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Leonardo Meoni e Diana Toccafondi, davanti al dipinto (visibile solo in parte) di Lorenzo di Bicci

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Leonardo Meoni e Diana Toccafondi, davanti al dipinto (visibile solo in parte) di Lorenzo di Bicci

Ma chi è l’alto prelato omaggiato dai coniugi Datini (i «Rockefeller» della Prato del Trecento)?

È stato annunciato il restauro del dipinto «Santo Vescovo in trono con donatori», un’opera di Lorenzo di Bicci con una misteriosa iconografia e una storia singolare, ora di proprietà dell’Archivio di Stato della città toscana

Roberto Mercuzio

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All’Archivio di Stato di Prato era giunto, l’anno scorso, un singolare dipinto di Lorenzo di Bicci dal titolo «Santo Vescovo in trono con donatori». L’immagine ritrae la coppia più potente del Medioevo pratese: Francesco Datini, identificabile per il ricco ed elegante abito rosso con mantello e copricapo dello stesso colore, e la moglie Margherita, che indossava il vestito sobrio e austero della terziaria domenicana.

La vicenda storica dell’opera è abbastanza singolare. Il dipinto è rimasto inedito per secoli ed è apparso per la prima volta in pubblico nel 2008, su un catalogo della casa d’aste San Marco di Venezia. Finito in una collezione privata del Veneto, nel 2013 la direzione regionale dell’allora Mibact ne dichiarò il «rilevante interesse culturale», sottoponendolo quindi a vincolo.

La famiglia titolare, successivamente, ha preferito procedere con un accordo a sconto del pagamento delle tasse di successione: l’opera è stata così consegnata al Ministero dei Beni culturali che, vista la presenza di Francesco e Margherita Datini nel ruolo di committenti, ha deciso di destinarla all’Archivio di Stato di Prato, che ha la propria sede nel palazzo che fu la loro casa e che conserva il loro prezioso archivio.

Ora è stato deciso di procedere a un restauro del dipinto, con un finanziamento dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, che per l’intervento ha messo a disposizione circa 20mila euro. «Grazie alla Fondazione un’altra opera significativa per la storia della nostra comunità sarà restaurata e messa a disposizione di studiosi e pubblico proprio nel luogo dove viene conservata la memoria viva della città attraverso il suo prezioso patrimonio documentario», ha dichiarato Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.

Il restauro è stato condiviso con il direttore dell’Archivio di Stato, Leonardo Meoni, ed è stato autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e verrà seguito dalle funzionarie Silvia Benassai (storica dell’arte) e Francesca Leolini (restauratrice e conservatrice). La Fondazione ha, per parte sua, affidato la direzione del restauro a Lia Brunori.

Il lavoro che attende i restauratori (la pratese Rossella Tesi e il pistoiese Federico Tempesta, che si prenderà cura degli apparati lignei) è articolato. Lo stato di conservazione è compromesso da un precedente intervento di restauro (estremamente invasivo), realizzato nei primi anni Duemila, che ha interessato prevalentemente la parte destra del dipinto, andata praticamente perduta. Nelle notevoli lacune sono state eseguite ampie ridipinture nettamente visibili all’osservazione diretta.

A sentire lo storico dell’arte Angelo Tartuferi, specialista del periodo e studioso dell’autore, si tratta di uno dei più importanti e prestigiosi lavori di Lorenzo di Bicci «per l’accento neogiottesco dell’insieme», databile verso la fine del Trecento, negli anni della prima maturità del pittore. Ma chi è il Santo Vescovo del dipinto? Gli storici dell’arte, in mancanza di particolari eloquenti, hanno formulato diverse ipotesi senza individuare quella definitiva. Si è supposto un san Donato, un san Zanobi e anche un san Niccolò. Dal restauro forse emergeranno altri elementi che consentiranno di sciogliere il mistero.

La centralità della figura seduta sul trono, la monumentalità dell’impianto compositivo, la presenza dei due donatori, le stesse grandi dimensioni della tavola (232x217 cm) suggeriscono la collocazione dell’opera su un altare dedicato al Santo e, forse, l’appartenenza a un polittico di cui la tavola potrebbe essere la parte centrale.

Leonardo Meoni e Diana Toccafondi, davanti al dipinto (qui visibile per intero) di Lorenzo di Bicci

Roberto Mercuzio, 13 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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