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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliQuando le forze occidentali lasciarono l’Afghanistan in mano ai talebani, l’artista Kubra Khademi si rifugiò in Francia, da dove scrisse una carta aperta alle donne che hanno potere nel mondo, ma nessuno la pubblicò e nessuna rispose. Da quella delusione è nato il progetto «Pane, lavoro, libertà» che espone ad ARCOmadrid, la fiera d’arte contemporanea più importante della Spagna, nella galleria Eric Mouchet. Nei suoi disegni Angela Merkel, Kamala Harris, Ursula von der Leyen, Margaret Thatcher, Hillary Clinton, Benazir Bhutto ed altre politiche di peso mondiale, appaiono aggrovigliate e sudate, impegnate in amplessi appassionati e improbabili orge nella cornice poco romantica di un bagno, l’unico luogo dove le donne afgane possono godere di un po’ d’intimità. «Se una donna non è libera, nessuna lo è e se le donne con potere e possibilità non possono parlare, significa che sono come le donne afgane: anche loro ridotte al silenzio, anche loro imprigionate da catene invisibili, anche loro abituate a autocensurarsi» afferma Khademi, autrice di una delle opere più rivendicative e commentate di una fiera seria e contenuta, fedele prima di tutto alla sua missione commerciale.
Già penalizzata dal 21% di IVA (la Spagna non si è adeguata alle direttive europee in quanto a IVA culturale) ARCO, che ha aperto mercoledì le sue porte al pubblico professionista, è stata inaugurata dal re di Spagna giovedì 5 e durerà fino a domenica 8 marzo, non nega la sua priorità: vendere. Naturalmente non vuole perdere i suoi clienti che sono i galleristi e quindi appoggia le loro rivendicazioni, ma non può neanche attaccare le istituzioni pubbliche alle quali è strettamente vincolata. Non è la prima volta che scoppia una guerra in coincidenza con ARCO e nonostante poco prima della sua apertura, il presidente del governo Pedro Sánchez avesse risposto alle minacce di Trump di interrompere tutte le relazioni commerciali con la Spagna con un sonoro «No alla guerra», questa volta lo slogan non ha risuonato nei corridoi e neanche negli stand, così come gli echi dei bombardamenti di cui praticamente non si parlava. L’unica protesta è stata quella in favore di adeguare l’IVA culturale a quella degli altri paesi d’Europa, ma è stata soprattutto testimoniale e si è risolta in 10 minuti con una foto di gruppo.
V.Fotso Nyie, «Armonia», 2022. Photo: Favero. Courtesy Galleria P420
ARCOMadrid 2026
La direttrice di ARCO, Maribel López, ha glissato con eleganza su tutti gli argomenti potenzialmente conflittuali. «L’arte ci dà speranza. È pronto per sapere se la guerra in Medio Oriente avrà ripercussioni sul mercato. È un buon periodo per il mercato dell’arte» sono state alcune delle sue dichiarazioni. La cosa sicuramente più strana è il trionfo della ceramica, di tutti i tipi e in tutte le forme, dai classici piatti rotti e i vasi da giardino fino alle teste del camerunense Victor Fotso Nyie, che rappresenta donne della sua famiglia in ceramica ricoperta d’oro, pezzi rigorosamente unici, in vendita a 18mila euro nella galleria italiana P420 di Bologna. I tessuti che erano stati i grandi protagonisti della scorsa edizione tengono bene, ma sono stati senza dubbio sorpassati dalla ceramica, una tendenza che a tutti risulta difficile spiegare. Forse è perché in generale sono opere di dimensioni maneggiabili e risultano decorative, facili da mettere in soggiorno, seppur mantenendo un tono più arty rispetto al classico quadro. In generale un po’ deludenti le sezioni curate, specialmente quella firmata da Magalí Ariola e Jose Luis Blondet, che si interroga sul futuro, ma sembra essersi completamente dimenticata della sfida tecnologica con tutto ciò che implica. Fino a domenica 211 gallerie (139 internazionali) in rappresentanza di 30 Paesi si contenderanno i favori dei circa 200 collezionisti invitati, oltre alle istituzioni e il pubblico in generale. Venerdì sera già si conosceranno gli acquisti dei musei e delle collezioni pubbliche e nonostante la nota reticenza dei galleristi, domenica si saprà già se la guerra ha spaventato i compratori o al contrario li ha spinti verso acquisti più sicuri e oculati.
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