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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliCosa succede in città? Osservando la mappa di una Milano dell’arte tirata a lucido si trovano tanti nomi nuovi, soprattutto gallerie: dal 2025 oltre una decina le realtà arrivate e cresciute nel tessuto urbano, fertilizzato dagli sgravi fiscali di cui le realtà estere godono dal 2019 e, dall’autunno scorso, dall’IVA agevolata al 5% per le opere d’arte, la più bassa in Europa. Partiamo da Upsilon Gallery, che ha scelto il Quadrilatero per la sua prima sede nell’Europa continentale. Nata a New York nel 2016, porta a Milano un modello già consolidato tra Upper East Side e Mayfair: una piattaforma globale, hub per collezionisti internazionali, come suggerisce la mostra d’inizio anno dedicata alla sudcoreana K Blick. Da qualche mese Limbo Contemporary opera invece in zona Porta Venezia, con la fondatrice Anni Wu cha ha ben chiaro il taglio iper-contemporaneo e sperimentale da dare al proprio spazio, un approccio curatoriale che privilegia processi e visioni radicali più che oggetti finiti. Diversa ma complementare la traiettoria di UNA Galleria, che da Piacenza approda a Milano senza perdere la sua natura indipendente. Da un lato la ricerca in provincia, dall’altro il confronto con un pubblico più ampio e internazionale. Sul fronte delle collaborazioni, l’apertura di Consonni Radziszewski introduce un modello transnazionale inedito, con Milano terzo vertice di una rete che unisce Lisbona e Varsavia. Più che una semplice galleria, un dispositivo condiviso che mette in comune risorse, artisti e visioni. Ancora più ibrido è il progetto di French Place, una vera e propria «proto-istituzione». Nato dall’esperienza londinese, lo spazio milanese combina galleria, residenza, art trust e programma pubblico. La sua identità è dichiaratamente comunitaria, un luogo di produzione e condivisione. A questa dimensione esperienziale guarda anche Notte, che recupera l’atmosfera della Milano degli anni Sessanta per tradurla in un linguaggio contemporaneo. La galleria costruisce narrazioni e ambienti, mescolando arte, cinema, musica ed editoria. L’approccio è volutamente discreto e quasi anti-commerciale, con una forte attenzione alla relazione con il collezionista e alla qualità delle opere. Nel panorama emergente si inserisce Atterrage Gallery, che fa dell’accessibilità il proprio manifesto. Pensata come «porto sicuro» per artisti emergenti, la galleria lavora per ridurre le barriere economiche e simboliche del sistema dell’arte. Infine, modelli basati sulla collaborazione tra realtà consolidate, come lo spazio condiviso tra Frittelli Arte Contemporanea e Galleria Michela Rizzo, o le espansioni di player storici come Mazzoleni e Thaddaeus Ropac. Gallerie arrivate per restare, e crescere insieme. Da Thaddaeus Ropac, gallerista austriaco che ha scelto Milano per aprire la sua settima sede, nel prestigioso Palazzo Belgioioso, con 280 metri quadrati di spazi espositivi più piazza omonima, fino al 23 luglio è di scena la mostra «Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs», con Marcel Duchamp e Sturtevant: opere da «Bottle Rack» (1914/64) alle ripetizioni della «Fountain» (1917), fino ai lavori di carattere erotico, evidenziano una continuità di metodo e di stile.
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