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Una veduta dell’ingresso del British Museum di Londra

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 3.0, Ham

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Una veduta dell’ingresso del British Museum di Londra

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 3.0, Ham

Nel Regno Unito non tutti sono d’accordo con l’introduzione di un biglietto d’ingresso nei musei

«Un sistema a due livelli minerebbe fondamentalmente il nostro impegno per l’accesso universale e rischierebbe di proiettare l’immagine del Paese come una nazione priva di fiducia in sé stessa e di generosità d’animo», sostengono le Royal Armouries di Leeds

In un’inchiesta sull’Arts Council England pubblicata a dicembre, la baronessa laburista Margaret Hodge suggeriva l’introduzione di un biglietto di ingresso per i turisti stranieri nei musei inglesi per far fronte alle «difficoltà finanziare che si trova ad affrontare il settore culturale».

Il 14 aprile, in un discorso al Parlamento, di fronte alla Commissione parlamentare per le comunicazioni e il digitale, la stessa ha spiegato che per fare ciò è prima necessario implementare i controlli digitali dell’identità, soprattutto per evitare discriminazioni. «Pensateci: un ragazzo di colore si avvicina e la persona alla reception gli chiede: “Sei straniero?”. Ci potrebbero essere delle implicazioni che andrebbero completamente contro lo spirito di tutto ciò che vogliamo raggiungere come comunità in termini di coesione... Quindi non dovremmo farlo finché non avremo carte d’identità universali». Nel Regno Unito attualmente non esiste infatti un sistema universale di questo tipo e nemmeno l’obbligo di portare con sé i documenti.

Senza questo tipo di controllo, secondo Hodge non varrebbe la pena introdurre il pagamento di un ingresso museale, perché «considerando la seccatura e l’ingiustizia che ne deriverebbero» il guadagno sarebbe solamente di «meno di 10 milioni di sterline».

In molti si oppongono in modo categorico alla proposta, come le Royal Armouries di Leeds: «Un sistema di ingresso a due livelli minerebbe fondamentalmente il nostro impegno per l’accesso universale e rischierebbe di proiettare l’immagine del Regno Unito come una nazione priva di fiducia in sé stessa e di generosità d’animo».

Al contrario, l’ex direttore del Victoria & Albert Museum di Londra, Mark Johns, già nel 2024 affermava in un’intervista a «The Times» che «sarebbe sensato far pagare l’ingresso ai musei ai visitatori stranieri, così come loro ci fanno pagare quando visitiamo i loro».

Ma il «think tank» Cultural Policy Unit non ritiene opportuno far pagare dei turisti nigeriani, ad esempio, che vogliono ammirare i Bronzi del Benin al British Museum, oppure a degli egiziani per vedere la Stele di Rosetta, o ancora a dei greci per guardare i marmi del Partenone (la cui custodia già di per sé è al centro di varie discussioni)…

Cecilia Paccagnella, 26 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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