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Antonio Aimi
Leggi i suoi articoliC’è un convitato di pietra negli studi sulle culture dell’antica America, così come nelle ricerche di tante altre discipline: l’epistemologia. Nel campo delle culture precolombiane la scarsità di analisi scientifiche adeguate e/o la mancanza di una tradizione di verifica delle fonti scritte ha favorito la nascita e il radicamento di bufale sorprendenti.
Tra i tantissimi esempi se ne possono citare due: quello della cronologia di Sipán, un sito di enorme importanza della Costa Nord del Perù, e quello della conquista del Messico. Del primo caso si può ricordare che per quasi vent’anni è stato considerato più antico di circa tre secoli a partire da una sola datazione di C14, che ignorava la cronologia relativa del sito. Del secondo si può dire che per quasi cinque secoli tutti gli specialisti hanno preso alla lettera le fonti etnostoriche, prima che si mettesse in evidenza che per capirle si doveva superare «la barriera del significato», dato che i codici e i testi non servivano «a raccontare la storia», ma a educare le élite indigene o a nascondere grossolane violazioni delle stesse leggi spagnole. Paradossalmente, però, nel caso degli Inca, si è verificato l’opposto, dato che il racconto delle fonti coloniali sulla loro origine (nell’antico Perù, com’è noto, non c’era la scrittura e i «quipus» erano solo strumenti mnemotecnici) è così inattendibile che gli specialisti le hanno ignorate e, in genere, hanno collocato l’inizio di questa cultura nel 1438, l’anno che vede la loro vittoria sui Chanca e l’inizio dell’impero.
Di recente, però, nuove scoperte LiDAR condotte dal Cnr-Ispc (Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale) e dall’Università di Varsavia a Sacsayhuaman, la «fortezza» che sovrasta Cusco, fanno saltare questo modello. Le ricerche, effettuate utilizzando un drone e sensori LiDAR multispettrali e termici installati e portati dall’Italia, hanno permesso di «vedere» che nel terreno del sito al di sotto della vegetazione che ora lo ricopre ci sono anche probabili cave e fronti di estrazione dei grandissimi blocchi di pietra utilizzati per gli edifici di Cusco e per il sito stesso. Particolarmente importante, inoltre, è l’individuazione di infrastrutture idrauliche e di una grande costruzione circolare, che, probabilmente, serviva a gestire le acque. Queste nuove scoperte si affiancano a quelle fatte nel 2019 dalla stessa squadra, che, utilizzando tecniche georadar, aveva «visto» che due metri sotto la Plaza de Armas, nel centro storico di Cusco, esistevano edifici e muri che, molto probabilmente, precedevano la ristrutturazione della città avvenuta dopo la nascita dell’impero inca. Spiegando queste scoperte, Nicola Masini, direttore della missione del Cnr-Ispc, ha dichiarato: «Queste evidenze delineano un paesaggio antropizzato molto più complesso e organizzato di quanto ipotizzato finora, suggerendo l’esistenza di un sistema monumentale e infrastrutturale già altamente strutturato nelle fasi più antiche della storia di Cusco. Sacsayhuaman appare quindi non come un elemento isolato, ma come parte integrante di un più ampio sistema urbano e territoriale strettamente connesso con lo sviluppo della capitale inca. Aggiungo che è evidente che le tecnologie di telerilevamento stanno aprendo scenari inediti, capaci di mettere in discussione paradigmi consolidati da decenni. Se confermate da ulteriori indagini, queste scoperte potrebbero spostare indietro nel tempo le origini della civiltà inca, restituendo l’immagine di una Cusco già profondamente organizzata e monumentale prima della formazione dell’impero. Le nostre ricerche, inoltre, confermano che la storia dell’antica America non è ancora definitivamente scritta e che ogni nuova scoperta può ridefinire, anche radicalmente, ciò che credevamo acquisito».
Foto multispettrale scattata con il sensore LiDAR
È chiaro che il LiDAR non sostituisce il tradizionale scavo archeologico, cosa della quale gli specialisti del Cnr e dell’Università di Varsavia sono ben consapevoli. Non resta però che prendere atto che si deve cambiare la datazione dell’inizio della cultura inca (un conto è dare per scontato che prima del 1438 Cusco fosse già abitata, un conto è sapere che i tratti culturali che la caratterizzano si erano affermati e consolidati prima della nascita dell’impero). Naturalmente, per evitare errori epistemologici, si dovrà procedere con cautela ed evitare di prendere alla lettera le fonti etnostoriche, che, in sostanza, raccontano vicende leggendarie. Sarà doveroso, tuttavia, rileggere con attenzione, possibilmente oltre la «barriera del significato», le parti che raccontano la vittoria sui Chanca e la nascita dell’impero.
Antonio Aimi
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