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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliUn nodo sempre più stretto lega Mentone e la fondazione intitolata al defunto uomo d’affari Séverin Wunderman (1938-2008), che nel 2005 aveva donato alla città francese, poco distante dal confine con l’Italia, la propria raccolta di opere di Jean Cocteau (Francia, 1889-1963). Al centro della contesa i 1.800 tra disegni e dipinti, le cui condizioni di esposizione stabilite all’epoca non sarebbero più rispettate.
Il Musée Jean Cocteau-Collection Séverin Wunderman, progettato dall’architetto Rudy Ricciotti e inaugurato nel 2011, è infatti chiuso dal 2018 a causa di una devastante inondazione. Sebbene la maggior parte della collezione sia stata salvata grazie a un restauro scrupoloso, l’edificio è rimasto inagibile. Oggi le opere sono esposte in sedi provvisorie o in prestito, non rispettando quindi i criteri previsti dal lascito: una presentazione permanente all’interno di uno spazio dedicato esclusivamente all’artista.
La Fondazione ha diffidato ufficialmente il Comune l’11 luglio, avanzando la richiesta di restituzione delle opere. Il sindaco Yves Juhel ha replicato sottolineando gli sforzi compiuti per mantenere la parola data, nonostante le difficoltà strutturali ed economiche: la raccolta è stata distribuita tra il vicino Musée Jean Cocteau-le Bastion e il Palais de l’Europe, mentre alcuni lavori sono anche circolati all’estero.
La riapertura dell’edificio di Ricciotti è prevista, nelle migliori delle ipotesi, tra almeno cinque anni, tenendo conto dei tempi del contenzioso in corso e dei lavori necessari (circa 9 milioni di euro) per permettere alle collezioni e al pubblico di tornare negli spazi originari. «Dobbiamo rispettare il valore di questa collezione Wunderman e quindi esporla nuovamente in questo museo», ha dichiarato il direttore dei musei di Mentone, Guillaume Theulière, a «Le Figaro».
Come alternativa temporanea, l’amministrazione ha proposto il trasferimento al museo Carnolès, anch’esso però in attesa di una ristrutturazione che richiederà tre anni.
Di Mentone il poeta, drammaturgo e pittore si invaghì nel 1955 e pertanto decise di lasciare il proprio segno nella Sala dei Matrimoni dell’Hôtel de Ville (sulle cui pareti ha realizzato una personale interpretazione di Orfeo e Euridice, su invito dell’allora sindaco Francis Palermo) e nel bastione seicentesco con affaccio sul mare, che trasformò in un museo per le sue opere inaugurato tre anni dopo la sua morte. Sullo sfondo resta una domanda fondamentale: la città è ancora in grado di custodire il lascito di Cocteau?
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