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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliDa oltre trent’anni, MASSIMODECARLO svolge un ruolo centrale nel panorama dell’arte contemporanea, promuovendo un dialogo dinamico tra artisti e istituzioni, sia a livello nazionale che internazionale, e sviluppando relazioni con gallerie, critici, curatori e collezionisti.
Fondata nel 1987 e si è rapidamente affermata sulla scena artistica internazionale grazie a scelte audaci e controcorrente. Fin dagli inizi ha puntato su artisti allora meno conosciuti, come John Armleder, Olivier Mosset e Felix Gonzalez-Torres. Negli anni successivi, il programma espositivo si è ampliato includendo figure di primo piano quali Alighiero Boetti, Cady Noland, Rudolf Stingel, Steven Parrino, Maurizio Cattelan e Carsten Höller, tra gli altri.
Il tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
Sì, ma molti anni fa. Oggi gli artisti cercano struttura, il mercato la richiede. Quasi quarant'anni di galleria sono quella struttura.
Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart?
Le fiere sono uno strumento - utile, necessario, ma pur sempre uno strumento. L'obiettivo è sempre solo uno: mettere le opere davanti alle persone giuste. Tutto il resto, il networking, la visibilità, la presenza istituzionale, sono conseguenze, non ragioni. miart è a Milano, e Milano è dove tutto per noi è cominciato. Certe radici continuano a essere utili.
Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a miart?
Il nostro focus è sull’artista americana Nicole Wittenberg, con una selezione di pastelli su carta. I pastelli di Nicole sono studi di prima impressione - lei stessa dice che se impiegano più di venti minuti ha già perso qualcosa. C'è una radicalità in questo: catturare il momento prima che la mente intervenga a correggere.
Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
Milano è una città abituata al buon gusto, allo stile - ma la sostanza richiede un po' più di lavoro. Detto questo, miart negli anni ha fatto la sua parte, e il collezionismo locale è cresciuto di conseguenza. Non rapidamente, ma in modo solido.
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