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Redazione
Leggi i suoi articoliNel cuore antico di Milano, all’ombra delle architetture cinquecentesche e delle tensioni contemporanee, nasce un nuovo spazio per l’arte: la Galleria Deloitte. Ospitata nell’ex chiesa di San Paolo Converso, un gioiello barocco di metà ’500 affacciato su piazza Sant’Eufemia, la galleria inaugura il 29 maggio con «Liturgica», una potente installazione visuale dell’artista Giuseppe Lo Schiavo, in cui spiritualità e intelligenza artificiale generativa si intrecciano in un flusso visionario. Opening in grande stile, alla presenza di Raffaele Fitto, Vicepresidente della Commissione europea, Giuseppe Sala, Sindaco di Milano, Licia Ronzulli, Vicepresidente del Senato della Repubblica e Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean.«Questo edificio diventa un nuovo spazio in cui fare innovazione e cultura a Milano», ha dichiarato Sala, sottolineando il ruolo della tecnologia come alleata di una visione culturale e sostenibile della città. Il progetto segna il completamento del Campus Deloitte, un intervento di riqualificazione urbanistica e architettonica che ha trasformato il complesso progettato da Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Piero Portaluppi negli anni Cinquanta in un hub di innovazione, lavoro e cultura. Un’operazione che coinvolge oltre 48mila metri quadri, di cui più di mille dedicati al verde, e che si presenta come un esempio di sostenibilità certificata, con riconoscimenti LEED e WELL Platinum. Ma il cuore simbolico del nuovo campus è proprio la Galleria Deloitte. L’ex luogo di culto, restaurato già negli anni ’30 dall’architetto Paolo Mezzanotte, conserva oggi la sua sontuosa decorazione originaria, divenendo contenitore di esperienze artistiche all’avanguardia. E Lo Schiavo, classe 1986 e recente vincitore del Premio Cairo, è stato chiamato a battezzarne l’esordio con un’opera che è anche una riflessione sul nostro rapporto con la tecnologia.
Giuseppe Lo Schiavo, «Liturgica», 2025. Courtesy Galleria Deloitte
«Liturgica» si presenta come una proiezione immersiva, priva di inizio o fine, dove figure umane e animali si fondono in un flusso continuo, simile a un’allucinazione visiva. «Come l’acqua, l’intelligenza artificiale non possiede volontà: siamo noi a costruire le navi, a scegliere come attraversarla», ha spiegato l’artista. Un’affermazione che non è solo poetica, ma profondamente politica, nel momento in cui l’IA entra prepotentemente nel dibattito pubblico e culturale Parallelamente all’apertura della galleria, Deloitte ha inaugurato anche Solaria Space, un hub interamente dedicato alla GenAI, la branca generativa dell’intelligenza artificiale, pensato come spazio di incontro tra imprese, accademia e creativi. Un ulteriore tassello nella strategia globale di Deloitte, che entro il 2030 prevede investimenti per 3 miliardi di dollari sull’IA. Con la Galleria Deloitte, Milano guadagna così un nuovo spazio di frontiera: una cerniera tra passato e futuro, sacro e secolare, arte e algoritmi. Il progetto, come da migliori intenzioni, vuole aprirsi alla città, al dialogo, all’ibridazione culturale. Se sarà davvero così, lo dirà il tempo. Intanto, la prima pietra, o meglio, la prima visione, è stata posta.
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