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Redazione
Leggi i suoi articoliRay Giubilo si inserisce in una lunga tradizione di fotografi capaci di trasformare lo sport in linguaggio universale. Il suo sguardo, tuttavia, si distingue per una particolare attenzione al dettaglio rivelatore: un riflesso, una tensione del volto, una geometria inattesa. Emblematica, in tal senso, è la sua celebre fotografia di Jasmine Paolini agli US Open 2025, in cui il volto dell’atleta appare incorniciato dalle corde della racchetta, quasi a suggerire una fusione tra identità e strumento, tra persona e gesto atletico. Quest’immagine, intitolata «It’s not Halloween» è diventata popolarissima e, come si dice oggi, «virale». Proprio grazie allo scatto della tennista, già incoronato foto dell’anno dall’ITF, Giubilo si è aggiudicato un prestigioso premio dell’International Sports Press Association (AIPS) nella categoria Worlds Sport Action. Il riconoscimento è stato assegnato durante la cerimonia che si è svolta al Museo Olimpico di Losanna il 10 aprile.
Per approfondire e, perchè no, lasciarsi sorprendere dalla ricerca del noto fotografo australiano, è allestita fino al 25 settembre la mostra «Flying Racquets – Oltre la rete» nella Piazza Coperta dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, in collaborazione con Gallerie d’Italia. Come spesso accade nei progetti più riusciti, il pretesto sportivo si rivela una porta d’accesso a qualcosa di più ampio: una riflessione sul tempo, sulla tensione e sulla resilienza umana. Non è un caso che questa mostra abbia trovato casa proprio in un luogo simbolo della lotta quotidiana contro la malattia, dove il concetto di «oltre la rete» assume un significato che travalica il campo da gioco.
Ray Giubilo, «It’s not Halloween»
Curata e presentata da Federico Ferri, direttore di Sky Sport, il percorso raccoglie 35 scatti selezionati da oltre quarant’anni di carriera di Giubilo, autore che ha contribuito a definire l’estetica contemporanea della fotografia tennistica. Qua il tennis emerge come teatro di una drammaturgia fatta di luce e muscolo, di attese e deflagrazioni improvvise. Le racchette, talvolta, sembrano davvero volare, non soltanto nei gesti tecnici esasperati, ma come metafora di un’energia emotiva che supera il controllo razionale. Sono immagini che catturano il momento in cui l’atleta si spinge al limite e, nel farlo, rivela qualcosa di profondamente umano.
La mostra di Candiolo, che nasce da una selezione di immagini del volume omonimo pubblicato nel 2025 dalla casa editrice Allemandi e che raccoglie 130 fotografie dei più importanti tornei mondiali (con tennisti del calibro di Federer, Nadal, Djokovic, Serena Williams, fino alla nuova generazione rappresentata da Jannik Sinner) si inserisce nel contesto della campagna 5x1000 della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, proprio nell’anno del suo quarantesimo anniversario. Un traguardo che invita a guardare indietro – alla storia di una comunità scientifica e umana – ma soprattutto avanti, verso nuove possibilità di cura.
Il parallelismo tra sport e ricerca non è retorico ma strutturale: come in una finale di Grande Slam, ricordava infatti la Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Allegra Agnelli, anche nella ricerca ogni risultato è frutto di lavoro collettivo, disciplina, resistenza alla fatica e all’incertezza. In questo senso, la scelta di portare la fotografia sportiva dentro un istituto oncologico appare un gesto culturale e simbolico. Offrire infatti ai pazienti e ai loro familiari uno spazio di bellezza e riflessione significa riconoscere che la cura non è soltanto clinica ma anche umana, emotiva, relazionale. La mostra diventa così un luogo di incontro tra linguaggi diversi, arte, scienza, sport, uniti da un medesimo orizzonte: quello della possibilità.
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