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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliFondata a Firenze nel 2006, Frittelli arte contemporanea prosegue e rinnova l’esperienza del Centro d’arte Spaziotempo avviata negli anni Novanta da Carlo Frittelli. La galleria, diretta da Simone Frittelli, ha costruito negli anni un programma attento ai linguaggi concettuali e alla poesia visiva, intrecciando riletture del secondo Novecento con ricerche contemporanee. In occasione della trentesima edizione di miart, la galleria presenta nello stand della sezione Established Anthology un progetto dedicato a Lucia Marcucci, figura centrale della poesia visiva italiana e tra le protagoniste del Gruppo 70, di cui viene ripercorsa la ricerca verbo-visiva dagli esordi degli anni Sessanta ai lavori più recenti.
Lucia Marcucci, Fra tutti si distingue, 1965, Courtesy l’artista e Frittelli arte contemporanea, Firenze
Il tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
L’improvvisazione, per me, è una risorsa preziosa. L’attività di galleria si basa sulla pianificazione: ogni progetto nasce da mesi di lavoro, di confronto con artisti, curatori, collezionisti, di organizzazione rigorosa. Ma il mondo non è un ambiente asettico e ogni volta succede qualcosa che ti scombina i piani. Nel mio percorso mi è capitato più volte di dover cambiare direzione, ricalibrare decisioni, rivedere priorità. Per me è un modo di stare nel lavoro in maniera presente e concreta. È la mia esperienza diretta, ma credo valga per molte colleghe e colleghi: in questo mestiere c’è sempre un elemento che sfugge al controllo, e saperlo accogliere fa parte della nostra professionalità. Spesso, la capacità di trasformare l’imprevisto in possibilità è ciò che crea la vera magia.
Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart?
Le fiere sono sempre un luogo d’incontro e dialogo, uno spazio in cui ritrovarsi e aprirsi a nuove relazioni. Per una realtà come la mia, sono un’occasione per raccontare e far conoscere la propria identità e la propria ricerca. Negli anni, Miart ha costruito una piattaforma di richiamo internazionale, capace di attrarre pubblico ed espositori da tutto il mondo. L’energia che si genera, oltre all’impatto positivo sul mercato, si traduce in scambi, conoscenze e collaborazioni durature.
Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a miart?
Abbiamo scelto di dedicare lo stand della 30ma edizione di Miart a Lucia Marcucci, artista con cui la galleria lavora da decenni e che sta vivendo una significativa stagione di riscoperta. Marcucci è una delle figure più importanti della poesia visiva in Italia: dagli anni Sessanta ha sviluppato un linguaggio verbo-visivo che intreccia parole e immagini per smascherare stereotipi, mettere in luce contraddizioni e ambiguità dei mezzi di comunicazione di massa e denunciare la mercificazione dell’immagine femminile. Il progetto, presentato nella sezione Established Anthology, mette in evidenza l’ironia vitale e provocatoria delle sue opere, tracciando un percorso che va dagli esordi con il Gruppo 70 - con cui ha sperimentato collage, montaggi non lineari, happening verbo‑-visuali e performance - fino ai lavori più recenti, in cui rivisita immagini pubblicitarie e slogan attraverso interventi pittorici, stencil e assemblage.
Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
Milano è una città internazionale e dinamica, dove l’arte convive con il design, la moda e un tessuto economico molto vivace. Negli ultimi anni sono nate nuove gallerie e molte realtà importanti hanno aperto nuove sedi in città. Essere presenti a Milano è imprescindibile: è questo humus culturale e creativo che mi ha spinto ad aprire uno spazio con la gallerista Michela Rizzo, in cui presentare progetti selezionati e sperimentali, approfondire il lavoro di artiste e artisti con cui già lavoriamo e dare vita a nuove collaborazioni, in dialogo diretto con un pubblico attento al contemporaneo.
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