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Arianna Antoniutti
Leggi i suoi articoliLa Vergine è seduta in cielo fra le nubi, ai suoi piedi san Pietro con cinque santi, ciascuno ritratto in pio atteggiamento di devozione. Sono Gaetano da Thiene, Francesco Borgia, Filippo Benizzi, Rosa da Lima e Luigi Bertrand, canonizzati da Clemente X Altieri nell’aprile del 1671 nella Basilica di San Pietro.
La scena venne dipinta per il pontefice da Carlo Maratti che, come racconta la biografia del pittore scritta da Bellori, ricevette la committenza subito dopo la canonizzazione dei santi. L’olio su tela fu collocato già nel 1672 in Santa Maria sopra Minerva, nella seconda cappella a destra del presbiterio appartenente alla famiglia Altieri dal 1426 e intitolata a tutti i Santi. Nel 1674, come leggiamo nelle cronache di un padre domenicano, la pala subì un grave atto vandalico e lo stesso Maratti fu chiamato a restaurare la propria opera. Ora, un recente intervento conservativo ha restituito all’intera Cappella un rinnovato splendore. Il restauro, non solo della pala del Maratti, ma anche dell’intero corredo d’altare, è stato condotto da Soprintendenza Speciale di Roma, Ministero della Cultura e da Mecenati Roman Heritage Onlus, finanziato dal Fondo degli Edifici di Culto-Ministero dell’Interno e da Mecenati Roman Heritage Onlus.
Il dipinto si presentava in cattivo stato conservativo, con la superficie pittorica alterata da vecchie vernici e fissativi che ne offuscavano la ricchezza cromatica. Oltre alle ossidazioni e alle opalescenze, l’opera mostrava anche anomali avvallamenti in vari punti della tela, probabilmente riconducibili all’atto vandalico del 1674. Anche il corredo d’altare, composto da sei candelieri, un crocifisso in bronzo dorato, una lucerna e dalla mensola in bronzo dorato contenente il tabernacolo, è stato oggetto di un accurato intervento conservativo, preceduto da indagini che ne hanno valutato lo stato e le cause del degrado.
«Il restauro, condotto da restauratori specializzati sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Speciale, spiega il presidente dell’Associazione Mecenati Roman Heritage Onlus Ugo Pierucci, è frutto di una virtuosa collaborazione fra pubblico e privato. Senza la fattiva partecipazione delle istituzioni non riusciremmo a concretizzare i nostri interventi. È con questo spirito che abbiamo fondato, nel 2013, l’associazione, nata come Mecenati Galleria Borghese, con lo scopo di promuovere, tutelare e valorizzare i beni di interesse artistico e storico della Galleria. Dal 2017 abbiamo allargato gli obiettivi, estendendo il sostegno anche a musei, monumenti, antichità e giardini storici, prevalentemente della città di Roma. Nel luglio 2023, l’associazione ha assunto la definitiva denominazione di Mecenati Roman Heritage Onlus. Tra i musei con i quali attualmente collaboriamo c’è la Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea, dove abbiamo recentemente restaurato il complesso scultoreo “I Saturnali” (1888-99) di Ernesto Biondi. La nostra azione non è mirata a una sola tipologia di intervento perché, lavorando per la città, desideriamo poter abbracciare vari aspetti della cultura. Sono i nostri stessi soci a chiedere questo tipo di impegno, rivolto a vari momenti della storia dell’arte. Nelle Terme di Diocleziano, ad esempio, non solo abbiamo restaurato, nel 2023, le sette antiche teste zoomorfe del Chiostro di Michelangelo, ma abbiamo anche indetto un concorso per la realizzazione di una testa contemporanea da collocare su un ottavo basamento, privo di decorazione. La vincitrice Elisabetta Benassi ha creato in bronzo l’opera “Camelopardalis”, collocata dal 2024 nel Chiostro. Sempre lo scorso anno un altro importante intervento ha visto il restauro dei due altari berniniani nella Basilica di Santa Maria del Popolo. Ci occupiamo non solo di restauri, ma anche di donazioni, come nel caso del ritratto dell’ultima discendente della famiglia Altemps, Maria Altemps Hardouin, duchessa di Gallese, da noi acquistato presso una galleria d’arte romana e donato al museo di Palazzo Altemps. Ora daremo inizio a una collaborazione con i Musei Capitolini, restaurando tre dipinti della Pinacoteca: un Domenichino, un Guercino e un Saraceni. Mentre, nella Galleria Borghese, restaureremo i soffitti di una delle sale, ancora in corso di individuazione, del museo. Siamo molto soddisfatti di quanto fatto, con grande passione, in questi dodici anni, soprattutto siamo felici del supporto e dell’accoglimento da parte delle istituzioni, è una sinergia che ha portato grandi risultati. La risposta è molto positiva anche dal punto di vista dei fruitori, che rimangono affascinati, come nel caso di Santa Maria del Popolo o di Santa Maria sopra Minerva, all’idea che una chiesa possa rivivere».
Una veduta della Cappella Altieri in Santa Maria sopra Minerva a Roma
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