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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliIl 30 novembre 1900 Oscar Wilde moriva a Parigi, in una stanza d’albergo decadente, povero e malato, dopo essere stato schiacciato da una condanna per «indecenza grave» che aveva posto fine alla sua carriera e alla sua vita pubblica. A centoventicinque anni esatti dalla sua scomparsa, Bonhams annuncia una vendita che ha il sapore di una «rivincita tardiva» ma anche di una contraddizione profonda: la dispersione sul mercato di ciò che resta di un uomo che la società prima ha distrutto e poi canonizzato. L’asta, in programma il 18 febbraio nella sede londinese di Knightsbridge, riunisce la straordinaria collezione di Jeremy Mason, costruita nell’arco di sessant’anni (Mason, bibliofilo ed ex commerciante di antiquariato orientale, ha ricercato tutto ciò che riguardava Oscar Wilde). Non si tratta soltanto di prime edizioni o autografi prestigiosi, ma di un vero e proprio archivio emotivo: Wilde dandy, Wilde drammaturgo, Wilde amante, Wilde prigioniero, Wilde morto.
Tra i lotti più iconici spicca la fotografia di Oscar Wilde realizzata da Napoleon Sarony nel gennaio 1882, poco dopo l’arrivo dello scrittore negli Stati Uniti. L’immagine, che contribuì a costruire il mito visivo del Wilde esteta e provocatore, velluto, calze di seta, pose teatrali, è stimata tra 1.500 e 2.500 sterline. Un prezzo sorprendentemente accessibile, se si considera il ruolo centrale di queste fotografie nella costruzione della sua fama. Ben più elevata la stima della prima edizione di Salomé, il dramma scritto direttamente in francese e qui presentato in una copia dedicata da Wilde al poeta americano Stuart Merrill. Stimato 15mila–25mila sterline, il volume testimonia il profondo legame di Wilde con la cultura francese e con quella Parigi che lo accolse prima come celebrità e poi come esule.
Le lettere autografe sono sicuramente di grande attrattiva nella vendita. Una missiva del febbraio 1895 indirizzata ad Ada Leverson, la «Sphinx» della critica londinese, ringrazia per l’elogio a The Importance of Being Earnest. Wilde scrive con leggerezza e ironia, citando Bosie e Robbie Ross; pochi mesi dopo sarebbe stato incarcerato (stima: 6mila–8mila sterline). Ancora più intima è la lettera a Violet Fane (Mrs Singleton) sul vegetarianismo, valutata 8mila–12mila sterline, esempio perfetto di quella conversazione brillante che Wilde trasformava in arte. Colpisce per la sua crudezza storica la fattura dei fiori per il funerale di Oscar Wilde, intestata a Robert Ross e datata 2 dicembre 1900: 77 franchi per l’ultimo saluto a un uomo che aveva incantato l’Europa (stima: 1.500–2mila sterline). È forse il documento più silenzioso e più violento dell’intera asta.
Accanto a questi frammenti di fine vita, emergono lampi di tenerezza inattesa: due lettere inedite a una bambina, Beatrice Faudel-Phillips, in cui Wilde dispensa aforismi morali travestiti da scherzo (stima 6mila–8mila sterline). Qui l’autore non è né il martire né il dandy ma un narratore che gioca con l’immaginazione e la pedagogia.
Oscar Wilde, lettera autografa firmata («Oscar») indirizzata ad Ada Leverson («Cara Sfinge»); stima: 6mila-8mila sterline. Courtesy Bonhams
Napoleon Sarony, fotografia formato cabinet card di Oscar Wilde, scattata a New York nel 1882; stima: 1.500-2.500 sterline. Courtesy Bonhams
Dal punto di vista letterario, la vendita è di altissimo livello. Una pagina autografa dell’essay On the Role of the Artist, accompagnata da una lettera di André Gide, è stimata 15mila–20mila sterline e rappresenta un nodo cruciale nel dialogo tra Wilde e l’avanguardia europea. La prima edizione del Portrait of Dorian Gray, copia n. 24 su 250, firmata dall’autore, è valutata 12mila–18mila sterline (il romanzo che più di ogni altro anticipò il processo morale che lo avrebbe travolto).
Non mancano i testi nati dal carcere e dall’esilio. Due manoscritti autographi di The Grave of Shelley (12mila–18mila sterline) e diverse edizioni della Ballata del carcere di Reading, tra cui una copia firmata su 99 (8mila–12mila sterline) e una quinta edizione con dedica (8mila–12mila sterline), trasformano l’esperienza della prigionia in oggetto da collezione. Le lettere a Lord Alfred Douglas, l’amante al centro dello scandalo, sono stimate 3mila–5mila sterline: un prezzo modesto, quasi imbarazzante, per un rapporto che costò a Wilde tutto. La collezione di Jeremy Mason racconta una vita intera ma la sua dispersione la frammenta di nuovo affidandola non a istituzioni pubbliche bensì a singoli compratori. Oscar Wilde, che fu condannato per ciò che era e non per ciò che scriveva, torna oggi al centro della scena come icona culturale e queer. Il fatto che la sua memoria passi ancora una volta attraverso il filtro del privilegio economico resta una ferita aperta.
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