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Maurizio Rigillo © photo OKNOstudio

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MIART NEW DIRECTIONS | Galleria Continua

In vista della trentesima edizione di Miart, una serie di conversazioni con le gallerie protagoniste della fiera per delineare una mappa di orientamenti, strategie e visioni

 

 

 

Jenny Dogliani

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Fondata nel 1990 a San Gimignano da Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, Galleria Continua nasce con l’idea di portare l’arte contemporanea fuori dai tradizionali centri del sistema, costruendo negli anni una rete di sedi e progetti internazionali che oggi attraversa Europa, Asia e America Latina. Fin dall’inizio la galleria ha lavorato mettendo in dialogo artisti provenienti da contesti geografici e culturali diversi, sostenendo ricerche che legano linguaggi, discipline e spazio pubblico. In occasione della trentesima edizione di Miart, Continua partecipa con due stand distinti: uno dedicato ad Alicja Kwade, artista che indaga i concetti di tempo, materia e percezione, e un secondo che riunisce una selezione di lavori legati ai progetti più recenti della galleria, tra cui opere di Marta Spagnoli e del duo Ornaghi & Prestinari.

Alicja Kwade, INFRASUPRA, in mostra per FOROF, ep.5 © Photo Monkeys Video Lab Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA

 Il tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
Assolutamente: durante la nostra esperienza ci siamo spesso trovati a fare scelte improvvise, seguendo occasioni che si presentavano anche in modo del tutto inaspettato. In questi momenti è fondamentale saper ascoltare il proprio istinto e quello degli artisti, e affidarsi anche alle connessioni e agli incontri costruiti negli anni.

 Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart?
Per noi, partecipare a Miart significa dialogare con un pubblico ampio e internazionale, non solo italiano. L’Italia rimane un territorio sorprendente, con collezionisti appassionati e di grande esperienza, ma in una città come Milano, partecipe delle tendenze internazionali, si ha la possibilità di confrontarsi con un contesto estremamente dinamico e variegato.

 ⁠Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a Miart?
Quest’anno a Miart partecipiamo con due stand distinti, proprio per cogliere le possibilità che Milano offre. Il primo stand è interamente dedicato ad Alicja Kwade, la cui pratica artistica è straordinariamente rilevante in questo momento storico: il suo lavoro esplora la percezione del tempo, della materia e dello spazio, invitando a riflettere su ciò che consideriamo stabile o immutabile nella realtà quotidiana. Il secondo stand offre una selezione di opere che racconta l’ultimo anno di mostre e progetti. Qui riserviamo spazio anche a giovani artisti come Marta Spagnoli, di recente protagonista alla Quadriennale, e Ornaghi & Prestinari, che hanno inaugurato nel 2025 la loro installazione pubblica Costume per Bush Terminal a Brooklyn.

 Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
È proprio questa ibridità di Milano a rendere la città unica: qui il pubblico non è composto solo da appassionati d’arte, ma è caratterizzato da influenze ed esperienze diverse e le contaminazioni provengono da vari settori. Questo significa che chi visita miart è spesso curioso, sensibile a molteplici stimoli e aperto a nuovi linguaggi. La ricchezza sta proprio in questa commistione: l’arte dialoga con altre forme creative e il collezionismo riflette questa apertura.

Jenny Dogliani, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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