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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliNell’800mo anniversario della morte di San Francesco, Il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli avvia le sue celebrazioni con il rientro dopo il restauro del dipinto «San Francesco che consegna la regola agli ordini francescani» (1444-50), di Colantonio.
La #domenicalmuseo ad ingresso gratuito del primo febbraio potrà essere quindi l’occasione per i visitatori di «ammirare nel rinnovato splendore la tavola del pittore napoletano protagonista del Rinascimento meridionale, ma anche il nuovo allestimento di dipinti e sculture delle collezioni settecentesche, a lungo non visibili», ha dichiarato con fare esortativo il direttore di Capodimonte Eike Schmidt. Al secondo piano in sala 61 (in dialogo con la sala 62 detta dei Capolavori, da Caravaggio a Parmigianino a Warhol) sono esposte opere di Francesco Solimena («Enea e Didone»), Francesco De Mura («Imeneo che toglie il velo alla Pudicizia»), Giuseppe Sammartino («Lotta di amorini») e Sebastiano Ricci («Assunzione della Maddalena»).
Nella sala 67 del secondo piano, tutta dedicata a Colantonio, sono riunite le opere del polittico della Chiesa di San Lorenzo Maggiore di Napoli, il più antico luogo francescano della città. La grande pala (commissionata con ogni probabilità da Alfonso il Magnanimo e posta originariamente nella tribuna centrale) era infatti composta dal «San Girolamo nel suo studio» (a cui era intitolato l’altare) e dal «San Francesco», (150x185 cm, restaurato nell’ambito del programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo) circondati da dieci «beatini francescani» di cui due, Morico e Leone, sono entrati recentemente nelle collezioni di Capodimonte grazie a un’acquisizione del Mic-Direzione generale architettura, belle arti e paesaggio. Al loro arrivo nel dicembre del 2024 il «San Francesco» non era nelle sale espositive ma nei laboratori del Museo di Capodimonte per restauro.
Colantonio (attivo in città dal 1440 al 1460 ca), maestro di Antonello da Messina, si formò al gusto della pittura fiamminga grazie al re Renato d’Angiò, che aveva forse incrociato i vari van Eyck e van der Weyden nei suoi viaggi nelle Fiandre o in Provenza. I dipinti del grande retablo a due livelli per San Lorenzo impegnarono a lungo il maestro napoletano.
Con lo smembramento del polittico realizzato nel 1639 ca, il dipinto raffigurante San Girolamo venne trasferito nella sacrestia di San Lorenzo, mentre il «San Francesco» fu utilizzato come pala d’altare per il Cappellone, nel transetto destro della chiesa. Con la soppressione degli ordini monastici nel periodo napoleonico, il «San Girolamo» fu musealizzato nel 1808, il «San Francesco» invece solo nel 1922, nel 1930 inventariato nelle collezioni dell’allora Museo Nazionale. Nel 1957 entrambi i dipinti vennero trasferiti a Capodimonte.
Le piccole tavole con i «beatini francescani» avevano preso invece la via del collezionismo. Le restanti otto identificate dagli studiosi sono infatti oggi proprietà di privati in Italia e negli Stati Uniti.
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