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Liu Bolin, «Cenacolo Vinciano, Milano»

Courtesy Galleria Gaburro

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Liu Bolin, «Cenacolo Vinciano, Milano»

Courtesy Galleria Gaburro

Liu Bolin entra alla Pinacoteca di Brera con il suo omaggio al Cenacolo di Leonardo

L’artista cinese ha donato all’istituzione milanese il «dittico» intitolato «A message for beauty», realizzato nel 2025 per lanciare un messaggio di pace in vista della tregua olimpica per i Giochi invernali Milano-Cortina 2026

Ada Masoero

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La Pinacoteca di Brera si arricchisce da oggi, 7 luglio, di due opere fotografiche di Liu Bolin (Shandong, Cina, 1973; vive e lavora a Pechino) donate dall’artista, che documentano la performance da lui realizzata lo scorso anno di fronte all’«Ultima Cena» di Leonardo da Vinci in quello che era il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano e all’interno della Basilica, nella magnifica tribuna bramantesca.

La «Chiesa e il convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie e il “Cenacolo” di Leonardo da Vinci», sito Patrimonio dell’Umanità Unesco, erano stati scelti nel 2025 dall’artista cinese per lanciare un messaggio di pace (oggi anche più urgente di allora), in vista della (mai avvenuta) tregua olimpica per i Giochi invernali Milano-Cortina 2026: fu in quell’occasione che, grazie a un accordo di valorizzazione fra Pinacoteca di Brera, Biblioteca Nazionale Braidense e Museo del Cenacolo Vinciano (che a Brera fa capo) e la Galleria Gaburro, nacque il «dittico» intitolato «A message for beauty»

Noto ovunque per il suo volersi (e sapersi) mimetizzare in modo stupefacente con i suoi autoritratti mascherati da un meticoloso body painting, sullo sfondo di vedute urbane soprattutto (ha guadagnato la prima fama internazionale con la serie «Hiding in the City», in cui denunciava la pratica cinese di distruggere interi quartieri storici, cacciandone gli abitanti, per costruire i nuovi grattacieli), Liu Bolin si confronta qui con due tesori del patrimonio dell’arte e dell’architettura italiane. All’Italia, ai suoi capolavori, ma anche al made in Italy, l’artista ha dedicato e dedica del resto numerosi lavori sin dal 2008, senza però dimenticare la tragedia delle migrazioni dall’Africa, oggetto del ciclo «Migrants», realizzato nel 2015 a Catania con la Comunità di Sant’Egidio. Perché lungi dall’essere un divertissement, le sue opere nascono dal suo rispetto per il contesto. Come ci rammenta lui stesso, «scomparire non significa annullarsi, ma diventare parte di ciò che è più grande, custodendo la memoria e proiettandola nel futuro. Un gesto che, di fronte al capolavoro di Leonardo e negli spazi della Basilica, si fa celebrazione della pace e della bellezza».

Liu Bolin, «Basilica di Santa Maria delle Grazie, Milano», 2025. Courtesy Galleria Gaburro

Ada Masoero, 07 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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Liu Bolin entra alla Pinacoteca di Brera con il suo omaggio al Cenacolo di Leonardo | Ada Masoero

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