, Sotheby’s restituisce un’immagine molto precisa della nuova geografia del collezionismo internazionale. A funzionare sono soprattutto le opere rare, rimaste fuori dal mercato per decenni, sostenute da provenienze impeccabili e da collezioni storicizzate. Non a caso le raccolte private presentate durante la settimana hanno raggiunto un tasso di venduto del 96%, generando complessivamente 469 milioni di dollari. Al centro della stagione c’è stata la vendita Collector at Heart: The Collection of Robert Mnuchin, interamente venduta per 166,3 milioni di dollari. La raccolta dell’ex dealer e collezionista americano ha rappresentato uno dei momenti più solidi della settimana, confermando il valore simbolico assunto dalle collezioni costruite da figure che hanno contribuito direttamente alla formazione del mercato del dopoguerra americano.

Il lotto più importante delle aste Sotheby’s è stato Brown and Blacks in Reds di Mark Rothko, venduto per 85,8 milioni di dollari. Un risultato che rappresenta il secondo prezzo più alto mai raggiunto dall’artista e che anticipava il record definitivo poi registrato pochi giorni dopo da Christie’s. La tela del 1957 appartiene alla stagione più celebrata di Rothko, quella in cui il pittore trasforma il colore in esperienza immersiva e spirituale, lavorando su profondità cromatiche che sembrano dissolvere il confine tra pittura e spazio mentale.

Subito dietro si è collocato Jean-Michel Basquiat con Museum Security (Broadway Meltdown), venduto per 52,7 milioni di dollari. Il dipinto del 1983 conferma la posizione ormai stabilizzata di Basquiat come figura centrale del collezionismo globale contemporaneo, capace di tenere insieme domanda americana, asiatica e mediorientale. La tensione politica e urbana della tela, costruita sul rapporto tra istituzioni culturali, razza e controllo sociale, continua a mantenere una straordinaria attualità simbolica. Tra i risultati più sorprendenti della settimana emerge anche La Chaise lorraine di Henri Matisse, venduta per 48,4 milioni di dollari contro una stima superiore ai 25 milioni. L’opera proveniva dalla storica collezione Barbier-Mueller e ha registrato il secondo prezzo più alto mai raggiunto da un dipinto dell’artista. Il dato conferma il ritorno di forte interesse per il modernismo europeo museale, soprattutto quando accompagnato da provenienze storiche e qualità assoluta.

Ottimi risultati anche per Picasso con Arlequin (Buste) a 42,6 milioni di dollari, per Van Gogh con La Moisson en Provence a 29,4 milioni e per Willem de Kooning con Untitled III a 26 milioni. Andy Warhol ha invece riportato Brigitte Bardot al centro del mercato con il ritratto proveniente dalla collezione Gunter Sachs, aggiudicato per 24,8 milioni di dollari. Uno degli aspetti più osservati dagli operatori riguarda la profondità internazionale della domanda. Sotheby’s segnala partecipazione da 61 Paesi e acquirenti provenienti da 48 nazioni, con Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Greater China ai vertici delle transazioni. I collezionisti asiatici hanno inseguito oltre un quarto dei lotti dell’asta moderna serale, competendo su Rothko, Giacometti, Picasso, Matisse e Schiele. Un elemento che continua a ridefinire gli equilibri geopolitici del collezionismo di fascia alta.

Ma forse il dato più interessante della settimana riguarda le day sale, considerate da molti il vero termometro del mercato reale. Anche qui Sotheby’s registra il miglior risultato della sua storia recente, con un sell-through superiore al 92% e oltre un terzo dei lotti contesi da almeno quattro offerenti. Segnale che la domanda non si concentra soltanto sui trophy lots da copertina, ma continua a essere viva anche nelle fasce intermedie del mercato. La stagione newyorkese del 2026 sembra dunque sancire un cambio di paradigma più che un semplice rimbalzo. Il mercato non è tornato all’euforia espansiva del ciclo post-pandemico, né alla speculazione aggressiva che aveva caratterizzato parte del contemporaneo negli ultimi anni. Le aste di maggio mostrano piuttosto un sistema più razionale e selettivo, dove il capitale si concentra su opere considerate insostituibili dal punto di vista storico, museale e collezionistico. Provenienza, rarità e qualità tornano a essere le vere valute del mercato globale.

Ginevra Borromeo, 24 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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